Elezioni 2008 - Decidi tu. Nel senso che io non conto un cazzo.
Durante il passaggio dello schiacciasassi elettorale sopra le mie povere parti molli, accendo una sigaretta che fa ridere, aspettando che gli uomini rana del governo entrino attraverso la mia finestra per farmela spegnere. Almeno, questa è la percezione che ho avuto della mia libertà individuale per un secondo, il tempo di una visione apocalittica.
Assisto, basito, al capolavoro di Veltroni. Sinistra azzerata nell'arco costituzionale, la Lega che raddoppia i suoi consensi. Bipartitismo decollato, ma riforme costituzionali in mano alle destre; su tutto, un forte odore di Inciucio. Trovo lo scenario preoccupante. Posto che il 2008 segna la fine del lacismo in politica - ma non è una notizia - trovo preoccupante la fuoriuscita dal parlamento di ogni forma di dissenso civile: il rischio è quello di creare un pastone indefinito e non rappresentato che vede frequentatori di Centri Sociali con tranquilli padri di famiglia di ispirazione laica, tutti identificati come "Comunisti".
In questo Walter ha fatto il gioco del Berlusca. Tanto ha detto e tanto ha fatto, lo Psiconano,che alla fine è riuscito in un intento che sembrava risibile: cacciare i comunisti dalla rappresentanza istituzionale. A Veltroni va dato atto di aver operato una scelta epocale, storica, di cui avrà le responsabilità, nel bene e nel male. Ha purgato la sinistra, rimandandola alla politica locale, dove resisterà, perché nelle forme di democrazia diretta è sempre molto forte; ha reciso i legami della sinistra istituzionale con un passato "comunista italiano", retaggio di grande specificità e tradizione, ma forse troppo complicato da spiegare in TV; ha di fatto rilanciato l'Atlantismo, molto più di quanto Berlusconi avesse fatto durante il suo governo, appiattendosi sulle posizioni americane: Veltroni ha direttamente importato il modello partecipativo americano, trapiantandolo sul nostro territorio. Insomma, un capolavoro di comunicazione e di realpolitik - e lo dico senza ironia. Quella mi viene su quando penso che era proprio ciò che desiderava Berlusconi. Gli si è dato ragione: effettivamente era l'unica strada che non si era mai provata, un po' per dignità, un po' per paura. Ora Veltroni ha passato la mano, e contemporaneamente si è passati dalle mani di poker alla Telesina. Che il piatto si rimpingui?
Questo Post è pubblicato anche su SezioneAurea II (On Splinder)
Eletsioni aa' romana
Buongiorno, mondo. Ritorno a scrivere due righe, alla vigilia di elezioni che mi vedranno - come al solito - impegnato in una solipsistica lotta contro i mulini a vento, condita da quella certezza di non vincere che tanto mi rilassa. Al Senato voterò per l'alleanza democratica (ma credo che darò il voto all'IdV, nonostante il personaggio Di Pietro sia molto lontano da me per estrazione, senso politico e personalità); Appoggerò il PD - anche se forse solo esternamente - per le note vicende, già nell'aria da qualche tempo, ma esternate giovedi da Concita di Gregorio su Repubblica; vicende che eleggono il Lazio come spartiacque per la maggioranza al Senato. Il Lazio è in bilico, e due maggioranze diverse alle due camere potrebbero riportare a nuove elezioni, che sono il mio incosciente e personalissimo obiettivo. Per quanto riguarda il voto alla camera, lo manterrò segreto, onde evitare facili piaggerie. Non sarà per il PD, e non sarà nemmeno per un qualsiasi partito comunista (sia la Sinistra Arcobaleno, sia la Sinistra Critica, sia il Partito Comunista dei Lavoratori); A Destra non mi vedranno manco col binocolo, ovviamente. Che dirvi? Questo: "Non voterò tappandomi il naso, ma aprendo gli occhi". Buona Democrazia a tutti. P.S: Non essendo residente nel Comune di Roma - anche se ivi domiciliato - non sarò costretto a votare Rutelli! Questo è bene.
