Ciao sono Hagi
Vedi il mio profilo


Gennaio 2008

DLMM GVS
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Gennaio 2008

...Poi? "...du'etti de pizzette" Poi? "Du' bombe colla nutella" Poi?....

di Hagi (31/01/2008 - 14:23)

Ed eccomi. Ciao, Etere! Oggi parlo proprio di Me, con la M maiuscola. E' cambiato qualcosa, anzi, più che qualcosa. Forse (e sottolineo il forse, un po' per scaramanzia, un po' per senso di protezione di un mio ritrovato intimismo) quello che si profila davanti a me è finalmente un cammino nuovo. Nuovo NON per le intenzioni - che sono sempre le stesse, poiché animate da pulsioni insopprimibili - ma per i nuovi terreni che sono chiamato ad esplorare. "Sono chiamato". Lo ribadisco, anche se a più di una persona potrebbe sembrare uno scarico di responsabilità perché dà lustro a quel "senso della missione" che è il mio modo di percepire la vita, piaccia o meno. Mano mano che passa il tempo, mi accorgo che le scelte sono importanti, e che se da un lato sono dolorose, dall'altro valorizzano quanto si è deciso di fare di sè stessi. Cambia il modo di ragionare il passato, e lo "sfrondare i rami secchi" perde quell'accezione negativa che mi ha impedito di farlo fino a questo momento. Poi c'è l'amore. Quello universale, che contempla tutto e tutti. Chi c'è, c'è - come la famosa bestemmia ("Mannaggia a un Km quadrato di Paradiso, chi c'è, c'è!") e che sceglie lui da che parte pesare. E poi c'è la deontologia, che mi porta a sforzarmi per conseguire dei risultati, solo fino a poco tempo fa impensabili. Poi c'è il mio recente passato, il cui ricordo - freschissimo - a volte brucia, ma più spesso scalda. Ci sono fantasmi del passato e del presente, che sono tali solo perché io ho voluto vederli così. Allora cesso di ragionarci, e mi butto a capofitto nelle novità: e capita che queste spazzino via le nuvole dal mio orizzonte, e mi facciano vedere i colori del cielo in modo diverso. Peccato, perché certe nuvole facevano ombra, compagnia, ed erano diventate un paesaggio familiare, amichevole, tipo quelle irlandesi; altre richiamavano quelle dell'impiegato di Fantozziana memoria, e mi mancheranno pure quelle. Ora - o meglio per ora - il cielo è terso, e nel suo azzurro profondamente leggero decido di perdermi, mentre ritrovo le energie e la volontà per perseguire una vita che mi ha aspettato anche troppo. Saluti, Etere mio bello....

Vota questo post

At Swim Two Birds@Traffic

di Hagi (22/01/2008 - 14:05)

Fino a poco tempo fa, Roger Quigley non lo conoscevo. Ed ero in ottima compagnia, come spesso accade. Attivo nei 90’ con Mark Tranmer nel progetto “Montgolfier Brothers”e poi con alcune opere da solista, è sorto ad una terza vita artistica nel 2003, con l’uscita di “Quigley’s Point”, a nome di At Swim Two Birds. Il gioco di specchi proposto è divertente: l’artista figura come titolo dell’opera, mentre il suo nome è mimetizzato dalla citazione di una novella di Brian O’ Nolan, a sua volta pubblicata dall’autore sotto lo pseudonimo di Flann O’ Brian. Un giro completo, insomma, a testimonianza della voglia di dare tutte le informazioni, ma farlo in modo allusivo, anticonvenzionale.
Quigley ritorna sulla scena del crimine per godersi le reazioni della folla, come fanno molti assassini seriali; riprende da dove aveva lasciato. Effettivamente, per lo meno in certe tracce, il vuoto esistenziale evocato da questo lavoro è sconcertante: non è un disco facile, richiede una preparazione specifica, a base di Tim Buckley o Morissey, non disdegnando certi Tindersticks, intesi come “idea della malinconia”. Pur molto minimale a livello arrangiativo, il disco è perfettamente compiuto, e suona molto bene. Anche se molto “tentacolare” a livello di gamme emozionali (si va dalla desolazione di In Bed With Your Best Friend al fingerpicking paranoide di My Luck is Turning, passando attraverso scenari di autentica psichedelia ansiogena: The Smell Of Suntan Oil On Your Skin, ad esempio), riesce a mantenere una grande coerenza formale, senza risultare mai piatto. Il disco merita, l’autore anche: speriamo di vederlo presto in concerto.


