Quando uno fa CRAK!
Cos’è CRAK?
Questa è la domanda che mi opprime, mentre stilo ipotetiche interviste on-line, preparo comunicati stampa per la festa, spulcio indirizzi di posta elettronica - selezionando quelli buoni, ideo volantini, invento slogans, ipotizzo set percussivi da usare in una esibizione live, trovo un Dark Side per personaggi Disney, e passo il mio tempo attaccato ad un cellulare (la cui carica è stata ottenuta autotassando gli altri sventurati componenti di questa avventura, bella come l’Inferno).
Poi mi chiedono:
-“Cos’è CRAK?”
-“Crak nasce da un’dea di sei amici” (...BlaBlaBla...)
-“....No, perché ci siamo resi conto che a Roma la gente c’è, le opportunità pure, ma manca una visione organica...” (...BlaBlaBla...)
-“...Allora, creare circuito può servire a far emergere ciò che è nascosto, e che potrebbe valorizzare ulteriormente la città...” (...BlaBlaBla...)
Intendiamoci, queste non sono le solite cazzate. O meglio, lo sono, ma noi (siamo in sei – praticamente otto) ci crediamo da morire.
Poi però esiste un principio di realtà. Ché uno sarebbe portato a pensare che non c’entri niente, con CRAK!, invece c’entra, eccome. Facciamo un punto, magari sommariamente:
Io ho 35 anni, ma a luglio ne farò Trentasei. Alla mia età, mio padre aveva già fatto mia sorella, e avrebbe fatto me dopo altri sei anni. Alle sue spalle, un viaggio esistenziale, culturale e spirituale prima ancora che lungo. Mio padre lasciò l’India, dannandosi per sempre – a dare retta all’ortodossia brahmanica di cui faceva parte – e andando incontro a tante incognite. In mano aveva una lettera di Tucci, che era pur sempre un punto fermo. Conobbe mia madre, si sposarono e misero su famiglia. All’inizio era dura, ma con le lezioni private, l’Università e l’Ismeo (oggi Isiao), mamma e papà tiravano su lo stretto necessario per poter pagare un affitto e fare studiare me e mia sorella. Poi mio padre è mancato, vent’anni fa, e ha lasciato a mia madre una cospicua pensione, con cui continuare l’opera di svezzamento dei suoi figli. Studi, vestiti, persino qualche svago.
E io?
Io in mano ho una quantità di pezzi di carta che altro che la lettera di Tucci, e non mi sono mai allontanato dall’Italia. Praticamente il contrario. Se ci si pensa, è sensato: i disagi della generazione precedente dovrebbero essere colmati mediante il lavoro, creandone di nuovi. E infatti è successo proprio così. La mia generazione è percepita un po’ da tutti come formata da cocchi di mamma, un po’sallucchioni; i bamboccioni di Padoa Schioppa. Dicono che l’età media si è allungata, quindi è accaduto anche all’adolescenza. Oggi si può essere considerati adolescenti fino a venticinque anni. E non mi pare proprio sano. Specialmente se di anni se ne hanno dieci di più: a ‘sto punto lo svezzamento dovrebbe essere finito. Invece non lo è.
Sulla carta faccio quello che faceva mio padre, anche se in ambiti diversi: sputo sangue per farmi spazio nel mondo della comunicazione, partorisco iniziative e mi aggrego ad altre, e intanto mi sostengo con lezioni private e qualche sporadica serata. Solo che mio padre ci tirava su una famiglia, io sono costretto a ricorrere ai prestiti di mia madre, perché le banche non me li fanno.
Ecco cosa posso permettermi a trentacinque anni: vivo in una stanza a Portuense, dividendo le spese con altri due coinquilini, e pago due volte l’affitto dell’attico a Balduina in cui sono cresciuto. Per una stanza spendo mensilmente l’equivalente di ottocentomila lire. Ho rinunciato alla macchina per la moto, ma per la benzina spendo ugualmente l’equivalente di quarantamila delle vecchie lire ogni dieci giorni circa. Ai miei bastavano per un mese, e avevano una Ford Capri 1700. 1050 centimetri cubi in più di Garuda, il mio Transalpone.
Quindi? Cos’ho fatto fino ad oggi?