Crisi di Governo
Cari amici, in questa splendida giornata di precoce primavera, me la pedalavo velenosamente nello scantinato della palestra, con il ritmo scandito un po' da Sting, un po' dal mio respiro, un po' dal ritmo cardiaco, e moltissimo dal rodimento di culo che non mi voleva lasciare. Ieri è andato sotto il governo Prodi. 9 mesi, è durata l'illusione di una sinistra coesa, ancora meno di qualsiasi fosca previsione. Una gestazione umana. Per la seconda volta dopo Vicenza, la risicatisima maggioranza in Senato è mancata su una mozione di politica estera. Questa volta si è trattato del rifinanziamento della missione in Afghanistan. D'Alema lo aveva detto (e quando mai!): se la maggioranza non c'è, ce ne torniamo a casa. E lui l'ha fatto. Abbiamo perso lo statista più in gamba di questa coalizione- Frankenstein, nonostante il suo progetto di dicastero (deatlanticizzazione, rilancio dell'UE e delle Nazioni Unite) fosse il più orientato a sinistra della storia repubblicana. Per tutta la sera di ieri, e in buona parte dei giornali di oggi, si è tirato a fuoco incrociato su Rossi e Turigliatto, i due senatori che - in preda a una crisi di coscienza comprensibile ma fuori luogo in un momento del genere - hanno deciso di astenersi dal voto. Oggi si ragiona: Può una maggioranza che si basa sui senatori a vita essere considerata tale? Ed è stata un'impressione, oppure Capezzone, ieri da Mentana, ha riaperto la questione sui 4 senatori cui avrebbe diritto ma che non ha, per una mala scrittura della legge a proposito dello sbarramento del 3%? Oggi, probabilmente, le consultazioni porteranno ad un Prodi bis, cui sarà impossibile governare - rimanendo così lo Status Quo. La maggioranza è caduta su tutti quei punti che avrebbero segnato una discontinuità con la linea del precedente governo: Questione Etica, impegno militare. E' ovvio che con Casarini e Mastella non si va da nessuna parte, ma è altrettanto ovvio che è necessario sfuggire ad un'ottica di alternativa tra i due. Chi ha votato per l'uno detesta l'altro: è fatale. Ma non si può calpestare la volontà di un elettorato che ha deciso di consegnare la guida del paese non già a questo o quello, ma ad una precisa guida, animata da spirito perquativo, che colmasse quegli abissi di diseguaglianza creati da Berlusconi. Poi, in un'alleanza di sinistra - dove confronto aperto e libertà di pensiero sono qualcosa di più che semplicemente Statuali - è naturale che non accada ciò che abbiamo visto a destra, dove Nazionalisti e Secessionisti sono riusciti a convivere per quasi cinque anni, con i rancori sepolti sotto la cenere da un autoritarismo del tutto imprenditoriale e mai realmente politico. Ora si aprono diversi scenari: da un Prodi rafforzato dalla paura popolare, che impone la lista di ministri e risale in sella con una composizione migliore, ad un governo Marini di transizione, che porterebbe ad una guida Tecnica per la compilazione delle riforme Elettorale e Pensionistica; Oppure (improbabile) delle belle elezioni anticipate, che precipiterebbero il paese nel marasma politico, facendogli perdere pure l'attacco alla ripresa economica. Staremo a vedere. Intanto palla lunga e pedalare.
Un altro po' di politica: Le due Italie
Acceso, accesissimo il dibattito politico in queste elezioni 2006; elezioni strane, poiché i cinque anni di destra liberista in Italia appena passati sono un'assoluta novità storica nel paese: Il governo Berlusconi bis, figlio del maggioritario e dell'appoggio popolare, ha di fatto istituzionalizzato il passaggio alla seconda Repubblica, modificando profondamente il rapporto tra Cittadino e Politica, tutto sommato cambiato poco dal Re alla DC.
E così, nelle politiche del 2001, si insediò a Palazzo Chigi il governo con maggior margine a Montecitorio dell'Italia Repubblicana. La domanda, dopo cinque anni è:
-Cosa hanno fatto?-
Attorno a questa domanda, teoricamente banale, si sta articolando la campagna elettorale più violenta (verbalmente) mai vista in questo paese.
Di certo c'è il piano di discussione del Governo, a dir poco strano: lasciando perdere le cifre e i quadri rassicuranti (nonostante la drammatica congiuntura internazionale), sembra effettivamente che si parli non di un Governo che ha guidato il paese per 5 anni, bensì di un'opposizione che invita tutti a rimboccarsi le maniche dopo anni scellerati di governi di Sinistra.
