Hammam alla Matriciana
Quando il mio amico Pietro mi ha informato di essere stato all’inaugurazione del nuovo Hammam “Acqua Madre”, in via di S. Ambrogio - dietro Piazza Mattei, una sezione del mio cervello è andata in modalità riservata con priorità di processo alta. In buona sostanza, da quel momento una parte di me ha pensato incessantemente a quando andarci e in che modo.
Poi oggi ho concretizzato. Ho cercato il posto su Internet, e sono riuscito a trovare una paginetta striminzita negli Annunci di Repubblica (http://annunci.repubblica.it/italia/attivita-servizi/salute-bellezza/medicina-alternativa-tradizionale/acqua-madre-hammam-lo-245462.html#), in cui c’era il numero di tel. Lì per lì l’assenza del sito web non mi ha dato affatto fastidio, anzi: ci ho letto dietro una logica di resistenza al grande fratello telematico. E’ stata una delle rare occasioni in cui praticare della dietrologia positiva.
Insomma, prendo il telefono e chiamo. Una voce cordiale mi informa di portare solo un costume a pantaloncino (lo slip non va bene, "preferiamo di no, se volete si può acquistare qui"; lo apprenderò quando, davanti al desk d’accoglienza, un tipo formulerà la domanda, a me rimasta in gola), il resto lo forniranno loro.
Mi viene detto che il percorso dura circa due ore, e costa 40 euro. Opziono anche un massaggio Ayurvedico – 60 euro, più 10 euro di asciugamano, ciabattine, busta di carta e guanto per peeling. Tutta roba rimasta lì dentro, adesso che ci penso. Dal di fuori , il posto si presenta come una palestra di livello medo-alto: nel centro di Roma, a due passi da Largo Argentina. Una vetrata con su scritto “Acqua Madre” offre ai passanti la reception, stilosa quanto basta ad attirare l’attenzione del professionista di passaggio.
Vengo accolto dal sorriso d’ordinanza di una ragazza – carina e gentile. Noto con piacere che dal 13 gennaio l’Hammam sarà aperto alle coppie tutti i sabato, ma lei non mi sembra entusiasta della cosa: anzi! Pare (io non lo so, non conosco il Maghreb) che i Bagni Turchi originali siano all’insegna della segregazione di genere. Le dico che stando a Roma, è possibile che l’ottica di riferimento possa essere Termale, e quindi tendenzialmente promiscua. Nemmeno faccio in tempo a chiudere il concetto, che lei annuisce. Più tardi scoprirò il perché.
Un’inserviente mi conduce allo spogliatoio (piccolino), e mi aspetta fuori per portarmi al percorso. Mi spoglio con sotto la voce di Rosi che gorgheggia vocalizzi, mentre Toni Aquaviva canta in siciliano. Gesù. Prendo la bustina di carta con il nécessaire, ed esco. Seguo la ragazza mentre scende delle scale, ed arrivo in una sala a pianta irregolare di un’ottantina di metri quadrati. E’ il Tepidarium. Devo disporre il telo su uno dei piani di marmo, su cui dovrò stendermi. Una ragazza mi verserà dell’acqua calda su tutto il corpo, un po’ come si fa col sugo degli arrosti. Non è male, mi devo anche voltare di schiena. Il tutto dura una ventina di minuti.