In ossequio all’importanza della carta, inculcataci a forza dai nostri genitori, ho fatto tutto: un Liceo Classico, anzi due; una laurea, corsi di lingua (francese e inglese), corsi di Informatica (Cobol, C, DL-1), corsi di Musica (chitarra classica, percussioni, batteria), corsi di project management; un lavoro presso una società informatica, poi un’altra, e poi un’altra ancora. Però non posso fare il concorso alla Provincia, perché nella tonnellata di cartaccia che ho accumulato, manca la Patente Europea del Computer: 10 anni di lavoro da programmatore non sono equiparati ad un certificato di "Accensione PC e salvataggio documeto Word".
Ho progettato uno dei primi flussi di Helpdesk italiani, nel 1995, e me ne sono andato schifato dalle prospettive che apriva. A tutt’oggi mi chiedo se abbia fatto una cazzata. Dopo 13 anni non ho più il mondo in mano, e il tempo a mia disposizione su questa terra si assottiglia sempre di più, anche se faccio finta di niente. Poi anni di musica (ho suonato nei matrimoni, gettando ai rovi tutti i sogni che facevo da piccolo sul palco, per poi riprenderli suonando sui palchi buoni); lezioni di percussioni, recensioni di dischi... Già, poi ho scritto sui giornali. Stanco dell’informatica e dei pesi delle percussioni sulle spalle ogni notte alle tre del mattino. Qualcuno mi ha detto che lo sapevo fare, e io ci ho voluto credere perché mi piaceva l’idea. Due giornali cartacei, più saltuarie collaborazioni elemosinate da amici meglio introdotti di me. Qualche racconto breve e due romanzi non finiti. Forse è stata proprio questa la madre di tutte le cazzate. Il voler mettermi a scrivere.
Ora – a 36 anni – mi guardo indietro, e tutto questo mi sembra nulla. Apro giornali di annunci lavorativi quotidianamente, per recuperare (o almeno provarci) un po’ di stima in me stesso. Non anelando ciò che sogno, ma cercando fonti di reddito che mi permettano di guadagnare almeno i miei anni di vita. Non è bello sentirsi trattati come ragazzini, quando non lo si è più. Non è bello avere una relazione sentimentale sospesa – come se fossi un adolescente – perché non posso mantenere me stesso, figuriamoci un’altra persona, o ancora peggio due o tre.
C’è scritto che il posto per “quelli come me” è in quei Call Centers che io ho contribuito a tirare su, pentendomene amaramente. Sono diventato uno di quegli impiegati recalcitranti che ho manipolato durante la mia breve e fulgida carriera aziendale, sfruttato da altri per indurre chi non voleva ad essere sfruttato a sua volta. Un gioco volgare, a spirale, che ha distrutto un’intera generazione pacifica, forse anche per colpa mia. O forse esagero, chissà. Solo che io non ci sto.
D'accordo, il fabbro non lo so fare. Il macellaio non lo so fare. Il contabile non lo so fare. So suonare, ma ci sono ragazzini (incapaci, ma ai padroni questo non importa) che vanno a suonare nei locali per la metà di quello che prendo io. E la gente – dicono – è contenta lo stesso. So scrivere, ma pare che lo sappiano fare tutti, anche se poi quando sfoglio un quotidiano, o ascolto dei servizi dei TG, non mi sembrerebbe. Ci sono autori televisivi che hanno un cognome diverso dal mio che quando va bene non fanno un cazzo tutto il giorno, ma percepiscono reddito, e quando va male ci spappolano il cervello con tette, culi, veline e drag queens che cantano Nel Blu Dipinto di Blu di Modugno.
Quindi faccio CRAK!. Con tutto il mio essere.
CRAK! è la soglia del dolore, la zona d’ombra tra il subire e il contrattaccare.
Io sto qui, anche se nessuno pare vedermi; non sono ancora emigrato, e non ho intenzione di farlo. Faccio CRAK! perché avverto il bisogno di dire delle cose ma non ci riesco; le pensiamo in tanti, ma non le dice nessuno. Faccio CRAK! perché ho bisogno che qualcuno mi riconosca, anche se un certo tipo di società tende a negare la mia esistenza. La nostra esistenza.
CRAK! è il rumore della mia fiducia del mondo. CRAK! è il suono delle mie ossa.
CRAK! mi identifica come quello che sono. Per questo non mi da reddito. CRAK! è lo spazio che abbiamo dovuto creare per avere una voce.
Quando mi chiedono cosa faccio nella vita, io abbasso gli occhi, e dico:
-“Io faccio CRAK!”
Da una vita.
Il Blog di CRAK!