Un po' di politica
Il post sul faccia a faccia tra Prodi e Berlusconi è andato perduto, ignominiosamente. I soliti problemi di browser e di reload. Pazienza. Tanto il premier pro tempore si è esibito in uno spettacolare intervento a Vicenza, in occasione dell'incontro con Confindustria. Giocava in casa, Berlusconi, con tanto di claque portata da casa. Ma lo spettacolo offerto è stato veramente al di là di qualsiasi aspettativa; il cavaliere decide di organizzare un coup de theatre, decidendo di ritornare alle tecniche di piazzismo più collaudate: quelle di Virgilio De Giovanni, per intenderci. Allora eccolo sbaracciarsi, gesticolare, in un delirio di onnipotenza che ha dell'incredibile. Il povero De Bortoli (accusato di faziosità comunista, con Della Valle, la totalità della Stampa e dei Media italiani, accusati di disfattismo) è basìto, Della Valle infuriato. Lo spettacolo - penoso - isola Berlusconi dai suoi stessi alleati, che vengono dalla politica, non dall'imprenditoria. E' allo sbando, appare evidente, e i sorci cominciano ad abbandonare la nave. Il calcolo politico (ci deve essere, ne sono convinto) è azzardato: un appello ai suoi tifosi, per serrare le file. Solo che nelle aziende si sta col vincitore. E Forza Italia è un partito azienda. Staremo a vedere. Nel frattempo, godiamoci i Blob, che 'sta settimana saranno uno spettacolo.
Festival di Caltanissetta
Tornato proprio ieri da Caltanissetta, per l'omonimo festival, posso finalmente NON scrivere qualcosetta, dopo aver recuperato con abbondanti ore di sonno il tour de Force che ci ha visti protagonisti il fine settimana passato.
Per quanto mi riguarda, la giornata del viaggio si è aperta coi postumi del compleanno della mia Didi, celebrato il giorno prima. In sostanza ho fatto le 4 del mattino a scimmiottare gli animatori della Valtur con gli amici suoi. Auguri, Sorellona!
***
Organizzazione buona, ma la solita sfiga (colpa mia, e di eventuali altri Leoni e Acquari nella PBI) ci costringe a rinunciare a passaggi in macchina all'aereoporto, causa blocco totale del traffico. Praticamente la stracazzo di Domenica Ecologica. Il treno - ad ogni modo - è comodo, e arriva proprio dentro l'aereoporto. Gabriele Coen è il primo che ho incontrato al Bar del terminal A, e dopo un po' sono arrivati tutti gli altri. Sull'aereo si becca Mogol (non è muto, sul palco - alla cerimonia di premiazione del Festival - ha parlato. Prima, però, no), e Dado (Crì l'ho chiamata, andiamo a cena da lei prima dell'uscita del disco). Scopriremo di dover andare tutti assieme a CL, con un Pullmino diretto. Anche questo secondo viaggio, fila liscio, con tanto di scampoli di partite alla radio. Vengo accusato di logorrea, e preso per il culo in maniera talmente selvaggia da farmi pena da solo.
Appena arrivati, dopo aver lasciato i bagagli in albergo (Er Plaza, se chiamava, quella maledetta topaia), pranzo al baretto a base di arancino e pizzette, con caffettino di ripresa, e poi di volata al teatro per il check. Albergo, Bar, Teatro e Ristorante, tutti in un'area di non più di mezzo chilometro quadrato. Ci piace.
Dopo il check, c'è la divisione delle stanze. Alla fine Barbara dormirà da sola, Stefano con Fabiana, Gabriele con Leo e Carlo con me. In teatro si conoscono le Appassionante, trio di cantanti di formazione lirica, interpreti di certo pop di sapore romanzato, che tanto piace in Germania (dove riscuotono un indubbio e meritato successo): Poi le Mosche, trio Romano di cabaret. Fisicamente, preferivo le Appassionante. Meno male che calcisticamente... No, sempre le Appassionante... Comunque, lo "Scavicchi ma non apra" a proposito di pacchi, merita. Ed è loro.
