Ciao sono Hagi
Vedi il mio profilo


Gennaio 2008

DLMM GVS
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Categorie Musica sempre e musica ancora

At Swim Two Birds@Traffic

di Hagi (22/01/2008 - 14:05)

Fino a poco tempo fa, Roger Quigley non lo conoscevo. Ed ero in ottima compagnia, come spesso accade. Attivo nei 90’ con Mark Tranmer nel progetto “Montgolfier Brothers”e poi con alcune opere da solista, è sorto ad una terza vita artistica nel 2003, con l’uscita di “Quigley’s Point”, a nome di At Swim Two Birds. Il gioco di specchi proposto è divertente: l’artista figura come titolo dell’opera, mentre il suo nome è mimetizzato dalla citazione di una novella di Brian O’ Nolan, a sua volta pubblicata dall’autore sotto lo pseudonimo di Flann O’ Brian. Un giro completo, insomma, a testimonianza della voglia di dare tutte le informazioni, ma farlo in modo allusivo, anticonvenzionale.
Quigley ritorna sulla scena del crimine per godersi le reazioni della folla, come fanno molti assassini seriali; riprende da dove aveva lasciato. Effettivamente, per lo meno in certe tracce, il vuoto esistenziale evocato da questo lavoro è sconcertante: non è un disco facile, richiede una preparazione specifica, a base di Tim Buckley o Morissey, non disdegnando certi Tindersticks, intesi come “idea della malinconia”. Pur molto minimale a livello arrangiativo, il disco è perfettamente compiuto, e suona molto bene. Anche se molto “tentacolare” a livello di gamme emozionali (si va dalla desolazione di In Bed With Your Best Friend al fingerpicking paranoide di My Luck is Turning, passando attraverso scenari di autentica psichedelia ansiogena: The Smell Of Suntan Oil On Your Skin, ad esempio), riesce a mantenere una grande coerenza formale, senza risultare mai piatto. Il disco merita, l’autore anche: speriamo di vederlo presto in concerto.


Così scrivevamo in occasione dell’uscita di “Returnig to the Scene Of The Crime”. E alla fine il concerto è arrivato. La tappa romana è stata ospitata dal Traffic di via Vacuna il 21 gennaio. Un lunedi londinese, con pioggerellina intermittente, foschia straniante, live music indipendente e birra media in Happy Hour. Non tanta gente, per lo più assiepata vicino al biliardino (prima dell’inizio del concerto del gruppo spalla, giù al piano di sotto), e della birra in Happy Hour. Insomma, grande serenità, fino alle prime note degli En Plein Air: palco zeppo di gente (due chitarristi, un bassista, un batterista, un tastierista e una violinista), e tre cadenze interpretate per una cinquantina di minuti. Non cantano, per cui l’atmosfera psichedelica è triplicata, grazie a distorsioni, filtri e Cut Off: musica un po’ ripetitiva, con – appunto – due o tre idee forti di base, dilatate e compresse a seconda del momento. Insomma, un tipico esempio di Idie rock Psycho Noiz ben riuscito. L’Ep che vendevano a soli 5 euri era datato 2006. Ora vediamo cosa ci riserveranno questi ragazzi.
Dopo un veloce cambio palco, si entra in minimalismo: sono in tre (presentati da Roger Quigley): Lui stesso, la bella Sophia Lockwood (Violoncello) e il Laptop, un Macbook Pro della generazione precedente, privo persino di una scheda audio esterna; il segnale delle basi esce minijack!
Lui è simpatico, e la Lockwood gli regge il gioco: se la prendono comoda, giocano con il pubblico di 35 persone sulla dilatazione del tempo (si rollano due sigarette – a proposito, ai concerti al Traffic si fuma! – sorbiscono un sorso di birra con calma olimpica), infine attaccano In Bed With Your Best Friend, apertura dell’ultimo lavoro. Ha una voce calda e melodiosa, e una pronuncia chiara nonostante le linee melodiche si prestino ad un biscichìo continuo. Il Mac manda basi, mentre sullo schermo alle spalle del duo vengono proiettate le immagini di “The London Nobody Knows”, film-documentario del 1967 con James Mason: sarà il filo conduttore dell’intero spettacolo – Bis escluso. Sul cartello“The End is High” retto da un operaio, prima dei titoli di coda del documentario, finisce il concerto.

