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Elezioni Indiane - 1

di Hagi (18/04/2009 - 17:03)

Si è nel mezzo delle elezioni indiane. Con un elettorato attivo di circa 714 milioni, l'operazione di rinnovo dei 543 membri della camera bassa (Lok Sabha), partita il 16 aprile, durerà fino al 16 maggio, giorno in cui verrano resi definitivi i risultati del voto. Per evitare di paralizzare il paese, si è scelto di dividere le operazioni nelle 543 circoscrizioni in cinque fasi.
L'India è la più popolosa democrazia del mondo, si dice sempre. Ecco - nelle proporzioni elefantiache - cosa accade alle democrazie.
I candidati ad uno dei 543 seggi disponibili (in realtà sono 545, ma due sono appannaggio di mezzosangue angloindiani, che vengono eletti direttamente dal Presidente dell'Unione) sono 5365. molti giovani (1994 tra i 25 e i 40 anni), nonostante la classe dirigente indiana sia stata tradizionalmente molto anziana; ne è riprova il fatto che tra i 177 candidati con più di settant'anni figurino l'attuale capo del Governo Manmohan Singh e il capo del BJP L.K. Advani (81 anni).
Anche questa tornata avrà il suo Gandhi-Nehru, o meglio, quasi due: Oltre Rahul Gandhi, figlio di Sonia e Rajiv, candidato in Uttar Pradesh e appoggiato anche dalla sorella Pryanka, nel collegio di Pilibhit avrebbe dovuto essere presente anche Varun Gandhi, nipote di Sonia, figlio di Sanjay Gandhi -  il figlio prediletto di Indira, già a capo del Congresso della Gioventù durante gli anni settanta e morto in un incidente aereo quando Varun aveva pochi mesi. Il carattere spiccio deve averlo ereditato dal padre, visto che Varun si è presentato con il BJP, la coalizione di destra avversa al Congresso che fu della nonna e del padre. "Avrebbe dovuto", poiché per essersi lasciato andare un po' troppo in un comizio (aveva detto che gli Hindu avrebbero decapitato i mussulmani) è stato arrestato. E' uscito di galera, ma ha perso la tornata elettorale. Il Congresso si è così risparmiato l'imbarazzo di avere un Nehru-Gandhi contro: fortuna o manovre politiche?
Anche al popolare attore Sanjay Dutt è stato impedito di partecipare alle elezioni (è stato condannato a sei anni per essere stato uno dei basisti per gli attentati terroristici di Bombay nel 1992), però ha guadagnato la presidenza del Samajwadi Party, il partito socialista. Quest'ultimo - come in tutte le democrazie - rappresenta il "lateral thinking", l'intelligenza collettiva volta al rinnovamento e all'abbattimento delle barriere borghesi. Vediamo come si espleta, questo progressismo naturale.

E' il Samajwadi Party ad avere la più alta concentrazione di personaggi presi dal mondo dello sport e dello spettacolo: oltre al neo presidente, figurano tra le sue fila come candidati l'ex miss India e campionessa di Nuoto, nonchè ex attrice Nafisa Ali, gli attori Manoj Tiwari e Jayaprada. Il Congresso, di contro,  si è assicurato l'appoggio dell'ex capitano della nazionale di Cricket Mohammad Azharuddin, mentre il suo compagno di squadra Navjot Singh andrà dalla parte opposta, al BJP. Sempre il partito Socialista è promotore di un'iniziativa che vuole limitare l'utilizzo dei PC nella Pubblica Amministrazione e abolire l'insegnamento dell'inglese dalle scuole. Ché è un punto di vista socialista, credo.
E poi ci sono le macchinette: un milione di macchinette elettroniche per il voto agli analfabeti: in una burocrazia corrotta e incasinata come quella indiana, a me fa rabbrividire, nonostante la bontà e utilità dell'iniziativa, vista la realtà bruciante di analfabetismo, soprattutto nelle popolosissime campagne. Mi viene in mente il 2004 staunitense, ovviamente. Ma le proporzioni qui sono altre, e il pericolo è ancora più grande, vista la situazione internazionale nell'Asia Centrale, in cui l'India ha un ruolo fondamentale. Questa è la democrazia: Hobsbawm scriveva che nella dialettica della Guerra Fredda vennerò al pettine tutti i nodi delle democrazie: l'esacerbare delle posizioni fu appannaggio soprattutto degli Stati Uniti, poiché l'U.R.S.S, non essendo sostenuto da libere elezioni non aveva necessità di manipolare l'opinione pubblica. E - paradossalmente - è nelle democrazie che si utilizza la menzogna come grimaldello: nei totalitarismi, semplicemente, non serve.
Ecco perché la Democrazia in India merita di essere monitorata: perché con i numeri indiani, l'analisi dello stress sistemico di un modello che fa acqua da tutte le parti qui in occidente può essere molto utile. In più è divertente verificare quel filo rosso che lega l'India all'Italia sin dall'Ottocento evolversi in un modello televisivo, che vuole la popolarità di un giocatore di cricket o di una conduttrice televisiva più importanti di una preparazione politica come Cristo (o Krishna) comanda.
Grazie al blog di Nello Del Gatto e all'associazione Italindia, accademicamente attenta ai fatti del Subcontinente.

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