Cari amici e parenti che infiammate i dibattiti su queste righe, se vedrete che gli interventi a questo blog sono rarefatti, fate un salto QUI : sto curando anche i contenuti del Blog di Crakweb.it, e questo potrebbe distrarmi. Anche se lì ci scrive un Hagi 2.0, mentre qui sono sempre io, il vecchio Hagi 1.0.Beta. Venitemi a salutare anche lì. Così vdrete che anche da queste parti si annusano venti di novità. In attesa di emigrare.
Sogni e Delitti (Cassandra's Dream)
Visto l'ultimo film di Woody Allen. Sempre ambientato a Londra, ma pare che sia l'ultimo (il prossimo sarà girato a Barcellona. Era di domiinio pubblico, ma io sono un parvenu.). Un thriller, perché adesso chi glieli scrive è sedotto dal genere: molto peggio di Match Point. E purtroppo, come mi si faceva rilevare, Woody Allen DEVE essere visto, nonostante le perplessità che necessariamente accompagnano il suo operato da una decina d'anni a questa parte. Caratterizzazioni con l'accetta, con Mc Gregor troppo McGregor e Farrel troppo Farrel. Dialoghi che ho già dimenticato e spunto talmente banale da non sembrare vero. Si potrebbe salvare con una lettura di natura archetipica, ma questa (non alla portata di tutti) non farebbe altro che sottolineare ulteriormente i limiti di un soggetto troppo abusato, quello del rapporto vita-morte-denaro. Quindi, alla fine della fiera, nun se po' sarvà!
Esordio cinematografico per la bella e fatale Hayley Atwell (ma Scarlet Johanson non la vede nemmeno col binocolo), bella la colonna sonora (originale) di Philip Glass: nonostante essa, però, il film rimane
-Evitabile-
Tsunami e Lauree
Ho cominciato a scrivere la mia Tesi di Laurea.
Una catastrofe. Migliaia di morti nelle zone più povere del pianeta. Onde giganti che devastano Asia e Africa. Economie in ginocchio. Piogge torrenziali dall'altro capo del mondo. Centrali nucleari a rischio di disastro. Sarno trema sotto una pioggia battente, mentre la maledetta montagna incombe.
L'asse polare della terra si è spostato di qualche grado, e l'isola di Sumatra si è spostata di trenta metri.
Le onde sono state provocate da un terremoto che ha avuto epicentro in fondo all'Oceano Indiano, vicino alle Andamane.una successione di tre Tsunami alte una ventina di metri che si sono abbattute sulle coste a circa 500 km all'ora hanno creato il disastro. Gravissima la situazione in Asia, dove è prevista la necessità di aiuti internazionali per molti anni, ma anche l'Africa è stata in qualche modo colpita, seppure in maniera molto meno grave. Questo a fare intendere bene la portata della catastrofe.
Da noi piove, e ci sarà da vedere le conseguenze nel medio periodo. C'è una teoria scientifica che fa discendere le epidemie di Peste nel Medioevo dalle mutate condizioni climatiche del pianeta in seguito ad un eruzione nel Pacifico del X secolo. Il raffreddamento delle temperature avrebbe reso ideale l'ambiente riproduttivo del batterio responsabile della peste, con conseguenti epidemie. Oggi, d'altra parte, l'OMS ci avverte del rischio colera in Asia.
Questo 28 dicembre sarà da ricordare, per poter spiegare diverse cose che ci aspettano. E non saranno belle, c'è da scommetterci. Un po' come il 4 settembre a Beslan, in Ossezia. Ci sono date che non vanno dimenticate, 11 settembre a parte.
Bentornate (andatevene presto!)
E' il mio augurio alle due Simona...Mi spiego meglio: Non faccio parte del pubblico da reality show che ha seguito appassionatamente la vicenda del rapimento, se non per delle ipotesi di fantapolitica avanzate tra amici, queste ultime intrise di polemica, ma prive di intenti. La condotta che ho seguìto è stata all'insegna della meditazione: mi sono isolato dalla massa mediatica, non ho assecondato la fiumana di commenti e parole al vento, ma ho aspettato qualche segnale che avesse peso. E il segnale c'è stato: sono tornate, e se ne vogliono già tornare in Iraq. Questo vale più di tutta la dietrologia che si è fatta, cui sono ben fiero di non aver partecipato. Il mondo è pieno di problemi, ma l'occidente non trabocca di persone di buona volontà. Quelle poche, è bene che facciano quello che sentono. Tutte le altre, è bene che parlino di meno.
Dogville
Visto Dogville.
All'uscita del cinema ho pensato: "'Sto film m'ha rincoglionito!"