Canzoni sussurrate, linee melodiche asciutte e ritmiche intelligenti: un buon concerto, incrinato da alcuni problemi di ascolto: il minijack per le basi e il violoncello con il magnete non hanno aiutato il fonico, che però – secondo me – non è esente da responsabilità: all’inizio del concerto alcune frequenze hanno funestato la sala, senza essere limitata. Ad ogni modo, me ne esco soddisfatto: un bel concerto, con un biglietto di soli 4 euro. Salute!

Vota questo post

Stati di Grazia

di Hagi (06/05/2006 - 13:02)

...O di allucinazione?...

Ciao Etere! E' un piacere ritrovarti, dopo un po' di tempo impiegato in maniera socialmente più proficua. Oggi vorrei parlarti degli stati di grazia, di quei momenti, cioè, in cui tutto sembra andare per il meglio; quando ci si sente passaggio obbligato dell'energia che collega il cielo con la terra, e tutto ciò che si fa risplende di luce propria. Sono bei momenti, bellissimi. Però hanno dei problemi, dei quali ci si accorge solo quando è troppo tardi. Per esempio, l'idea del tempo: tu sai, caro Etere, quanto mi ossessioni il concetto di tempo, in tutte le sue diverse sfaccettature;  mi sono accorto che nello stato di grazia, il tempo perde il suo protagonismo, ma non per questo rinuncia a scorrere; succede quindi che ci si trova nel tempo,  ma non si riesce a circoscriverlo, abbagliati dalla grazia celeste, fonte di un'ispirazione al limite del messianico. Poi la grazia celeste passa, e noi ci si attacca al cazzo. Ci rimane il buio, e un po' di tempo in meno.

Io ho trovato - caro Etere - un modo per convogliare tutto questo in un progetto organico. Oddìo, diciamo quasi organico.
Colpito dall'ispirazione, l'ho bloccata, imprigionata in righe scritte, in parole affidate a persone per bene, a carezze e giochi di bambini. L'ho fatto per istinto, quasi presagendo il buio che - sempre - precede e segue la luce. Ora i miei occhi sono inerti, incapaci di discernere forme e colori. Le mie mani sembrano aver pero la memoria fisica, la misura degli strumenti che suono. La mia mente è aggrappata all'encefalogramma piatto della notte seguìta alla giornata densa di impegni. Dormo. Non importa quello che farò, o che non riuscirò a fare. Dormo per sognare la tattica con cui affrontare la bataglia del giorno dopo. So che le energie non mi permetteranno di vincere, non sarà il mio momento. Ma la tattica accorta mi aiuterà a limitare le perdite, e magari a scollinare un inverno nemico, fino alla prossima primavera.

Ciao, Etere. Stammi bene, e salutami gli altri brani di pensiero che ti attraversano.

Vota questo post

Hello, World!

di Hagi (25/04/2006 - 23:49)

Continuo nella ricerca del suono.

Il suono completo, senza carenze. Forse non è il suono, ma è l'essenza della musicalità, quello che sto cercando.

Non è il suono ad essere deficitario: è la mia testa a voler vedere vuoto o pieno uno spettro di frequenza. Ogni suono può essere perfetto, se lo si guarda con gli occhi giusti

Non occhi che si accontentano, oppure occhi superficiali: parlo piuttosto  di occhi sereni, occhi che sono in grado di discernere il bene dal male, piuttosto che il bello dal brutto. 

Sogna, amico mio, sogna un mondo orientato al benessere di chi ti è vicino, piuttosto che alla tua piccola, meschina convenienza. Sogna, e non stancarti mai di farlo. La vita te ne renderà merito.

Tag: ,

Vota questo post

Sanremo 2006

di Hagi (28/02/2006 - 14:53)

Ecco che siamo invecchiati di un altro anno; come tutti gli anni precedenti, ci ritroviamo a specchiarci, vizi e virtù, in un piccolo schermo. Un anno dopo.

