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Archivio Marzo 2007

El Topo@Next Door

di Hagi (17/03/2007 - 11:54)

Quando ho deciso di andare al Next Door, credevo che Via della Divina Provvidenza fosse dalle parti del centro. Dal nome, nella mia testa bacata, era collocabile tra Largo Argentina e Campo de' Fiori. Inoltre l'invito reiterato da Adriano Lanzi, quello provocatorio di Omar Sodano ("Tanto nun vieni, sei 'n' sola!") mi hanno convinto a partecipare l'evento: un concerto di musica elettronica spinta. Ovviamente, sempre nella mia testa.
Come molti dei lettori di queste righe sanno, ho collaborato con Lanzi e Sodano un paio d'anni fa. La situazione ha funzionato per mille motivi, ma non funzionava per diecimila, quindi abbiamo deciso di allentarla. Io ho suonato un pezzo sul loro nuovo disco in uscita, e loro hanno messo su un line up con Batteria e Vibrafono. Suonavamo in trio (chitarra, basso e percussioni) con  basi preparate. Il repertorio era tratto dal lavoro "La Vita Perfetta", più altre composizioni - che tra un po' formeranno il  secondo LP di Lanzi e Sodano (ma non ho capito ancora se  uscirà a loro nome oppure come "El Topo"). Il suono creavamo era tra il Progressive di scuola Canterburyana e il Kraut (sono prodotti dai Faust) con delle venature di protoelettronica. Sonorità assolutamente particolari, caratterizzate da una sapiente ricerca di suoni e da un'astratezza formale di assoluta erudizione. Una musica magari un po' freddina, ma del tutto calcolata. I motivi per cui non decollò la situazione tra di noi (almeno secondo il sottoscritto - che però sta scrivendone, quindi ha potere dittatoriale sull'informazione in merito) era un vuoto dal punto di vista ritmico: Le percussioni sulla base non riuscivano a ritagliarsi lo spazio giusto nelle strutture dei pezzi; ci voleva la batteria, ma al tempo Adriano e Omar non la pensavano così.
Invece ieri c'era. E si sentiva. Mendolia ha suonato l'assolo di batteria migliore che abbia sentito dagli ultimi due anni a questa parte: un discorso astratto, fluido e coerente come una canzone, ordito sul canovaccio di una batteria elettronica che sembrava essere la traccia di un tema. Biondi al Vibrafono si è preso sulle spalle gran parte degli obbligati - originariamente campionati - e ha donato loro analogicità e diversa profondità sonora. Il Basso di Sodano riempiva l'ambiente, e la chitarra di Lanzi è stata "Beckerianamente" perfetta. Le basi, nel concerto di ieri, rimanevano dietro, a suggerire il senso della struttura, ma inglobate in un suono vero, suonato a grandissimi livelli. Un concerto davvero piacevole dal punto di vista performativo, a tratti esaltante. Meno Kraut e più Canterbury (ovviamente, dato il line up), delle nuove sfumature “jazzy” che – personalmente – ho apprezzato molto. Una musica sempre fedele all'idea di base che ha animato il progetto di Lanzi e Sodano sin dalla sua nascita, ma allo stesso tempo "di nuovo vestita", molto meno esoterica e criptica per il pubblico non del settore, che ora è in grado di entrare meno traumaticamente nell'universo compositivo di questi due pazzi visionari. Amici miei.

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