Sessualità
Che cos'è la sessualità?
Secondo Wikipedia la sessualità è un aspetto fondamentale del comportamento dell'essere umano che comprende quegli atti (finalizzati alla riproduzione, alla ricerca del piacere ma anche sociali) che si sono sviluppati in relazione alle proprietà tipiche dell'apparato riproduttivo. Infatti l'ambito sessuale investe in modo massiccio tutta l'evoluzione e la crescita dell'individuo e coinvolge tutta la sua vita relazionale.
Il termine "sessualità" è riferito anche agli aspetti psicologici, sociali e culturali del comportamento sessuale umano, mentre col termine "attività sessuale" ci si riferisce più specificatamente alle pratiche sessuali.
Ecco, a me sembra essere un'ottima sintesi. In buona sostanza, quel complesso di atteggiamenti, frutto del vissuto individuale e sociale, che regola la nostra relazione con un elemento di sesso opposto (rimanendo per comodità in un ottica esclusivamente eterosessuale), attiene ala sfera della sessualità.
Nessuno però mi spiega se la sessualità ha un "verso". La domanda è: esistono una sessualità attiva e passiva? La sessualità si subisce e si impone? Le diverse sessualità si scontrano? Oppure siamo di fronte ad uno scambio osmotico, che cambia faccia seguendo un criterio soggettivo?
E poi: la sessualità è questione fisica, mentale o una commistione delle due cose? E se è così, in che misura Mente e Corpo si spartiscono la torta?
Credo che una risposta a questi interrogativi sia per forza di cose vincolata alla weltaschaung dell'individuo che si pone il problema. Se - ponendo l'esempio del mio caso - il quadro filosofico di riferimento attinge al bacino della cosmologia indiana, la risposta tenderà alla soggettivizzazione. Quindi una sessualità fondamentalmente mentale, con l'utilizzo del corpo come strumento della conoscenza Universale, polarizzata sulla relazione con un altro individuo. In definitiva, l'utilizzo del mondo individuale dell'altro come finestra sull'incommensurabile.
Marla Singer sostiene in Fight Club che quando si dialoga con un'altra persona, spesso invece di ascoltare si sta aspettando il proprio turno per parlare. Qualcuno, invece, utilizza il tempo di ascolto dell'interlocutore trasformando il suo discorso in qualcosa di compatibile col proprio vissuto. Io credo che un ottimo modo per imparare tanto dalla breve vita che abbiamo in usufrutto, sia anteporre il principio poetico a quello semantico. Piuttosto che stare appresso al senso del discorso che viene fatto, ci si lascia trascinare dal suono della mente, non il significato, ma il flusso di pensiero che la parola spesso nasconde, più che rendere manifesto. In buona sostanza, sponsorizzo su queste righe un approccio fideistico-visionario, che porti alla luce l'Arkhé, che rimetta in contatto le persone, invece di far trovare loro nuovi motivi al loro egoismo consumistico.
Per fare un esempio, a me è capitato un sacco di volte di parlare di un grande concerto, magari con persone che dividevano il desco col sottoscritto, mentre visualizzavo il goal di Di Canio al derby di due anni fa. Un successone . La pelle d'oca è un'emanazione dell'Arkhé. Chi parla di qualcosa di bello, spesso comunica sensazioni. Onde. Sono quelle che mi interessano, poiché le ritengo immanenti all'essere umani. Il pensarle come frutto di un'individualità, secondo me, è vicino al peccato di Ybris, Tracotanza.






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