Così scrivevamo in occasione dell’uscita di “Returnig to the Scene Of The Crime”. E alla fine il concerto è arrivato. La tappa romana è stata ospitata dal Traffic di via Vacuna il 21 gennaio. Un lunedi londinese, con pioggerellina intermittente, foschia straniante, live music indipendente e birra media in Happy Hour. Non tanta gente, per lo più assiepata vicino al biliardino (prima dell’inizio del concerto del gruppo spalla, giù al piano di sotto), e della birra in Happy Hour. Insomma, grande serenità, fino alle prime note degli En Plein Air: palco zeppo di gente (due chitarristi, un bassista, un batterista, un tastierista e una violinista), e tre cadenze interpretate per una cinquantina di minuti. Non cantano, per cui l’atmosfera psichedelica è triplicata, grazie a distorsioni, filtri e Cut Off: musica un po’ ripetitiva, con – appunto – due o tre idee forti di base, dilatate e compresse a seconda del momento. Insomma, un tipico esempio di Idie rock Psycho Noiz ben riuscito. L’Ep che vendevano a soli 5 euri era datato 2006. Ora vediamo cosa ci riserveranno questi ragazzi.
Dopo un veloce cambio palco, si entra in minimalismo: sono in tre (presentati da Roger Quigley): Lui stesso, la bella Sophia Lockwood (Violoncello) e il Laptop, un Macbook Pro della generazione precedente, privo persino di una scheda audio esterna; il segnale delle basi esce minijack!
Lui è simpatico, e la Lockwood gli regge il gioco: se la prendono comoda, giocano con il pubblico di 35 persone sulla dilatazione del tempo (si rollano due sigarette – a proposito, ai concerti al Traffic si fuma! – sorbiscono un sorso di birra con calma olimpica), infine attaccano In Bed With Your Best Friend, apertura dell’ultimo lavoro. Ha una voce calda e melodiosa, e una pronuncia chiara nonostante le linee melodiche si prestino ad un biscichìo continuo. Il Mac manda basi, mentre sullo schermo alle spalle del duo vengono proiettate le immagini di “The London Nobody Knows”, film-documentario del 1967 con James Mason: sarà il filo conduttore dell’intero spettacolo – Bis escluso. Sul cartello“The End is High” retto da un operaio, prima dei titoli di coda del documentario, finisce il concerto.

Canzoni sussurrate, linee melodiche asciutte e ritmiche intelligenti: un buon concerto, incrinato da alcuni problemi di ascolto: il minijack per le basi e il violoncello con il magnete non hanno aiutato il fonico, che però – secondo me – non è esente da responsabilità: all’inizio del concerto alcune frequenze hanno funestato la sala, senza essere limitata. Ad ogni modo, me ne esco soddisfatto: un bel concerto, con un biglietto di soli 4 euro. Salute!

Vota questo post

Fraternizzare in Barbagia

di Hagi (20/01/2008 - 13:54)

In quel di Cagliari, a casa del caro amico Found (e Pier) trovo finalmente il tempo - nonché la lucidità - per buttare giù due righe sulla settimana invernale trascorsa in Sarrigna.
Dopo il CapoSardo del 2007 (non mi ha portato un'annata geniale, in verità, ma lo ricordo con grande piacere e serenità) la scaramanzia mi ha portato a trovare un'altra occasione per vivere l'Isola d'inverno. Vorrei farlo sempre, perché andare in Sardegna d'inverno la svela senza la tara dei turisti e degli appassionati del mare,  non della terra. La festa di S.Antonio ha rappresentato un ponte ideale tra me e l'asperità che cercavo (e che ho puntualmente trovato). I fuochi alti due metri mangiano radici, in una fusione elementale tra terra e fuoco che nemmeno la pioggia a secchiate riesce a placare. Nel paese senza nome (in verità ce l'ha, ma è una cosa tra gli abitanti del posto e me) ho trovato rispetto, amicizia, fraternizzazione. Poi molto Cannonau casareccio. E Formaggi, e salumi, e porchi arrostiti e formaggi al forno e pane Carasau.
Un'ospitalità che mi ha quasi messo in imbarazzo. In altri posti che non fossero la Sardegna ne avrei diffidato, ma qui tutto ha un metro chiaro, ed è la Balentìa. Una volta compresa, tutto rimane più semplice. Su un muro ho visto scritta questa frase: "Balentìa significa essere consci di essere un popolo oppresso". Sicuramente una parte di verità, ma non tutta. Di sicuro, il senso di appartenenza di un popolo coeso dalla resistenza rende benissimo il "motore immobile" della balentia: essere balentes significa avere una certa luce negli occhi; per essere più precisi dietro agli occhi; O la si vede, oppure no. E io - per qualche motivo - la riesco a vedere. E mi piace, da morire. Mi protegge e responsabilizza allo stesso tempo. Mi rende desideroso di partecipare tutto il mio essere, mettendolo a disposizione di una collettività pronta a riconoscerlo e a farne tesoro, pretendendo e aspettandosi che accada anche il contrario. Tornerò in Barbagia presto: è in posti come quello che un uomo si ricorda di essere un uomo.

