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Fornari-Fresi-Applebaum@Lian Club. Ovvero Boris Vian 4all

di Hagi (27/04/2007 - 19:47)

Se scrivi su qualcosa inerente a Boris Vian, devi stare attento. Attento a non misconoscere il significato profondo di una vita, la sua, riducendolo a quello trasmesso dal culturame egoide-egoista-egocentrico di certa sinistra rincoglionita dal rolex che porta al polso; attento a coglierne le sfumature con la giusta miscela di rispetto e canzonatura; attento – infine - a saperne parlare con lingua sempre agile e velenosa. Sennò, di Vian, che cazzo ne scrivi a fare?
Hai presente la classica serata al buio, quella in cui vai a sentire quel tuo amico che conosci come attore suonare il piano per accompagnare l’attore che invece canterà? Ecco, io c’ero. Al Lian Club, in via degli Enotri a Roma, il giorno della Liberazione. Costava 5 euri, ma sembrava una di quelle che ne costano 15. C’erano le liriche di Boris Vian, tradotte, adattate, recitate e cantate da Augusto Fornari, con l’accompagnamento di Stefano Fresi al piano e Mike Applebaum alla tromba.
Come “Ma chi cazzo è Boris Vian?” Ah, già, che non sei un intellettuale… Per chi scrive un articolo di divulgazione non lo è nessuno, quindi non offenderti. O meglio, fallo, ma non con prendertela con me, caro lettore: le regole non le faccio io, ma le subisco, proprio come te.
Boris Vian (1920-1959) ha scritto 10 romanzi, tra cui 4 thriller del genere hardboiled con lo pseudonimo di Vernon Sullivan, e un capolavoro a suo nome,“La schiuma dei Giorni”. La scelta dello pseudonimo fu dettata dal tentativo di aggirare la censura francese, ciò nonostante, più d'un suo libro venne censurato. La difficoltà che si incontra nel tradurre Vian – brillantemente superata da Fornari - risiede nell'originalità del suo linguaggio, un francese screziato di Argot e arricchito con neologismi onomatopeici e stravaganti, spesso ottenuti dalla fusione di più parole (celebre l'esempio del "pianocktail" della Schiuma dei giorni). Per darti un’idea, Raymond Queneau ha definito La schiuma dei giorni 'la più "spezzacuorente" commovente storia d'amore moderna mai scritta', mentre Daniel Pennac ‘un romanzo da leggere più volte nel corso degli anni: a diciotto anni prevale la griglia interpretativa della passione amorosa, a quaranta quella della critica sociale, a sessanta quella del pessimismo e della tragedia che tutto annulla’. Vian è stato il traduttore francese di Raymond Chandler; non lo sapevo, e ora mi toccherà leggere “Il Grande Sonno” pure in francese – dopo l’inglese e l’italiano!
Fu romanziere, autore di Teatro e di canzoni, novellista e poeta. Ma anche cineasta, musicista (suonava la “Minitromba” nei locali parigini) e pacifista militante. Le sue canzoni sono state interpretate da Nana Mouskouri, Juilette Gréco e Yves Montand (tra gli altri). La sua arte ispirò tanti creativi, primo tra i quali Gainsbourg, che ha pubblicamente dichiarato di essere stato ispirato a comporre liriche dall’ascolto di Vian.
Insomma, ‘n’omo de curtura co’ du’ cojoni così. Mica uno stronzo qualsiasi.
Quella appena descritta è – per sommi capi – la montagna che ha dovuto scalare l’audace Fornari. E l’ha fatto con una certa classe. Prima di tutto, la scelta delle liriche: non solo belle, ma anche traducibili senza troppa perdita concettuale; Tanto per dirne una, Je ne vourrai pas créver diventa “Io non vorrei crepare”. La recitazione è stata avvincente, l’introiezione del testo completa, e l’accompagnamento musicale – quando presente – sempre in linea con le atmosfere noir evocate. Il colpo d’ala del Perozzi, però, Fornari lo sfoggia con il Tango Interminabile, traduzione della canzone Tango Interminabile ded Perceurs de Coffre-Forts: qui il testo trova una sua felice “quadratura traduttiva” con la trasposizione in un romanesco vernacolare, che, ingoiando e digerendo un Argot da proto-Banlieue, restituisce un affresco trasteverino anni quaranta, con personaggi tipo Amnesia, er Ricottaro ed Er Cicoria che sognano, rubano, Sbucieno e riisognano, in un vortice di situazioni appese tra il neorealismo e la poetica Pasoliniana.

Ahò, ma che ho scritto?

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