Mamma mia, come sono invecchiato male. Ho tutti i capelli bianchi, parlo come un vecchio rincoglionito che fa ridere i coetanei, imitando Renato Zero  in un'aia del grossetano: quest'anno non gliela faccio nemmeno a fare le scale, che non mi hanno mai pesato, anzi...

Il Festivàl fa acqua. Si sbadiglia, i tempi televisivi sono slabbrati, prima ancora che dissacranti. Alcune battute non si capiscono, certe scelte (vedi l'intervista-terapia riflessologica della brava Cabello ad un ingessatissimo John Travolta) sono un po' discutibili; la baracca, insomma, va avanti più per inerzia che non per la spregiudicatezza dei presentatori. A questo proposito, l'eccezione è data dallo scketch sulla divisione della Platea da parte di Victoria. Divertentissima, ma raggelante (in epoca di Par Condicio) l'allusione al premier-ubiquo. Adderittura da MOIGE quando imita un teutonico Benedetto invocante Madonna al Festival.

Il punto di forza, insomma, ci pare proprio la Cabello, che completa l'operazione di disimpegno dal modello classico di Valletta, complice la mutata società dal '53 ad oggi.

Contraltare a tutto questo la splendida Ilary Blasi. Spiace ad un laziale doverlo ammettere, ma la moglie der pupone è un gioiello di bellezza ed eleganza: bellissima, affatto patinata, prorompente nella sua personalità, mi fa arrivare a scomodare certe bellezze anni cinquanta e sessanta, quando il Velinismo non esisteva ancora, e sessualità non era sinonimo di voyerismo. Quando la pappa di Christian (si, vabbeh, ma che palle!) è uscita fuori dall'audace scollatura pensata da Valentino, è partita una vera e propria Ola di ormoni.

Dopodiché, ci sarebbero anche le canzoni.

Il Festival della Musica: questo il leitmotiv del lancio. Mah. A noi i pezzi sono sembrati scialbotti. Nicky Nicolai si conferma dall'anno scorso. E come non ci era piaciuta l'urlatissima canzone di allora, non ci piace particolarmente quest'anno. Dolcenera punta sul personaggio, più che sulla canzone - un po' coccianteggiante, quindi tristissima; Gigi Finizio si palesa con una canzone in dialetto al festival della canzone italiana, e questo basta per cassarlo. Sui ragazzi di Scampia glisso per rispetto sociale.

In buona sostanza, il mio personalissimo cartellino vede come decenti Simona Bencini, (ha cantato molto bene un réfrain un po' antico, ma efficace) Mario Venuti (il pezzo è carino, e lui è professionista serio), Alex Britti (mi fa sempre impressione vedere un chitarrista cantante e non viceversa) e abbiamo apprezzato il Coup de Théatre della Oxa (subito rivista da Marzullo, in un registrato del pomeriggio, mandato nel dopofestival). I Nomadi hanno infilato un inno pacifista con forma e contenuti Vintage, Povìa ha scoperto che un bambino con l'aviaria non fa più "Ooooh", bensì il verso del piccione, Noa, Carlo Fava ecc. hanno riproposto un duetto sanremese né carne né pesce, Spagna si presenta con una dichiarazione di intenti perfettamente attesa (Noi non possiamo cambiare), la Tatangelo arriva ad essere inquietante, grazie ad una frangia  integrale ed a un testo di introspezione femminile firmato nientemeno che da Gigi D'Alessio, promosso Arbiter Elegantiarum con due pezzi piazzati nelle fasi finali del Festival. Michele Zarrillo, Gianluca Grignani, ZeroAssoluto, Luca Dirisio, SugarFree e  Ron sono uguali. Se tra di loro, oppure a loro stessi, fate un po' voi.

I Poveri giovani sono stati sbaragliati dalla noia. Spero di poter reggere stasera.

Abbàci

AbbHagi

Tag: ,534,

Vota questo post

Nuovo blog

di Hagi (28/02/2006 - 11:11)

...Attenzione, nuova interfaccia per il mio blog. La vedo per la prima volta, e trasecolo... Forse preferivo quella prima.

