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Archivio Maggio 2007

Concato@Auditorium Conciliazione

di Hagi (16/05/2007 - 15:50)

Concerto di Concato. Vado con mia sorella, la prima persona con cui abbia condiviso le canzoni dell’autore milanese, e mia compagnia abituale ai suoi concerti. L’ultimo fu quello di “Scomporre e Ricomporre”, un bel po’ di tempo fa. <br><br>Nell’articolo che ho scritto in merito al concerto (prima di vederlo), ho tracciato un’ideale linea di continuità con il precedente: anche in questo caso, la comunicazione del tour puntava molto sulla destrutturazione e ricomposizione dei pezzi. Niente di male. E’ normale che un artista abbia voglia di rimettere in discussione le proprie scelte, lo hanno fatto tutti, e tutti lo faranno. Quando E’ partita “Sexy Tango” con un bajon a cannone, però, qualche cattivo pensiero ha cominciato a farsi strada nella mia testa: <br><br> “che cacchio di scelta è?” <br><br> -“Sembrano i Subsonica che interpretano Modugno”. <br><br>-“C’è qualcosa che non va: è Concato, o Vasco?” <br><br> E’ lo stesso Concato che – quasi a giustificarsi – fa intravedere un brano di verità: ci informa che le richieste dei nuovi discografici sono chiare e nette, e prevedono un massiccio innesto di “Rock”, con le virgolette, negli arrangiamenti. Ascoltando il concerto, appaiono chiari sin da subito diversi livelli di ascolto: da una parte il Concato che difende le proprie scelte con unghie e denti (<i>Sulla Strada Romagnola, Canto, A Dean Martin, M’Innamoro Davvero, Rosalina</i>); da un’altra parte, il tentativo di compiacere le richieste dei discografici con degli interventi minimi (<i>Buonanotte Amore, Tienimi dentro Te, Troppo Vento</i) e, infine, il sacrificio dei vecchi arrangiamenti, in ossequio alle nuove esigenze, ma con alla base il desiderio di “reinventare” alcuni classici (è stato il caso – ahimé – del mio pezzo preferito, <i>E Ti Ricordo Ancora</i>, nonché di <i>Guido Piano</i>). <br><br>
Il concerto è stato – tutto sommato -  piacevole: Fabio è intrattenitore posato, ironico e rilassante, esattamente come le sue canzoni. <br><br>Francamente, però, non riusciamo a comprendere l’ottusità di chi ha voluto mettere le mani nella poetica di un cantautore con trent’anni d’esperienza, con delle assurde pretese giovanilistiche che hanno imbarazzato lui e non sono state capite da chi stava lì. La domanda è semplice: perché mettere le mani in un motore che funziona? Perché, invece di cambiare l’olio, si prova (con scarsa perizia) a lavorare cilindri e pistoni? Se parte una canzone, e tutto un teatro comincia a cantare, perché strozzare il canto in gola ad un pubblico animato da un sincero affetto musicale, con delle chitarre elettriche alla Van Halen sopra pezzi come “Sexy Tango”? <br><br>Comunque, al cantautore va tutta la nostra stima, rodata negli anni e da lui guadagnata con la capacità di sottolineare  - a volte con note volutamente melliflue, altre con melodie soavi come la bossa nova di cui è imbevuto – gli anni più spensierati della nostra vita. <br><br>

Sarà pure un caso, ma per gli atei anche la vita lo è.

A.M.

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