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Archivio Ottobre 2007

F.O.D - Nona Parte

di Hagi (14/10/2007 - 00:14)

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. 

Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. 

Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti. 

Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974). 

Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e, in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum. 

Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). 

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. 

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari. 

Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. 

Io so.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il "progetto di romanzo" sia sbagliato, che non abbia ciò attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile... 



Daniele Ferri lesse la lettera. Era scritta su un’Olivetti, forse una lettera 32; aveva i margini molto larghi, ed era scritta da tutti e due i lati, per far entrare tutto il testo. Non sembrava carta carbone, ma proprio l’inchiostro del nastro della macchina da scrivere; si trattava di un’originale. Il foglio era ingiallito e indurito nel centro: tutto faceva pensare che fosse un reperto degli anni di piombo.

-“Primo:Questo è Pasolini. Credo di averlo già letto...
-“Secondo: Mi sembrava più lungo...
-“Terzo: Vediamo se c’è sugli Scritti Corsari?

Davanti a qualsiasi espressione di letteratura, Ferri pensava rapidamente. Aveva davanti Cermentini che parlava, ma lui lo ascoltava solo distrattamente, mentre muoveva con passo sicuro verso una delle sue enormi librerie, nel salone grande, quello con le finestre sempre chiuse e i lenzuoli a coprire i divani. Non ci entrava da un paio di mesi, da quando aveva avuto bisogno di trovare "La Notte che bruciammo Chrome", di Gibson. Perché Ferri era legato ai suoi libri da un vincolo di bisogno, non di piacere.

Trovò una vecchia edizione, forse addirittura la prima, datata 1975, comprata usata ai tempi del Liceo. Cominciò a sfogliarla, mentre continuava ad ascoltare Cermentini sfogare su di lui la sua frustrazione:

-“Il contatto col cliente è stato atipico: mi ha agganciato via e-mail, con un indirizzo fake, cui non sono riuscito a risalire (si è appoggiato su un server  croato, bucandolo, da un indirizzo IP spoofato).

Ferri alzò lo sguardo dal libro che aveva tra le mani, e guardò l’investigatore con l’espressione di quello che -dopo un’ora di fila in circoscrizione per ritirare un documento inutile- sente l’impiegato dargli istruzioni in Swahili. Cermentini parve non accorgersene:

“Mi ha dato le coordinate per raggiungere una cassetta di sicurezza dell’areoporto. Dentro c'erano tre buste, accompagnate da un biglietto di istruzioni. Una, bianca, conteneva 5.000 euro in contanti come acconto. In una rossa, che avrei dovuto aprire, c’era questa lettera dattiloscritta; infine un’ultima busta (gialla e sigillata),  da infilarle sotto la porta di casa, senza aprirla: c'era scritto sul biglietto, insieme al numero di telefono cui contattarlo”.

-“...Era scuro. C’era la lampadina rotta...

Ferri realizzò dove aveva visto l’investigatore in precedenza: Cinque giorni prima, la sera antecedente la scomparsa di Valentina, gli aveva tenuto il portoncino aperto. Aveva lo stesso cappello a tesa medio-larga, e un impermeabile lungo; era salito al quarto, ma poi Ferri ricordava di aver sentito l’ascensore fermarsi al suo piano (dopo qualche minuto che egli era entrato), e poi la porta di ferro sbattere abbastanza violentemente. Voleva uscire, ma poi era stato vinto dalla pigrizia;

-“Si, ne ero sicuro! Ecco dove l’ho vista.  Da quant’è che la seguiva?”

Cermentini si stirò la schiena. Era un tic che gli prendeva quando era messo alle strette.

-“Ci ho messo poco a rintracciarla: come ha detto lei, è una ragazza normale, che non sembra animata da un bisogno particolare di far perdere le proprie tracce”.

-“Mi ha parlato di un numero di telefono: chi ci risponde?” Ferri cominciava a perdere la pazienza: 

- “Insomma, CHI LA PAGA?”

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