Mi viene spiegato il senso di questa pratica dalla ragazza (molto cordiale, ma stanca e apparentemente poco preparata tecnicamente): Il corpo si abitua al calore in modo progressivo e dolce, per poi passare al calidarium, che è il Bagno Turco così come lo conosce il frequentatore di palestre medio. Detto fatto: dopo altri 5 minuti di “fai da te” con le ciotole d’acqua calda, mi ficco dentro il bagno turco, praticamente identico a quello del Push Up, sotto casa mia. Una cocente delusione per chi si aspettava una sala grade, tipo il Nekombo di Ischia o il centro Termale di San Casciano. Sta di fatto che – masticando amaro – mi ci butto, e vi rimango per un po’. All’uscita, mi aspetta un massaggio con un sapone a base di noccioli di Oliva, emolliente. Il massaggio è piacevole, e prevede uno scrub integrale. I tempi sono molto dilatati, e questo è normale, ma purtroppo spesso si ha l’impressione di essere un po’ abbandonati a sé stessi, e questo non dovrebbe accadere, in un centro benessere. Si accumulano ritardi (anche se gli inservienti si scusano sempre, e molto educatamente). Insomma, rimango per un bel po’ sdraiato, in attesa della ragazza. La vedo mentre passa da un cliente all’altro con i secchi d’acqua – pesantini - , il guanto ruvido e le ciotole. In più, ogni tanto passa lo straccio per terra per limitare il bagnato; ha il suo bel da fare, insomma, e mi dice che lavora 4 ore al giorno, ma sono solo in due per tutta
Finito il percorso, mi viene offerto un the verde (o scelgo io da una lista ben fornita), e mi leggo il giornale nella sala relax in attesa del Massaggio. Aspetto troppo, il giornale mi riporta al fluire del tempo, dicostandomi dal benessere (che non va notoriamente d'acordo con le prime pagine di Repubblica), e il the arriva tardi. Ogni tanto si sentono dei citofoni, e c’è un fstidioso andrivieni di inservienti e amministrativi nella sala: A tratti sembra di essere in un retropalco. Alla fine vengo introdotto da una ragazza in una delle tre sale destinate ai massaggi. Non c’è musica, ma non mi importa; non posso però fare a meno di notare che uno stereo c’è, ma non viene acceso. La sala è piccola e spoglia, ma il lettino è molto comodo, gli olii caldi e la massaggiatrice brava.
Io sono oramai rotto all’esperienza del massaggio: è quela zona di grigio che esiste tra il bianco del piacere e il nero del desiderio sessuale compulsivo. Ho imparato a sostenere con gran classe anche situazioni limite, come l’olio caldo frizionato dolcemente sulle cosce (interno ed esterno), ad altezza inguinale, mentre i capelli della bella ragazza mora accarezzano
Dopo 50 minuti, senza dirmi nulla per non disturbare il mio relax, lei esce dalla sala, dandomi il tempo per riprendermi e vestirmi. Ci metto poco, le sale massaggi mi mettono sempre un po’ d’ansia, se non c’è il massaggatore. Mi levo quei dannati slippini, indossando nuovamente i miei boxer, e vado a farmi la doccia.
L’uscita è il momento migliore: per quanto nulla di trascendentale, il posto rimane un piccolo centro benessere dal sapore etnico, e il trovarsi nel centro di Roma, nello straniamento da post-Ayurveda, è esperienza divertente.
Insomma, un bilancio medio, per un posto medio che costa come un posto buono. Secondo me, siamo dieci euro sopra.
Facciamo i conti: 40 euro per un percorso in un luogo così piccolo sono troppi, ma venti creerebbero un intasamento impossibile da sostenere. 30 è il prezzo suo. Per onestà, sottolineiamo che il massaggio è stato buono, e anche poco costoso, (60 euro contro i 70/80 di media)
Ci sarei andato pari, se solo non mi fossi scordato la busta di carta nello spogliatoio….
Voto? Un sette meno meno, per l’idea e l’impegno. Perfettibile, insomma.
Lanzi e Sodano Live With NEUMAX 23/12/2006
Pubblico molto volentieri il comunicato stampa della serata di Adiano Lanzi e Omar Sodano, due musicisti con cui mi fregio di aver collaborato in diverse, importanti esperienze. Al TUMA'S BOOK BAR Sabato 23 dicembre con INGRESSO GRATUITO, si presentano in duo, affiancati da Neumax, dando vita ad un contest Musicale e Visuale di grande qualità. Allego una mia recensione per E' Sabato, realizzata in occasione della loro prima uscita discografica; così, per dare un'idea.