Tag: ,534,

Vota questo post

Concerto di Giorgio Conte all'Auditorium di Via Asiago

di Hagi (05/01/2006 - 13:29)

Nella grandissima puntualità di tempo e di stile che contraddistingue il mio essere in questi giorni, eccomi a scrivere una recensione su un concerto cui ho assistito un mese fa, e con un sottofondo musicale che non c'entra niente (al momento sto ascoltando Kamakiriad di Donald Fagen).

Eppure il concerto è di quelli che a noi piacciono molto: canzone d'autore di qualità, ma allo stesso tempo di nicchia, in maniera tale da non farsi cannibbalizzare all'eccesso dalla macchina dello spettacolo.

Giorgio Conte è autore molto fine. Simile al fratello (perché è il fratello), chitarristico invece che pianistico, ma con quella poesia française nel DNA tutto piemontese della famiglia. Un suo live ha fornito la colonna sonora ad un periodo lungo della vita di chi scrive, quindi lo si perdonerà se il suo giudizio sarà un po' sbilanciato. C'è da dire che, sempre chi scrive, è piuttosto esigente e severo nelle selezioni musicali. Famo a fidasse, romanamente. Ok?

________________________________________________________________________________________

Il concerto è stato registrato (come già detto giusto un mese fa) per Radio 3 Suite, ed è andato in onda il 23 dicembre.

La Band che lo ha accompagnato è tutta di livello: Alberto Barone alla batteria, Alberto Malnati al basso, Alessio Graziani ha suonato armonica, trombone, fisarmonica, melodica e flauto, come Guglielmo Pagnozzi, il quale però, oltre al Flauto, ha suonato il Sax Soprano e il Clarinetto. Giorgio suona la chitarra. E lo fa bene.

Il concerto vola via, tra pezzi nuovi al mio orecchio e vecchi successi, tipo Una giornata al mare. Le rotaie del concerto si snodano su un duplice terreno: da una parte le storie di uomini abbandonati da donne, (Quando te ne andrai, Angiulil, la bellissima Sotto la Luna); dall'altra il Cibo (l'erba di S. Pietro - che nonostante il nome serve a fare le frittate e non si fuma, Cannelloni).

Chiude il concerto regalandoci Una Giornata al Mare, uno dei pezzi più importanti della sua carriera, e un'inedita versione di Non Sono Maddalena, la canzone portata al succeso da Rosanna Fratello (quella di Sono una Donna, non sono una Santa), e qui interpretata sottotitolando gli spunti più inclini al melodrammatico in maniera dissacratoria ed esilarante insieme.

I Bis saranno una regalata Gné Gné Gné (si sapeva, è l'ultima) e una Visione del '99 (Le Donne Ballano).

Bel concerto. Peccato non averlo segnalato per tempo, no? Forse mi avreste pure sentito cantare, dalla platea....

Vota questo post

Prossimi Spettacoli cui parteciperò

di Hagi (09/12/2005 - 14:22)

 Tanto per cominciare, con INCANTASTORIE (http://www.incantastorie.it) presso:

Auditorium delle Fornaci

15 dicembre

Via delle Fornaci, 161, Roma
10 €
ore 21.00

Prenotazione: info@incantastorie.it


Poi:

Come tutti i periodi natalizi, suonerò per l'Associazione Marco Taschler (www.acmt.it): il 7 ho suonato presso la Basilica di S.Lorenzo, mentre il 20 suonerò presso S. Salvatore in Lauro. Ingresso Gratuito.


La Jam Session Etnica è in via di definizione. Forse per febbraio al Metaverso, ci sarà qualche sorpresa. Aspetto poi sviluppi sull'uscita del disco di Amalia Gré, e novità dalla Piccola Banda Ikona. Per novità, www.stefanosaletti.it


Vota questo post

2046 - Così fan Tutti

di Hagi (15/11/2004 - 12:16)

Kar Wai Wong ci regala un film, presentato come il seguito di "In the Mood for Love". Il film è piacevole, articolato e con una galleria di personaggi varia e "pittorica". Realtà e fantasia si inseguono e si spiegano vicendevolmente: il romanzo diventa la realtà dell'io narrante filtrata, e la vita vissuta diventa essa stessa oggetto di narrazione. Bello. Bella l'idea - vagamente Dickiana dell'androide con le emozioni differite. Sembra un'effettiva evoluzione di Rachel in Blade Runner, frutto di un'elaborazione originale e delicata. Sul piano della narrazione "storica", invece, è apprezzabile la prospettiva in cui vengono illustrate le Tigri Asiatiche negli anni sessanta. Hong Kong, Singapore e la Malesia - così come il giappone - sono presenti in personaggi e in (belle) pagine di narrazione, e non con espedienti facili e costosi di fotografia. Come dire, quando  pagine di livello sostituiscono sets miliardari.

