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Tenco a Tempo di Tango@Parioli

di Hagi (17/05/2007 - 16:19)

Al Parioli di Roma è in cartellone ancora fino al 20 maggio “Tenco a Tempo di Tango”, uno spettacolo di Gorgio Ugozzoli scritto da Carlo Lucarelli e diretto da Gigi Dall’Aglio. Sul palcoscenico, Adolfo Margotta e Mascia Foschi, con la collaborazione musical-attoriale di Alessandro Nidi (autore e arrangiatore delle musiche) al piano e Massimiliano Pitocco al Bandoneon.

Una prima considerazione da fare, dopo aver visto lo spettacolo è questa: le cartelle stampa, le notizie che avevo reperito in merito, mi avevano portato da tutt’altra parte: “Nel dicembre del 1965, 13 mesi prima di essere ritrovato nella stanza 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo, ucciso da un colpo di pistola alla testa,Luigi Tenco era andato in Argentina, dove rimase 10 giorni. Cosa ha lasciato, laggù, in quel viaggio. Cosa si è portato dietro. Cosa si è portato dentro. Il 27 gennaio 1967, dopo che la sua canzone è stata eliminata dal Festival di Sanremo, Luigi Tenco si chiude in quella camera d’albergo e si spara. Per qualcuno c’è qualcosa di poco chiaro, in quel suicidio, per altri non è neanche un suicidio, ma questo, adesso non ci interessa, questa è un’altra storia”. Ho preso posto al Parioli con queste parole che mi ronzavano nella testa, facendomi intravedere uno spettacolo difficile, contorto, esistenziale – così come lo era il manifesto della “Scuola Genovese”, di cui Tenco faceva parte. Erano le note che giravano per comunicati stampa, e che sono state ripetute dalla voce dello stesso Lucarelli ad inizio spettacolo. Quando Margotta-Faìna ha cominciato con il monologo di introduzione (mentre un lustrascarpe-pianista ascoltava pazientemente il suo sfogo), qualcosa ha cominciato a non tornarmi;

-“Ma a me ‘sta cosa fa ridere….”

La tetra locanda da immaginario Montalbàn-Chandleriano è andata via via svanendo, sostituita da un oasi di musica argentina. Le criptiche parole di una tanguera misteriose sono state scalzate dal dialogo vivace tra due personaggi in cerca l’uno dell’altro, fino ad un epilogo carino, ingentilito dallo sfondo delle musiche di Tenco. E di una radio gracchiante echi di libertà.

Bravi gli attori, eccezionali le doti vocali di Mascia Foschi, bella e carismatica nel suo “anti-velinismo”; centrati sia gli adattamenti di Nidi (eccellente performer) che l’accompagnamento di Pitocco: sarei stato curioso di vedere l’intero gruppo sul palco. Ma è stato molto bello anche così.

Un Lucareli parzialmente inedito, che fa sfogio di doti da commediografo davvero insospettabili.

Ma questa, è un'altra storia

Carino, lo consiglio.

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