Vota questo post

Meditabondando...

di Hagi (03/01/2008 - 12:34)

Dunque, si chiamava Ventidio. Non me lo dimenticherò mai. Non l'avevo mai visto prima, e non l'avrei mai più visto dopo quella volta. All'epoca aveva un'età indefinibile dai 55 ai settant'anni; pizzetto luciferino, alla Burgess Meredith - però canuto- occhi piccoli e agili, di quelli che mantengono una luce fissa anche quando si muovono, non si sa se alla ricerca di qualcosa, o per mettere a fuoco qualcosa di visibile solo a loro. Ero lì, a casa sua, con Piccinini e non mi ricordo chi altro. Sarà stato il '94. Prese una fotografia notturna, e me la fece vedere. Bella: era una skyline notturna che raffigurava un ponte (mi pare americano) illuminato da lampioni, con macchine che passavano, ovviamente coi fari accesi.
"L'occhio umano è vincolato al funzionamento del cervello e del sistema nervoso, centrale e periferico.  Noi vediamo le cose con degli organi (gli occhi) che dialogano con il sistema nervoso mediante impulsi elettrici. Questo fa si che il movimento ci appaia in un modo quale in realtà non è. L'elettricità non ha andamento costante, ha segnale intermittente." Poi prese un'altra fotografia, dello stesso ponte (riconoscibile dai lampioni, fissi). Quest'ultima era stata scattata con l'otturatore aperto per molto tempo. Il risultato era, ovviamente, una striscia continua di luce lungo il ponte.
"Questo è ciò che vedremmo, se i nostri organi non avessero i limiti che hanno".
Poi prese da una scrivania zeppa di simboli esoterici che non riesco a mettere a fuoco nella memoria, un visionatore di fotografie stereoscopiche, ce ne spiegò l'utilizzo e il principio di inganno visivo su cui si basava.
L'ho sognato, Ventidio, dopo aver visto in televisione uno speciale su Gustavo Adolfo Rol. Al di là delle sue capacità. Al di là degli "Esperimenti" che faceva. Al di là del "Potere" che aveva (o diceva di avere) mutuato da una scoperta inerente "il colore verde, la quinta musicale e il calore". Al di là di tutto questo, è il concetto di "Spirito Intelligente" che mi ha marchiato a fuoco. Una forma di energia, un piano cognitivo che va al di là della fisica sperimentale (che riesce, per sua stessa ammissione, ad analizzare e spiegare il 5% di ciò che osserva); al di là della fisica classica, dell'orizzonte sensibile. Un piano alternativo, permeato da forme di energia che ho la netta sensazione di percepire quando suono, ma anche quando vedo i colori delle persone cambiare, oppure quando guido la moto perso in altri lidi che non sono la strada. Forme di energia che altre persone leggono nell'arte, e che altre ascoltano in voci udibili solo da loro. Pazzi o ricettivi?
Un mare di intuizioni, alcune indotte, altre giunte da chissà dove, mi porta a ricercare un piano diverso delle cose da tutta la mia vita: Non la ricerca del "dopo", quanto piuttosto una riconsiderazione dello spazio-tempo. Poi mi viene un dubbio: cosa anima la mia ricerca? A volte mi sembra un'ottica conservativa: la volontà di cercare di salvare questo povero pianeta da uno sfruttamento scriteriato. Ma poi, subito dopo, mi domando se è giusto. Ho paura. L'allargamento della conoscenza ha sempre portato il male dell'Anima Mundi - l'unica cosa che mi sta a cuore-  in cambio di un benessere umano autoriferito, disincarnato. Ha regalato l'equazione "Distruzione-Progresso-Benessere", e questo mi sembra un principio autolesionistico. La scoperta di terre lontane ha portato solo al loro ineluttabile e insensato sfruttamento. Il cambio di mentalità occorso nel genere umano durante il suo sviluppo (la cui intera storia, dall'addomesticamento del fuoco allo Shuttle - lo ricordo in forma divulgativa - sta alla storia del mondo come l'ultimo secondo del 31 dicembre sta ad un ipotetico anno solare) ha scaturito solo intenti predatorii. Ecco un papabile perché della scelta esoterica. Ora la meccanica quantistica socchiude una porta scientifica a ciò che - fino ad oggi - era confinato in orbite fideistiche o "irrazionali". La coscienza è argomentabile con i calcoli quantici. Non mi piace. Ho come l'impressione che la lente della scienza sia tarata sulle meschinità umane e sensibili: temo che l'addomesticamento dello spirito scientifico da parte delle logiche di sfruttamento possa svellere l'ultima speranza cui il genere umano - inteso nella sua accezione più ampia e nobile, quella dello "Spiritus Mundi" possa ancora aggrapparsi.

Vota questo post