Per quanto riguarda invece l'ultimo di Agnès Jaoui, tradotto a cazzo di cane dall'originale "Comme Une Image", si tratta di una pellicola accattivante, ma non destinata a rimanere impressa nella memoria. Le vicende delle famiglie di scrittori sono carine e ben articolate; i personaggi tutti ben ritagliati. Sylvia, l'insegnante di canto interpretata dalla stessa Jaoui mi ha colpito molto, per delle sfumature periferiche del personaggio: sguardo, modo di relazionarsi e uscita finale sembrano denunciare suoi effettivi trascorsi nel mondo che descrive, tanto è attendibile. Quello che manca è una storia avvincente, ma il tipo di cinema - molto francese - è più incline al situazionismo che non allo sviluppo narrativo. Degno di nota l'assistente ex-terrorista bruciato, esilarante in alcune pose. Bravissimi tutti gli attori, e plot scritto molto bene. Il Film scorre, fresco e limpido, ma non rimane. E' nella sua natura.

Vota questo post

Peach Tree Road

di Hagi (04/11/2004 - 16:09)

Era il 1968 quando il timido Reginald Dwight dismise i panni del giovane sfortunato per indossare il “costume” della Superstar del pop. Sono trentasei anni che ci sbomballa il cazzo con canzoni melense tutte uguali tra loro. Madame Tussaud gli ha dedicato una statua. Quella almeno non canta.

Quest’ultimo lavoro si presenta come deve: un disco stanco, di un personaggio pubblico che trova senso solo per i suoi eccessi da rotocalco, che non dice assolutamente nulla di nuovo. Canzonette d’amore prive di qualsiasi pretesa artistica, degne giusto come colonna sonora di fugaci rapporti in squallidi motel si susseguono senza soluzione di continuità. Il rapporto con Bernie Taupin, paragonato spesso con il binomio Battisti-Mogol, ci ha regalato perle come Rocket Man o Candle in the wind: come dire, la pubblicità di biscotti al cioccolato e una fanfara funebre per una principessa sfortunata e triste. Si sa, le affinità si attirano….

Vota questo post

Viva Radio 2 - Nuova Edizione

di Hagi (27/10/2004 - 15:27)

Viva Radio 2 Nuova versione: finalmente è partito, dopo febbri palleggiate e una settimana di revival.  Tra le nuove uscite, a parte Ciampi (Immortale),  Mike Bongiorno (nuovo) che presenta Telemike per sbaglio e maltratta un bambino che ha il papà che fa il pappone e la mamma che spaccia crack; l'Isola del Famoso (con Pippo Baudo - innominabile); Michal Doblo' che fa il crooner che fa dormire; Andò, imitazione di Cassano (UGUALE), al posto del tifoso. Parodia Onda Verde. Testi sempre deliranti.

Vota questo post

Una ventata di Milano alla sala A di Via Asiago

di Hagi (26/10/2004 - 17:00)

il 3 giugno del 2005 Jannacci compirà settant'anni. Il tour che accompagnerà il cantautore a valicare la veneranda soglia porterà come nome la data del suo compleanno, e a noi la cosa è piaciuta molto. Si era pochi in via Asiago, pochi ma buoni. Enzo si mostra subito in grande forma, e, intervistato, da Gerardo Panno e Silvia Boschero, regala subito perle di un certo spessore; ci piace ricordarre la feroce ironia sul servizio pubblico blindato ("il problema non è occupare la Rai, il problema è riuscire a entrare").