Nel tragitto in macchina tra il cinema e casa ho cominciato a snocciolarlo, e ho avvertito una sensazione di diradamento di nuvole nella mia testa.
Nella notte - per vari motivi insonne - lo ho odiato; dopo le decine di incubi tra ieri e oggi sono convinto che sia un capolavoro.
Siamo al parossismo
Fini in Israele. E fin qui, niente di così strano. Almeno in termini di Realpolitik. Cassuto, capo della comunità ebraica di orgine italiana, dichiara polemico che sparirà per tutta la durata del soggiorno del vice presidente del consiglio italiano. E anche qui, niente di strano. Almeno in termini di coerenza. Allora Minerbi, ex ambasciatore, disegna un percorso dal 95' in poi. Eccolo, in sintesi. Benvenuto a Fini, in un Israele che ha bisogno di amici in Europa. La sinistra, invece, lo tradisce con attacchi ANTISEMITI.
In buona sostanza, chi ha raccolto l'eredità di autori di rastrellamenti e massacri, di leggi razziali e quant'altro, SENZA ESSERSENE MAI FORMALMENTE DISTACCATA (e mi riferisco a Salò), viene accolto in Israele, chi invece è testimone vivo di chi ha donato la vita per l'uguaglianza tra la gente - cosa che fu in altri tempi tutt'altro che scontata - viene dipinto come antisemita. Il discorso dell'Antisionismo non viene nemmeno preso in considerazione, considerato alla stregua di un paravento di razzismo. Un po' come quella Terza Posizione, foraggiata da chi ci governa.
Ci sarebbe da ridere, se fosse una commedia. Ma non lo è. Chissà poi come se la prenderanno i Palestinesi, dei quali non verrà incontrato neanche un rappresentante. Eppure ricordo bene che grassa parte della propaganda antiebraica delle estreme destre di quand'ero uno studente - fa' conto Movimento Politico - inneggiavano al fiero e coraggioso popolo Palestinese che combatte contro le soverchie del gigante ebraico. Non c'è niente da fare. Siamo in guerra, e siamo destinati a perderla. Tutto questo per la miopia di una classe politica che sembra avere il miracoloso dono di prendere solo scelte sbagliate. Un po' come fare 0 al totocalcio.
...Sta' zitto, non rompere!
Molto carina l'ultima commedia francese, dello stesso regista de "La cena dei Cretini". Impianto che regge, tempi indovinati, battute davvero memorabili. Il "perfetto imbecille" Dépardieu è molto poetico nella sua purezza. Réno recita sè stesso, in una parte tagliata su di lui.
Peccato che il lancio del trailer abbia svelato molte tra le battute più carine in anticipo. E' una scelta, questa, che finisce sempre per penalizzare i film meglio scritti.
Disegno di legge sulle droghe
E' andata. Il disegno di legge Fini sulle droghe è stato presentato al consiglio dei Ministri. I punti fermi sono: Introduzione della categoria "Principio Attivo" (più buono è il fumo, meno ne devi avere), criminalizzazione del consumo, pene detentive ed amministrative asperrime (ritiro immediato di patente e passaporto, agghiacciante concentrazione di potere decisionale in mano alle guardie), tendenza all'omogeneizzazione tra droghe leggere e pesanti.
Un ritorno alla logica della punizione, e non più al reitegro.
Lo si sapeva, si dirà, ma quello che si sta facendo è uno schiaffo alla volontà popolare, se è vero che il referendum del '93 sulla famigerata legge 162 del 16 giugno 1990, la famosa Craxi-Jervolino-Vassalli, ha abolito ogni penalizzazione dei consumatori, mediante l'abolizione del concetto di "Attività Illecita".
Che poi le sanzioni amministrative abbiano avuto un ruolo chiave nella repressione dei cittadini è un'altra storia. E' spiegata bene QUI
Comunque, rimane intatta la speranza di una strenua resistenza in parlamento prima ed in Senato poi. Il problema è politico, e non può essere combattuto a botte di decreti legge. Anche se alla maggioranza governativa di questo paese è un metodo che non dispiace.
...Brutta storia...
Perdere il derby per un laziale è sempre una cosa dura da digerire. Mah, è solo uno sport. E' solo uno sport. E' solo uno sport. E' solo uno sport. E' solo uno sport. E' solo uno sport. E' solo uno sport. E' solo uno sport. E' solo uno sport. E' solo uno sport. E' solo uno sport. E' solo uno sport. E' solo uno sport.
Uomini e Conigli
Gli Australiani sono dei megalomani sfigati.
