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Musica Ieri, Musica Oggi

di Hagi (20/04/2008 - 14:22)

Domenica, ore 14:22. Tra un paio d'ore avrò le prove con Aquatarkus, nel mio studio in Prati delle Vittorie. Lo sto scrivendo sul mio blog, attraverso il mio Macbook Pro, dalla mia stanza di Portuense. "Che c'è di strano", vi chiederete voi. "Niente", vi risponderò io, ma nella mia mente, prima ancora che sul mio viso, si disegnerà un sorriso strano. Il sorriso di chi mente sapendo di doverlo fare, causa l'inspiegabilità del complesso di emozioni provate. Traduzione: -"Che ve devo dì, e anche se ve lo dico, che ve lo dico a fa'?" 1992. Sul mio 386, oggetto di culto, uno dei 4 PC nella mia SCUOLA (non classe), vergo le mie impressioni dalla mia stanzetta di P.zza Mazzini. Penso a Giorgio e Luca, che tra un po' suoneranno al Citofono. io scenderò, e insieme proveremo i pezzi di ELP. Siamo la prima Cover Band a Roma del gruppo progressive. C'è un sacco di lavoro da fare. Tutta Tarkus è pronta, Jeremy Bender e The Sheriff sono nate pronte, Endless Enigma è facile, la suite di Brain Salad Surgery (Karn Evil 9) è il lavoro titanico che ci accingiamo a montare. Uso Word 2.0, recente alternativa a Windows Write, che gira sul mio Windows 3.1. Con il modem passo il tempo su una BBS con un numero di telefono di Prati, ma non mi ricordo come si chiama. Mi autentico, e incontro almeno 10 entità come me, che scaricano programmi shareware (a 14.400 Bps) e chattano parlando del nulla. Le femmine non esistono, se ci sono fanno finta di essere maschi. L’interesse è puramente tecnico, i nostri discorsi vertono sul funzionamento dei programmi di monitoraggio del sistema. Internet non esiste, ma io penso che un giorno sarà possibile essere sempre collegati. Spero di essere vivo per quel momento, ma mi consolo sapendo che forse i miei figli vedranno quel mondo che io sogno. Oggi Ricordo perfettamente tutto quel periodo. Ricordo le giornate intere passate in cantina a suonare; ricordo la stima di gente adulta, che veniva ai nostri concerti, e se li sorbiva tutti, dal primo all’ultimo minuto. Solo che allora non avevo idea della misura dell’impresa in cui ci cimentavamo. Ricordo che al Melvyn’s a Trastevere mi misi dei Fuseaux traslucidi neri, dei calzini da ginnastica al polpaccio, una camicia di seta bianca e un kimono nero, traslucido come i pantaloni, con un Drago ricamato sulla schiena. Mi sentivo un Dio. Feci un assolo con il doppio pedale, levandomi la maglietta e gettandola al pubblico (20 persone, a esagerare). Oggi non potreimai farlo: ho sempre l’animo da rockstar, ma ho la panza, i baffi e pochi capelli; pochi capirebbero, ancora di meno perdonerebbero. Però la musica cresce, come noi. E’ stato Giorgio a sondare la possibilità di rimetterci insieme. Con rigore, pazienza e maieutica registici ha chiamato me e Luca, e ci ha ritrascinato in un sogno, che si interruppe quindici anni fa. Mentre Sky mi racconta della partita della Lazio, quindi, io mi preparo per andare a suonare. Oggi c'è da preparare la Medley di Fanfare/America/Rondò. E la sigaretta che mi fumerò nella pausa, avrà lo stesso sapore di tanto tempo fa. Sono i polmoni ad essere invecchiati.

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