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Hammam alla Matriciana

di Hagi (28/12/2006 - 20:18)

Quando il mio amico Pietro mi ha informato di essere stato all’inaugurazione del nuovo Hammam “Acqua Madre”, in via di S. Ambrogio - dietro Piazza Mattei, una sezione del mio cervello è andata in modalità riservata con priorità di processo alta. In buona sostanza, da quel momento una parte di me ha pensato incessantemente a quando andarci e in che modo.

Poi oggi ho concretizzato. Ho cercato il posto su Internet, e sono riuscito a trovare una paginetta striminzita negli Annunci di Repubblica (http://annunci.repubblica.it/italia/attivita-servizi/salute-bellezza/medicina-alternativa-tradizionale/acqua-madre-hammam-lo-245462.html#), in cui c’era il numero di tel. Lì per lì l’assenza del sito web non mi ha dato affatto fastidio, anzi: ci ho letto dietro una logica di resistenza al grande fratello telematico. E’ stata una delle rare occasioni in cui praticare della dietrologia positiva.

Insomma, prendo il telefono e chiamo. Una voce cordiale mi informa di portare solo un costume a pantaloncino (lo slip non va bene, "preferiamo di no, se volete si può acquistare qui"; lo apprenderò quando, davanti al desk d’accoglienza, un tipo formulerà la domanda, a me rimasta in gola), il resto lo forniranno loro.

Mi viene detto che il percorso dura circa due ore, e costa 40 euro. Opziono anche un massaggio Ayurvedico – 60 euro, più 10 euro di asciugamano, ciabattine, busta di carta e guanto per peeling. Tutta roba rimasta lì dentro, adesso che ci penso. Dal di fuori , il posto si presenta come una palestra di livello medo-alto: nel centro di Roma, a due passi da Largo Argentina. Una vetrata con su scritto “Acqua Madre” offre ai passanti la reception, stilosa quanto basta ad attirare l’attenzione del professionista di passaggio.

Vengo accolto dal sorriso d’ordinanza di una ragazza – carina e gentile. Noto con piacere che dal 13 gennaio l’Hammam sarà aperto alle coppie tutti i sabato, ma lei non mi sembra entusiasta della cosa: anzi! Pare (io non lo so, non conosco il Maghreb) che i Bagni Turchi originali siano all’insegna della segregazione di genere. Le dico che stando a Roma, è possibile che l’ottica di riferimento possa essere Termale, e quindi tendenzialmente promiscua. Nemmeno faccio in  tempo a chiudere il concetto, che lei annuisce. Più tardi scoprirò il perché.

Un’inserviente mi conduce allo spogliatoio (piccolino), e mi aspetta fuori per portarmi al percorso. Mi spoglio con sotto la voce di Rosi che gorgheggia vocalizzi, mentre Toni Aquaviva canta in siciliano. Gesù. Prendo la bustina di carta con il nécessaire, ed esco. Seguo la ragazza mentre scende delle scale, ed arrivo in una sala a pianta irregolare di un’ottantina di metri quadrati. E’ il  Tepidarium. Devo disporre il telo su uno dei piani di marmo, su cui dovrò stendermi. Una ragazza mi verserà dell’acqua calda su tutto il corpo, un po’ come si fa col sugo degli arrosti. Non è male, mi devo anche voltare di schiena. Il tutto dura una ventina di minuti.