Adesso vi dico che casino hanno fatto coi conigli.
Un bel giorno un agricoltore decide di portare due conigli nella propria fattoria.
Il fattore, non conoscendo - evidentemente - la serie di Fibonacci, derivata dalle frenetiche abitudini sessuali degli animali in questione, li lascio' accoppiare come omonimi.
E fin qui niente di male, se non fosse che la volpe in Australia non c'era. Per cui, poiché non se li magnava nessuno, 'sti leporidi sono diventati una peste nell'arco di tre mesi. Orde di conigli invadevano immensi spazi, devastando raccolti e alterando l'ecosistema. Tipo i Lemmings, ma senza tendenze suicide.
Nelle ovvie e tardive riunioni ai massimi livelli di potere per contrastare questa vera e propria catastrofe, fu deliberato di importare la volpe dall'Europa.
Solo che un volpe se vede un cucciolo di Canguro, se lo mangia. Quindi gli australiani sono andati in paranoia. Per cui, ammazza tutte le volpi che hai portato, e inventati qualcos'altro. Pensa che ti ripensa, Alla fine la grande trovata. La Mixomatosi. Un agente biologico, che ha le prerogative di una peste per i conigli, ma che è innocuo per gli altri mammiferi.
Solo che un coniglio malato in cerca di avventura è stato responsabile della morte di molti milioni di suoi simili.... in AMERICA LATINA! Il simpatico duplicidentato ha infatti preso un cargo battente bandiera liberiana, e si è precipitato in Argentina, dove è sceso a chiavare con una coniglia che si è presa nientemeno che la peste e l'ha attaccata prima al marito, poi... Vabbeh, sempre Fibonacci.
Ad ogni modo, l'Australiano ne è uscito vincitore. Ha risolto il problema dei troppi conigli in Australia (creandone uno inverso in Argentina, ma questo è secondario), senza danni eccessivi.
Chissà se i conigli la pensano così. E gli argentini, poi....
L'Ipnotista
Questa è una storia vera, di cui non ho trovato menzione alcuna sui giornali.
Gira per Roma un ipnotista, che deruba le proprie vittime con una facilità disarmante.
L. B., casalinga, è stata fermata in zona Cassia da un signore, elegantemente vestito e dai modi ben educati. Le ha chiesto prima un'informazione su una via dei dintorni, cui L.B. non ha saputo rispondere, poi 3800€ in contanti. Accompagnata alla banca dall'elegante signore, L. ha chiesto al direttore un anticipo di quei soldi, non direttamente disponibili sul proprio conto. Ottenutili, li ha consegnati all'ignoto accompagnatore che se n'è andato ringraziando.
P.C., Infermiera, è stata invece adescata in zona Appio Latino, dove "un signore ben vestito ed educato" le ha domandato dove stesse la sede della Confcommercio di zona, ottenendo risposta negativa. Quindi le ha chiesto quanto avesse nel portafoglio, ottenendo da P. tutto il denaro che portava appresso, circa 90€. Il misterioso ipnotista ha poi chiesto alla vittima se avesse avuto il bancomat con se; al no di P.C. ha salutato e se n'è andato.
Tutte e due le vittime hanno memoria di tutto quanto è accaduto, compresa la faccia del truffatore. Nessuna però si è presa la briga di prendere numeri di targa o di chiedere il nome dell'"ipnotizzatore misterioso", poiché - raccontano - "sembrava perfettamente normale e dovuto l'assecondare la richiesta".
Regolari denunce per truffa e plagio (contro ignoti) sono state intentate presso i Carabinieri.
Un Grande Venditti...
Esiste qualcosa di peggio di Antonello Venditti? Si, Venditti che spiega il senso della sua ultima canzone: "...E quando pensi che sia finita, è proprio allora che comincia la salita".
La Lazio Perde a Londra
E' la seconda sconfitta consecutiva per i biancocelesti. Scoramento su una sponda del Tevere, silenziose speranze sull'altra. Una Lazio priva del piglio della passata stagione riesce ad andare in vantaggio con Inzaghi sul finire del primo tempo, ma subisce il gioco, una traversa, il pareggio ed infine il sorpasso da parte degli agguerriti avversari.
Tutto rimane in piedi, ma ciò che spaventa è il fatto di aver perso le ultime due partite (Milan e -appunto- Chelsea) in maniera molto diversa tra loro.
Mancini dichiara che nel calcio ci sono questi momenti. Difficile dargli torto. Basta che la ruota cominci a girare di nuovo.





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