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Archivio Settembre 2007

F.O.D - Sesta Parte (un assaggino)

di Hagi (27/09/2007 - 01:00)

-“Dottor Mancini, c’è una chiamata per lei”

Marco Mancini guardò l’infermiera. Attraverso la porzione di viso indovinabile fra la mascherina e il cappello, dardeggiò la ragazza con i suoi occhi belli e freddi come il ghiaccio d’Antartide: come le poteva venire in mente di chiamarlo al telefono mentre era completamente sterilizzato?

-“E’ il signor Cermentini” disse la bella ragazza, sostenendo a fatica il peso severo di quello sguardo.

Luca Cermentini era un investigatore privato. In clinica sapevano tutti che quando cercava Mancini aveva la precedenza su tutto, ma nessuno sapeva perché.

-“Dice che è importante”, continuò l’infermiera mentre la paziente era già intubata. “Lo faccio richiamare?” il rumore del respiro amplificato dalla mascherina. Un desiderio egoista, pulsante e non trattenibile; poi una distensione deontologica, il rifugio nella professione, una recuperata dignità: “Si, infermiera, lo faccia richiamare più tardi, per cortesia. Ora sto operando”. L’anestesista fece un cenno al dottore, ma lo dovette ripetere, per farsi notare. Mancini – ed era strano, poiché non capitava mai – sembrava distratto.

***

Ferri non aveva parlato con la polizia; l’avevano cercato, una sera, ma lui era rimasto in silenzio, immobile sul divano. Dopo un paio di tentativi gli agenti (che aveva spiato dagli scuri mentre erano giù, al portoncino) avevano smesso di suonare al citofono.

Era stato agganciato, invece, mentre portava giù Rocco. Una faccia di quelle che danno sempre l’impressione di essere conosciute. Era un ometto cordiale, con il viso simpatico, tondo e paffutello, ornato da un paio di baffi. Poteva avere una sessantina d’anni portati bene, oppure quaranta portati male. Il loden grigio era aperto, e un gilet rosso a V copriva il petto di una camicia di taglio e motivo antichi; sulla pancia tondeggiante si adagiavano dei vecchi occhiali bifocali, appesi ad una catenina d’osso. Il cappello gli copriva la testa, ma sotto si indovinava una calvizie avanzata.

-“Che bel cagnone! E’ un terranova, vero? Ciao, bello, come ti chiami, eh? Come ti chiami?”

-“Si chiama Rocco” Ferri rispose – come faceva sempre – con disponibilità. Gli amanti degli animali sono una tribù trasversale, che non conosce distinzioni di sesso, età, orientamento politico e religione. E in omaggio all’entusiasmo dell’ignoto interlocutore: -“La zampa, Rocco! Da’ la zampa!” Il cane obbedì con entusiasmo: a Rocco piaceva fare nuove amicizie, e Il dottor Ferri lo sapeva bene. E poi gli sembrava di averlo davvero visto, da qualche parte, chissà dove.

 –“Ci conosciamo? “ chiese Ferri mentre l’uomo sembrava avere tutta l’attenzione concentrata sul cane, che accarezzava sul muso apparentemente incurante della bava che gli lucidava la mano;

 -“Non credo; comunque” – disse tendendogli la mano -  “Luca Cermentini, molto lieto”.

Raccontò che faceva il  commercialista e che cercava un appartamento per mettere su uno studio. Ferri non era affatto ciarliero per indole, ma c’era qualcosa nel modo di fare di quell’uomo che lo spingeva a parlare senza freni: aveva – proprio lui! – spettegolato di tutti gli abitanti del suo stabile; si era del tutto convinto dell’impossibilità di trovare un posto adatto alle esigenze di quell'ometto, nel suo palazzo.

 –“Eppure mi servirebbe solo un posto tranquillo... Una stanza in una casa con una persona sola...”

-    “Vicino a lei, per esempio, ha detto che abita una ragazza.. Ma vive da sola?”
-   
-    “Come ha detto che si chiama quella ragazza? Valentina?”

Ferri si irrigidì. Scrutò l’uomo che ancora giocava col suo cane (non aveva mai smesso, parlava non guardando mai Ferri in faccia):

-“Io non le ho riferito nessun nome. Chi è, e cosa vuole?”

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