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Lanzi - Sodano
Klangbad, 2004
I due musicisti romani approdano alla tedesca Klangbad di Irmler dopo aver intrapreso una strada di ricerca musicale di assoluta originalità. Il lavoro che ne è scaturito è acusticamente profondo, grazie allo spessore delle sonorità - ricercate con criterio scientifico - e alla rinuncia all’uso di campioni, in favore della costruzione di ogni singolo suono. Il brano d’apertura, Russ Meyer (e cogliamo l’occasione per ricordare il regista-icona del cinema indipendente americano, scomparso recentemente) riesce a coniugare la forma di una song con una ricerca sonora incline a certo minimalismo. L’album riesce ad appassionare sin dal primo ascolto, e nel genere è una nota di assoluto merito; raramente la destrutturazione musicale colta è accompagnata da un formalismo che la rende seguibile sin dalle prime battute. Ci è sembrato che la qualità del disco sia frutto di un viaggio nella sperimentazione, e in certa negazione della melodicità; il tutto, però, portato avanti da chi la melodicità la conosce, e la sfugge per puro piacere intellettual-sperimentalistico, senza alcun astio nei confronti del “cantabile”. Nel disco non sono presenti samples di terze parti, e tutti gli strumenti sono stati suonati dal vivo, campionati e lavorati.
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Andateci, ne vale la pena. Davvero.
Sessualità
Che cos'è la sessualità?
Secondo Wikipedia la sessualità è un aspetto fondamentale del comportamento dell'essere umano che comprende quegli atti (finalizzati alla riproduzione, alla ricerca del piacere ma anche sociali) che si sono sviluppati in relazione alle proprietà tipiche dell'apparato riproduttivo. Infatti l'ambito sessuale investe in modo massiccio tutta l'evoluzione e la crescita dell'individuo e coinvolge tutta la sua vita relazionale.
Il termine "sessualità" è riferito anche agli aspetti psicologici, sociali e culturali del comportamento sessuale umano, mentre col termine "attività sessuale" ci si riferisce più specificatamente alle pratiche sessuali.
Ecco, a me sembra essere un'ottima sintesi. In buona sostanza, quel complesso di atteggiamenti, frutto del vissuto individuale e sociale, che regola la nostra relazione con un elemento di sesso opposto (rimanendo per comodità in un ottica esclusivamente eterosessuale), attiene ala sfera della sessualità.
Nessuno però mi spiega se la sessualità ha un "verso". La domanda è: esistono una sessualità attiva e passiva? La sessualità si subisce e si impone? Le diverse sessualità si scontrano? Oppure siamo di fronte ad uno scambio osmotico, che cambia faccia seguendo un criterio soggettivo?
E poi: la sessualità è questione fisica, mentale o una commistione delle due cose? E se è così, in che misura Mente e Corpo si spartiscono la torta?
Credo che una risposta a questi interrogativi sia per forza di cose vincolata alla weltaschaung dell'individuo che si pone il problema. Se - ponendo l'esempio del mio caso - il quadro filosofico di riferimento attinge al bacino della cosmologia indiana, la risposta tenderà alla soggettivizzazione. Quindi una sessualità fondamentalmente mentale, con l'utilizzo del corpo come strumento della conoscenza Universale, polarizzata sulla relazione con un altro individuo. In definitiva, l'utilizzo del mondo individuale dell'altro come finestra sull'incommensurabile.
Marla Singer sostiene in Fight Club che quando si dialoga con un'altra persona, spesso invece di ascoltare si sta aspettando il proprio turno per parlare. Qualcuno, invece, utilizza il tempo di ascolto dell'interlocutore trasformando il suo discorso in qualcosa di compatibile col proprio vissuto. Io credo che un ottimo modo per imparare tanto dalla breve vita che abbiamo in usufrutto, sia anteporre il principio poetico a quello semantico. Piuttosto che stare appresso al senso del discorso che viene fatto, ci si lascia trascinare dal suono della mente, non il significato, ma il flusso di pensiero che la parola spesso nasconde, più che rendere manifesto. In buona sostanza, sponsorizzo su queste righe un approccio fideistico-visionario, che porti alla luce l'Arkhé, che rimetta in contatto le persone, invece di far trovare loro nuovi motivi al loro egoismo consumistico.
Per fare un esempio, a me è capitato un sacco di volte di parlare di un grande concerto, magari con persone che dividevano il desco col sottoscritto, mentre visualizzavo il goal di Di Canio al derby di due anni fa. Un successone . La pelle d'oca è un'emanazione dell'Arkhé. Chi parla di qualcosa di bello, spesso comunica sensazioni. Onde. Sono quelle che mi interessano, poiché le ritengo immanenti all'essere umani. Il pensarle come frutto di un'individualità, secondo me, è vicino al peccato di Ybris, Tracotanza.
