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Babbo Normale

di Hagi (19/12/2006 - 12:00)

Non c'è niente di più triste di un Natale in mezzo agli adulti.

La festa della natività cade nel momento in cui i semi che gemoglieranno in primavera ancora riposano sotto la neve. Al di là dell'immensa portata filosofica e sociale del significato dell'incarnazione di Dio tra gli uomini, che di fatto sancisce l'idea tutta Monoteistca del primato dell'Uomo sulla Natura (con cui non sono d'accordo manco un po'), il Natale festeggia quindi il perpetuarsi della nostra specie, vincolata al ciclo di nascita e morte, stigmatizzata e metaforizzata in occidente dal Calendario Ecclesiastico.

Dice che Gesù Bambino è tutti noi, e Gesu Cristo in Croce è tutti noi. Dice.

Ora, però, si parla di Bambini, non di croci;

Come mai - mi chiedo - alla festa di Natale della Regione cui sono intervenuto ieri, ho visto dei ritardati vestiti da Babbo Normale, delle fichette vestite da Fichetta Natale, dei comici che facevano battute sul Natale di fronte a degli impiegati immersi nel Natale, e infine un coro che cantava canzoni di Natale, ma non ho sentito minimamente l'odore del natale?

Perché mancava il festeggiato. Ecco perché. Tra dirigenti, malamenti e presidenti, non ho visto ragazzini.

A tratti pareva Macabro: pareva "Il villaggio dei Dannati" al contrario. Quando l'assenza di bimbi costringe gli adulti a riempire un vuoto, avverto sempre l'amarezza di chi vede partire qualcuno per una guerra persa. La spenta vitalità di una segretaria un po' mignotta non risveglia nemmeno l'apatia da ufficio: figuriamoci un Natale con tanti regali e poco entusiasmo.

Insomma, il Natale non è morto, ucciso dalla spirale consumistica. Siamo morti noi, quando non siamo in grado di cogliere la sensazione di quando eravamo noi i festeggiati. Siamo morti noi quando impariamo a vedere il Natale come un'occasione per scambiarci i frutti del dissennato e stressante shopping natalizio, o per salutare quel vecchio zio che ci è sempre stato sul cazzo, ma tanto è per una volta all'anno.

Siamo morti noi, quando guardiamo la nascita di un bambino, senza essere in grado di coglierne il significato d'amore e speranza più profondo.

Buon Natale, Etere!

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