Da un punto di vista di proposta musicale, il festival ha offerto cose di livello altalenante. Per informazioni (non ero accreditato come giurato o giornalista, ma solo come ospite), potete vedere il sito http://www.festivaldicaltanissetta.it/, dove troverete tutte le informazioni che volete. A grandi linee, a me è piaciuto Dario Raia, che sa suonare ed ha fantasia in composizione e in esecuzione, in più un buon coraggio arrangiativo, che lo ha premiato con una performance di grande personalità. Hanno vinto i Pachira, con un pezzetto carino carino, ma talmente carino che non mi ricordo più come faceva.
Buoni i tempi della kermesse, di grande suggestione le Appassionante in vestito lungo. Il loro genere non mi fa impazzire, ma va detto che è efficacissimo in questi eventi; le Mosche si sono presentate vestite come Api (Gialle), e noi abbiamo chiuso le esibizioni dei partecipanti, offrendo alla giuria il tempo per il conciliabolo finale. E' andata bene, ma non ho visto le immagini registrate (eravamo su una privata Siciliana), e non so come sia uscito. La mia Darbukka aveva solo il microfono davanti, quindi mi gioco entrambe le palle che aveva carenze sui medio-bassi. Ad ogni modo, è andata.
***
La cena (la parte che preferisco) s'è fatta all'una e mezza del mattino, nonostante smoccolamenti da parte di più persone - me compreso.
Il mio nome viene deformato nell'inedito Anagni, e vengo anche etichettato come persona colta quando - in merito al nome - rievoco (testualmente) "Le pizze che Sciarra Colonna ha dato a Bonifacio VIII". Chiacchiere, cibo e vino fino alle tre e mezzo. Poi, con la panza che si interroga sui grandi perché della vita, mi reco in albergo, dove crollo miseramente dopo quattro minuti di "Accordi e Disaccordi" e tre pagine di Martin Mystère.
***
Il giorno dopo, in stato di morte apparente, mi reco in edicola dove prendo Repubblica e dieci pacchetti, quindi dopo colazione vado nel salottino dell'Hotel, mettendomi ad attaccare le figurine davanti a Carlo Cossu che legge un trattato su Gurdjeff. Come dire, il gioco degli estremi. A mezzogiorno prendiamo il pullmann alla volta di Catania, ma stavolta con un sacco di gente in più. io continuo ad attaccare figurine. Vengo etichettato come un ritardato mentale, ma poi Stefania si mette ad attaccare al posto mio, mentre io chiacchero senza sosta, e le sue parole sono un balsamo per le mie orecchie: "Com'è rilassante", dice. Non sono pazzo, che bello!
Una bella esperienza, mi piace girare con la PBI. Ho l'impressione di fare musica anche solo respirando, quando stiamo tutti insieme. Un bacio, e ad maiora.
...E' quasi Par Condicio...
Buongiorno. Ieri il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana era ospite da Mentana su Matrix, dove ha dato spettacolo fino alle due del mattino. Non ho seguito l'intero dibattito, perché di fronte a certi elenchi-autocelebrativi non ho retto e mi sono dato allo zapping (selvaggio e tremendo: in certi momenti la sequenza è stata: Rai1: storia dell'avvocato finto di Pompei; Rai2: TG dei Fasci; Rai3: Dibattito tra gente che non ho riconosciuto (preso com'ero dai fumi di ciò-che-se-ti-beccano-te-fanno-la-multa ; Retequattro: Irene Pivetti; Canale5: Berlusconi; Italia Uno: Ruggeri con un ex barman, ora attore porno).
Piovono rane sul nostro povero paese. La comunicazione è quella di sempre: un paio di barzellette raccontate, le battute -di quelle inclini ad un certo cameratismo da caserma, o all'ammiccamento del pizzicagnolo che lascia mezz'etto di prosciutto in più alla vechietta, strizzando l'occhio - e applausi metronomici, piazzati al termine delle sparate più ad effetto.
Le diferenze con Prodi ci sono, e saltano all'occhio. La sensazione di essere stritolati da un apparato Peronista-Cileno ieri è stata più forte del solito. Alla vigilia della Par Condicio (scatterà domani), Berlusconi riesce a fare la vittima dei media, i quali a suo dire offrono spazio solo a chi vuole deriderlo e gettare fango sulla sua persona. Tutto ciò detto al termine di una maratona senza precedenti nella storia politica di 'sto povero stivale. Sbaglia tutti i tempi. Ride e sottostima la domanda di Fassino, è accigliato dopo aver visto Benigni da Celentano, cui risponde con tono offeso, stizzito, eccessivamente serio.
