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Crisi di Governo

di Hagi (22/02/2007 - 15:11)

Cari amici, in questa splendida giornata di precoce primavera, me la pedalavo velenosamente nello scantinato della palestra, con il ritmo scandito un po' da Sting, un po' dal mio respiro, un po' dal ritmo cardiaco, e moltissimo dal rodimento di culo che non mi voleva lasciare. Ieri è andato sotto il governo Prodi. 9 mesi, è durata l'illusione di una sinistra coesa, ancora meno di qualsiasi fosca previsione. Una gestazione umana. Per la seconda volta dopo Vicenza, la risicatisima maggioranza in Senato è mancata su una mozione di politica estera. Questa volta si è trattato del rifinanziamento della missione in Afghanistan. D'Alema lo aveva detto (e quando mai!): se la maggioranza non c'è, ce ne torniamo a casa. E lui l'ha fatto. Abbiamo perso lo statista più in gamba di questa coalizione- Frankenstein, nonostante il suo progetto di dicastero (deatlanticizzazione, rilancio dell'UE e delle Nazioni Unite) fosse il più orientato a sinistra della storia repubblicana. Per tutta la sera di ieri, e in buona parte dei giornali di oggi, si è tirato a fuoco incrociato su Rossi e Turigliatto, i due senatori che - in preda a una crisi di coscienza comprensibile ma fuori luogo in un momento del genere - hanno deciso di astenersi dal voto. Oggi si ragiona: Può una maggioranza che si basa sui senatori a vita essere considerata tale? Ed è stata un'impressione, oppure Capezzone, ieri da Mentana, ha riaperto la questione sui 4 senatori cui avrebbe diritto ma che non ha, per una mala scrittura della legge a proposito dello sbarramento del 3%? Oggi, probabilmente, le consultazioni porteranno ad un Prodi bis, cui sarà impossibile governare - rimanendo così lo Status Quo. La maggioranza è caduta su tutti quei punti che avrebbero segnato una discontinuità con la linea del precedente governo: Questione Etica, impegno militare. E' ovvio che con Casarini e Mastella non si va da nessuna parte, ma è altrettanto ovvio che è necessario sfuggire ad un'ottica di alternativa tra i due. Chi ha votato per l'uno detesta l'altro: è fatale. Ma non si può calpestare la volontà di un elettorato che ha deciso di consegnare la guida del paese non già a questo o quello, ma ad una precisa guida, animata da spirito perquativo, che colmasse quegli abissi di diseguaglianza creati da Berlusconi. Poi, in un'alleanza di sinistra - dove confronto aperto e libertà di pensiero sono qualcosa di più che semplicemente Statuali - è naturale che non accada ciò che abbiamo visto a destra, dove Nazionalisti e Secessionisti sono riusciti a convivere per quasi cinque anni, con i rancori sepolti sotto la cenere da un autoritarismo del tutto imprenditoriale e mai realmente politico. Ora si aprono diversi scenari: da un Prodi rafforzato dalla paura popolare, che impone la lista di ministri e risale in sella con una composizione migliore, ad un governo Marini di transizione, che porterebbe ad una guida Tecnica per la compilazione delle riforme Elettorale e Pensionistica; Oppure (improbabile) delle belle elezioni anticipate, che precipiterebbero il paese nel marasma politico, facendogli perdere pure l'attacco alla ripresa economica. Staremo a vedere. Intanto palla lunga e pedalare.

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