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Archivio Maggio 2007

Fiorello@Palalottomatica

di Hagi (06/05/2007 - 19:27)

Il varietà e l’avanspettacolo non sono morti. Fiorello, il mattatore, il capovillaggio più desiderato dagli italiani, l’ha dimostrato centrando i contenuti musicali di uno spettacolo costosissimo e riuscitissimo su “Ci son Due Coccodrilli” e sull’imitazione della Carrà; quanto di più musicalmente “colto”, nello spettacolo, è stato demandato da un paio di swing scritti da Luttazzi: molto belli e arrangiati e cantati molto bene; lo swing è cazzeggio, e Fiorello ce l’ha nel sangue. La scenografia ricorda quella delle paillettes della TV anni sessanta, il corpo di ballo è virtuale (lo si vede solo sugli schermi, Fiorello giura che stanno dietro le quinte, ma alle presentazioni riappaiono a video, e non in carne ed ossa sul palco); Cremonesi è spalla sostiutiva di Baldini, e funziona abbastanza bene. E poi suona bene, ha l’orecchio assoluto.
Fiorello è un personaggio radiofonicamente perfetto. La sua presenza scenica, infatti, è costruita sulla capacità di inventare estemporaneamente (o recitare scritti di autori bravissimi) sketches esilaranti, fidando su delle capacità imitative e comunicative fuori della norma. Ha una voce flessibilissima, e una velocità ferina nel cogliere spunti. Da calciatore, quello che voleva fare davvero nella vita (e non il ballerino), è un vero maestro del “dai e vai”: passaggio e scatto. Per radio, questa capacità ha effetti devastanti. Merito di trent’anni passati su palchi di ogni genere, dai villaggi al camioncino sulla piazza del paese; dal Festivalbar al Karaoke, infine alla Rai. Questo il percorso di una crescita armonica, formazione di un intrattenitore d’altri tempi.
Dal vivo, Fiorello guadagna l’aspetto mimico, che è ottimo. Ha la faccia di gomma, e un’espressione sempre beffardamente sorridente che riesce a coinvolgere: se vuole fa ridere, se vuole fa riflettere. Però, rispetto al furibondo ritmo della radio (la lingua è più veloce di un intero corpo), il ritmo è minore. Spazio ai monologhi sulle gioie della Paternità e sul dialogo tra figli e genitori, oppure alla berlina di Joaquin Cortés, meno spazio ai Martano o agli avvocati Messina (personaggi del suo programma radiofonico).
Insomma, spettacolo divertente, di intrattenimento trasversale sia culturalmente che anagraficamente: Tra platea e galleria, la composizione dell’uditorio è stata una delle più varie che abbia mai visto. C’erano comitive d’anziani, intere famiglie, gruppi di ragazzini, fanatici di W Radio 2, e c’era anche chi W Radio 2 non l’ha mai sentito. C’erano "Gerarchetti e Clarette", ma anche sofisticati intellettuali dall’aria compassata, intellettuali molto meno sofisticati che si sbellicavano come ragazzini. Tutti quanti usciti contenti, nonostante il biglietto fosse piuttosto costoso.
Un successo a tutto tondo, insomma, che non mi ha convinto del tutto esclusivamente a causa di un mio limite tremendo: l’incapacità di divertirsi senza pensare. Sono tornato alla macchina pensando al lavoro che mi aspettava, e recriminando di avere –sostanzialmente- perso tempo.

Mi devo far curare.

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