Si può essere più o meno d'accordo con il retroterra e l'ispirazione politica della coalizione capitanata da Prodi; la differenza di spessore tra i due appare abbissale. Il Professore offre un'alternativa reale al clima politico avvelenato da una campagna elettorale orchestrata dalla destra, incentrata su veleni privati e personali, e spiega i termini progettuali del suo programma politico (il cui contenuto verrà reso noto oggi, alla vigilia della par condicio) in maniera lineare e precisa. Poco importa se alcune persone si sentano annoiate dal piglio politicheggiante e pacato della sua comunicazione mediatica. E' ovvia, dopo cinque anni, un'assuefazione ai ritmi da cabaret di questa indecente classe dirigente. Sono convinto che i calcoli dell'Unione siano - se non azzeccati - quantomeno estremamente sensati.
...E' quasi Par Condicio...
Buongiorno. Ieri il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana era ospite da Mentana su Matrix, dove ha dato spettacolo fino alle due del mattino. Non ho seguito l'intero dibattito, perché di fronte a certi elenchi-autocelebrativi non ho retto e mi sono dato allo zapping (selvaggio e tremendo: in certi momenti la sequenza è stata: Rai1: storia dell'avvocato finto di Pompei; Rai2: TG dei Fasci; Rai3: Dibattito tra gente che non ho riconosciuto (preso com'ero dai fumi di ciò-che-se-ti-beccano-te-fanno-la-multa ; Retequattro: Irene Pivetti; Canale5: Berlusconi; Italia Uno: Ruggeri con un ex barman, ora attore porno).
Piovono rane sul nostro povero paese. La comunicazione è quella di sempre: un paio di barzellette raccontate, le battute -di quelle inclini ad un certo cameratismo da caserma, o all'ammiccamento del pizzicagnolo che lascia mezz'etto di prosciutto in più alla vechietta, strizzando l'occhio - e applausi metronomici, piazzati al termine delle sparate più ad effetto.
Le diferenze con Prodi ci sono, e saltano all'occhio. La sensazione di essere stritolati da un apparato Peronista-Cileno ieri è stata più forte del solito. Alla vigilia della Par Condicio (scatterà domani), Berlusconi riesce a fare la vittima dei media, i quali a suo dire offrono spazio solo a chi vuole deriderlo e gettare fango sulla sua persona. Tutto ciò detto al termine di una maratona senza precedenti nella storia politica di 'sto povero stivale. Sbaglia tutti i tempi. Ride e sottostima la domanda di Fassino, è accigliato dopo aver visto Benigni da Celentano, cui risponde con tono offeso, stizzito, eccessivamente serio.
Si può essere più o meno d'accordo con il retroterra e l'ispirazione politica della coalizione capitanata da Prodi; la differenza di spessore tra i due appare abbissale. Il Professore offre un'alternativa reale al clima politico avvelenato da una campagna elettorale orchestrata dalla destra, incentrata su veleni privati e personali, e spiega i termini progettuali del suo programma politico (il cui contenuto verrà reso noto oggi, alla vigilia della par condicio) in maniera lineare e precisa. Poco importa se alcune persone si sentano annoiate dal piglio politicheggiante e pacato della sua comunicazione mediatica. E' ovvia, dopo cinque anni, un'assuefazione ai ritmi da cabaret di questa indecente classe dirigente. Sono convinto che i calcoli dell'Unione siano - se non azzeccati - quantomeno estremamente sensati.
La frittata è fatta. Beata lei.
...E un altro mattoncino per uno stato padre-padrone è stato aggiunto. Niente di strano. Viviamo in un paese dove certe idee di democrazia sono andate per la maggiore in un paio di periodi piuttosto distanti tra loro. Il Risorgimento liberale prima e lo Stato antifascista poi. Due gocce in un mare del potere clerico-paternalistico, di stampo cattolico. Prima il potere temporale dei papi, poi quarant'anni di DC. Infine, all'interno di un ordinamento rivoluzionato nell'arco di due lustri in un relativo silenzio mediatico, un bipolarismo che ha dimostrato di non poter fare a meno dell'apparato secolare della chiesa.