Mi viene spiegato il senso di questa pratica dalla ragazza (molto cordiale, ma stanca e apparentemente poco preparata tecnicamente): Il corpo si abitua al calore in modo progressivo e dolce, per poi passare al calidarium, che è il Bagno Turco così come lo conosce il frequentatore di palestre medio. Detto fatto: dopo altri 5 minuti di “fai da te” con le ciotole d’acqua calda, mi ficco dentro il bagno turco, praticamente identico a quello del Push Up, sotto casa mia. Una cocente delusione per chi si aspettava una sala grade, tipo il Nekombo di Ischia o il centro Termale di San Casciano. Sta di fatto che – masticando amaro – mi ci butto, e vi rimango per un po’. All’uscita, mi aspetta un massaggio con un sapone a base di noccioli di Oliva, emolliente. Il massaggio è piacevole, e prevede uno scrub integrale. I tempi sono molto dilatati, e questo è normale, ma purtroppo spesso si ha l’impressione di essere un po’ abbandonati a sé stessi, e questo non dovrebbe accadere, in un centro benessere. Si accumulano ritardi (anche se gli inservienti si scusano sempre, e molto educatamente). Insomma, rimango per un bel po’ sdraiato, in attesa della ragazza. La vedo mentre passa da un cliente all’altro con i secchi d’acqua – pesantini - , il guanto ruvido e le ciotole. In più, ogni tanto passa lo straccio per terra per limitare il bagnato; ha il suo bel da fare, insomma, e mi dice che lavora 4 ore al giorno, ma sono solo in due per tutta la sala. Alla fine  comincia il trattamento. Senza fretta, mi passa il guanto ruvido su tutto il corpo intriso di sapone all’oliva, e mi esfolia delicatamente, lasciandomi una pelle depurata, con i pori pronti a depurarsi nell’ultimo passaggio del percorso, il Frigidarum. La vasca del Frigidarum è la cosa più bella del centro (e infatti è l’unica foto che ho trovato sul web). E' posta in una stanza di circa venticinque metri quadri, con la volta a crociera in mattoncino cotto, ed un’illuminazione High Tech che fa la sua porca figura. La sorgente ricorda la rampa di lancio del disco volante di Goldrake; è un tubo dalla sezione rettangolare con gli angoli smussati, con la base dal lato più lungo, da cui esce a cascata morbida l'acqua tiepida. Delle bocchette immettono aria e muovono l’acqua, offrendo la possibilità di beneficiare di un idromasaggio tonificante  nell’acqua che – pur fresca – sarà sempre ad una trentina di gradi. Quindi, in questo Hammam si osserva la tripartizione Tiepido-Caldo -Freddo tipica delle terme romane. Ecco perché annuiva, la receptionist.

 

Finito il percorso, mi viene offerto un the verde (o scelgo io da una lista ben fornita), e mi leggo il giornale nella sala relax in attesa del Massaggio. Aspetto troppo, il giornale mi riporta al fluire del tempo, dicostandomi dal benessere (che non va notoriamente d'acordo con le prime pagine di Repubblica), e il the arriva tardi. Ogni tanto si sentono dei citofoni, e c’è un fstidioso andrivieni di inservienti e amministrativi nella sala: A tratti sembra di essere in un retropalco. Alla fine vengo introdotto da una ragazza in una delle tre sale destinate ai massaggi. Non c’è musica, ma non mi importa; non posso però fare a meno di notare che uno stereo c’è, ma non viene acceso. La sala è piccola e spoglia, ma il lettino è molto comodo, gli olii caldi e la massaggiatrice brava.

Io sono oramai rotto all’esperienza del massaggio: è quela zona di grigio che esiste tra il bianco del piacere e il nero del desiderio sessuale compulsivo. Ho imparato a sostenere con gran classe anche situazioni limite, come l’olio caldo frizionato dolcemente sulle cosce (interno ed esterno), ad altezza inguinale, mentre i capelli della bella ragazza mora accarezzano la mia panza. Il tutto – ovviamente - a pancia in su, essendo protetto solamente da un orrendo e microscopico sospensorio di carta.

Dopo 50 minuti, senza dirmi nulla per non disturbare il mio relax, lei esce dalla sala, dandomi il tempo per riprendermi e vestirmi. Ci metto poco, le sale massaggi mi mettono sempre un po’ d’ansia, se non c’è il massaggatore. Mi levo quei dannati slippini, indossando nuovamente i miei boxer, e vado a farmi la doccia.

L’uscita è il momento migliore: per quanto nulla di trascendentale, il posto rimane un piccolo centro benessere dal sapore etnico, e il trovarsi nel centro di Roma, nello straniamento da post-Ayurveda, è esperienza divertente.

Insomma, un bilancio medio, per un posto medio che costa come un posto buono. Secondo me, siamo dieci euro sopra.

Facciamo i conti: 40 euro per un percorso in un luogo così piccolo sono troppi, ma venti creerebbero un intasamento impossibile da sostenere. 30 è il prezzo suo. Per onestà, sottolineiamo che il massaggio è stato buono, e anche poco costoso, (60 euro contro i 70/80 di media)

Ci sarei andato pari, se solo non mi fossi scordato la busta di carta nello spogliatoio….

Voto? Un sette meno meno, per l’idea e l’impegno. Perfettibile, insomma.

 

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