Ad ogni modo lo spolvero è grande, e la Band (bravissimi, che classe!) è di quelle d'altri tempi:  Stefano Bagnoli, un mancino dal tocco leggero e personale alla batteria e Marco Ricci (scuola Franco Cerri - Milano D.O.C.) portano l'acqua, mentre Sergio Farina con l'acustica ordisce trame verticali e "Il Conte" Daniele Moretto alla tromba si occupa di quelle orizzontali. Su tutti (Papà compreso) vigila Paolo Jannacci, bravissimo e molto consapevole. Ed ecco che va dal padre e gli sistema io microfono, poi si gira per dividere il tempo, riferimento a tutti gli altri... Il risultato di questa bella alchimia è - manco a dirlo - un bellissimo concerto: I brani sono tutti della produzione deglianni sessanta, quelli della collaborazione con Giorgio Gaber, e i primi di Cochi e Renato. Il concerto ha avuto due set, con intermezzo intervistatorio, sempre a cura di Boschero e Panno. Brani divertenti e famosi (El portava el scarp del tennis) alternati a momenti di lirismo impressionante (Ti te se o no?), mai suonata in pubblico e dedicata prima alla moglie, poi a tutti i musicisti - lo ringrazio a nome della categoria. Momento di divertissement, con uno sgravo di panza uscito dalla camicia, che è rimasto ignorato per un buon quarto d'ora (Da Mammì a Ne te s'era minga ti?), stigmatizzato con la frase: "Negli anni mi si è formata una protusione frontale l'ho cercata di contenere con lo sbuffo della camicia" e poi: "Quando finise una moda, io la comincio".

Difficile mettere in graduatoria i tanti pezzi suonati: basti dire che Ti cumprà  l'calzett di seda è stato un vero delirio, e la Balilla una specie di stornello.

Insomma, si aspetta con impazienza il tour, ma nel frattempo chi può, si goda il Progetto Jannacci a Milano: una commedia, e sei giornate di Jazz con il gruppo del figlio. Le credenziali ci sono, le capacità pure. Non so se mi spiego.

Vota questo post

Aggiornamento Massivo. Buongiorno, Mondo!

di Hagi (19/10/2004 - 12:51)

Era da un po' di tempo che non riuscivo ad aggiornare il Blog. Mi ritrovo qui, dopo una quantità devastante di articoli scritti per il giornale (la qualità ne avrà risentito? Bah...) ad aggiornare il blog. Di cose ne sono successe, ma mi limiterò a ricordare i tre film che ho visto in settimana. Hero, The Bourne Supremacy e Collateral. Per quanto riguarda il primo, ha ricevuto acclamazioni da diverse parti. Non so se avere letto le recensioni entusiastiche prima me l'abbia rovinato, ma non c'è piaciuto un granché. Lento come una sclerosi a placche, prolisso come solo un film Cinese può essere, a mio giudizio promette molto e mantiene poco. I combattimenti sono ben girati, ma Jet Li si vede più come attore (una specie di Schwarzenegger giallo) che non come atleta, dove rende di più. La Tigre e il Dragone era un film molto più bello. E Chow Yun Fat reggeva la scena molto meglio. The Bourne Supremacy l'ho visto proprio sull'onda della delusione cocente di Hero. Sarà per questo che mi è piaciuto. Secondo capitolo della storia del super-agente-arma Jason Bourne, un Matt Damon abbastanza convincente, la trama scorre fluida (anche perché non è particolarmente intricata), e l'azione è vorticosa. Goa, Berlino, New York, Londra, Napoli, Amsterdam, Mosca si alternano nel montaggio, rendendo il film velocissimo. Non ci hanno convinto gli inseguimenti, specialmente quello girato a Mosca. Poteva essere girato meglio. Ad ogni buon conto, megio aspettare l'uscita del DVD.

In ultimo, Collateral. Gli estimatori di Tom Cruise usciranno soddisfatti dal cinema, e i detrattori stupiti. Cruise-Vincent regge tutto il film, dipingendo a tinte fosche il rapporto "a doppio taglio" con il tassista Max.-Jamie Foxx. Michael Mann confeziona un nuovo piccolo gioiello, mostrandoci una L.A notturna, sfavillante e tetra allo stesso tempo. Bella prova di attori da parte di tutti.

Ve saluto e ve ringrazzio!