***
Insomma, ci troviamo di fronte ad uno stato etico, che si pone come padre-padrone del cittadino, piuttosto che come sua emanazione. Lo Stato pensa per noi, ci suggerisce (in modi più o meno coercitivi) la strada da intraprendere per affrontare questioni inerenti alla sfera giuridica personale, e non sociale.
Dal bavaglio alla ricerca scientifica - di sapore Pacelliano prima ancora che fascista - al passaggio del decreto sulle Droghe nelle modalità che conosciamo, possiamo tracciare un filo unico, una linea. Cinque anni di governo senza opposizione hanno trasformato questo paese radicalmente. L'equiparazione tra le droghe leggere e pesanti, l'abolizione dell'eccesso di difesa, la legge sulla procreazione assistita, gli argomenti dominanti la discussione sui PACS, dieci anni fa sarebbero stati la pura e semplice espressione di un incubo. In poco tempo, complici l'oculata regìa mediatica e la contemporanea trasformazione della società intera da un modello collettivo ad uno individuale, si è verificata una disaffezione alla politica particolarmente tormentata. "Vorrei fare qualcosa, ma tanto è inutile che ci provo". Così la sintetizzerebbe la signora al mercato.
E quindi?
Quindi siamo di fronte all'ennesimo colpo di mano. Una legge iniqua, priva di qualsiasi fondamento volto al miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Un'altra espressione del tacco di una destra fascista dentro, nonostante i lifting più o meno riusciti. L'ennesima riprova di quanto chi ci governa abbia della società una visione sconcertantemente lontana dalla realtà.
In più, è interessante focalizzare una "coincidenza" (le virgolette sono d'obbligo): quest'ultima perla regalataci dai pregiudicati che ci comandano, è scattata alla vigilia di una par condicio, la quale, di fatto, impedirà di parlarne col dovuto respiro. Anche se è tardi, meglio tardi che mai.
Passa l'esame della conferenza Stato-Regioni sul disegno di legge Fini sulle droghe
Un'altra goccia cinese in questo stillicidio. L'ingiusta legge Fini sulle droghe (di cui si è già parlato in questo Blog) ha fatto un altro piccolo passo verso la sua definitiva attuazione. Ormai è pronta per affrontare l'iter parlamentare, ma - se l'opposizione annuncia battaglia - è anche vero che qui c'è bisogno di BARRICATE, non di battaglia. C'è la volontà popolare espressa da un referendum abrogativo in ballo. Ma è possibile che questi possano calpestare tutto quello che vogliono senza incontrare resistenza?
Perché chinare il capo alla prepotenza? Disobbedienza civile non violenta da parte dei tossicodipendenti. Boicottaggio di un governo che promette e non mantiene, da parte di tutti gli altri, che stanno per essere infinocchiati con misure che non abbasseranno certo le tasse, ma serviranno a dare linfa (virtuale) ad un esecutivo che sta peggio di Sanremo. SVEGLIAAAAAAAAA
E dopo la Gasparri, la bocciatura del lodo Schifani
Non mi piacciono i trionfalismi in genere, soprattutto quelli serviti su un piatto d'argento. Quello che provo per la bocciatura della Gasparri e per la dichiarazione di incostituzionalità da parte della Corte, è contraddittorio. Da un lato la presa di coscienza che Berlusconi non è riuscito a rompere il muro di gomma della politica italiana, grigio per colore ed essenza; il modus operandi del Cavaliere non piace a diverse sfere, e per quanto potentissimo di persona, e per quanto capo di una maggioranza ampia del Paese, non è in grado (più di tanto) di trattare la cosa pubblica come una delle sue proprietà e i servitori dello Stato come suoi dipendenti. Dall'altro lato l'oscura presenza di un potere senza bandiere e colore, al cui vaglio deve passare qualsiasi azione politica, da chiunque venga fatta. Ora, finché fa comodo viene da dire "Ben venga", ma la storia è costellata di inquietanti precedenti che invocano attenzione e vigilanza poliutica e mentale. Se poi Queste righe sembreranno a chi le legge un terrore apocalittico-visionario millenarista alla Robert D'Uzès, poco male. La chiave della saggezza, a qualsiasi latitudine, è nella visione. Quindi, da oggi consideratemi un monaco Stilita, o uno sciamano lakota, o un Sufi. Tanto non cambia niente.






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