Babbo Normale
Non c'è niente di più triste di un Natale in mezzo agli adulti.
La festa della natività cade nel momento in cui i semi che gemoglieranno in primavera ancora riposano sotto la neve. Al di là dell'immensa portata filosofica e sociale del significato dell'incarnazione di Dio tra gli uomini, che di fatto sancisce l'idea tutta Monoteistca del primato dell'Uomo sulla Natura (con cui non sono d'accordo manco un po'), il Natale festeggia quindi il perpetuarsi della nostra specie, vincolata al ciclo di nascita e morte, stigmatizzata e metaforizzata in occidente dal Calendario Ecclesiastico.
Dice che Gesù Bambino è tutti noi, e Gesu Cristo in Croce è tutti noi. Dice.
Ora, però, si parla di Bambini, non di croci;
Come mai - mi chiedo - alla festa di Natale della Regione cui sono intervenuto ieri, ho visto dei ritardati vestiti da Babbo Normale, delle fichette vestite da Fichetta Natale, dei comici che facevano battute sul Natale di fronte a degli impiegati immersi nel Natale, e infine un coro che cantava canzoni di Natale, ma non ho sentito minimamente l'odore del natale?
Perché mancava il festeggiato. Ecco perché. Tra dirigenti, malamenti e presidenti, non ho visto ragazzini.
A tratti pareva Macabro: pareva "Il villaggio dei Dannati" al contrario. Quando l'assenza di bimbi costringe gli adulti a riempire un vuoto, avverto sempre l'amarezza di chi vede partire qualcuno per una guerra persa. La spenta vitalità di una segretaria un po' mignotta non risveglia nemmeno l'apatia da ufficio: figuriamoci un Natale con tanti regali e poco entusiasmo.
Insomma, il Natale non è morto, ucciso dalla spirale consumistica. Siamo morti noi, quando non siamo in grado di cogliere la sensazione di quando eravamo noi i festeggiati. Siamo morti noi quando impariamo a vedere il Natale come un'occasione per scambiarci i frutti del dissennato e stressante shopping natalizio, o per salutare quel vecchio zio che ci è sempre stato sul cazzo, ma tanto è per una volta all'anno.
Siamo morti noi, quando guardiamo la nascita di un bambino, senza essere in grado di coglierne il significato d'amore e speranza più profondo.
Buon Natale, Etere!
Capi D'Anno
Il 18 dicembre scatta puntuale la riflessione sul senso del capodanno. In genere essa passa attraverso la valutazione dei 31 dicembre passati, in special modo l'ultimo, che consentono un bilancio, un'idea.
Ecco qui qualche esempio di progetto di capodanno. A cura dello Zio coi Baffi.
a) -A Capodanno vojo scopà-
Ti ritrovi il 31 notte in un posto talmente romantico che non ci credi, con la ragazza che ti è sempre piaciuta, nonostante tra voi sia finita da un bel po'. Lei sta con qualcuno che non vuole nominare, piange stringendosi a te, e mentre fuori i botti ricordano a tutto il mondo che giorno e ora sono, tu non riesci a circoscrivere quell'allucinante mal di testa, dovuto al Paté e a quel bianco francese lievemente muffato che da gioia del tuo palato è divenuto disastro della ua libido. Vomiti abbracciando la tazza del cesso, e quando torni nella stanza da letto lei dorme, mentre per te è troppo tardi per andare da un'altra parte, ma troppo presto per andare a dormire. Ti rivolterai nel letto come una salamandra tra le fiamme. riuscirai a dormire per un paio d'ore, per svegliarti con la notizia della morte di Giorgio Gaber.
b) -A Capodanno vojo sta' con gli amici e sgravare-
La domanda è: perché c'è gente che ti si ricorda come un panda strafatto mentre leggi "Io Pippo" a casa a Fregene di un tuo caro amico? Tu non te lo ricordi, e quello che ti è rimasto in mente lo vuoi dimenticare, ma non puoi.
c) -A Capodanno me ne voglio stare tranquillo, senza azioni eclatanti-
La cena con pochi amici, non tanto intimi da essere "di famiglia", ma sufficientemente vicini dal rendere inutili certe convenzioni. Il progetto è quello di una bella cena, qualche grande bottiglia, buona qualità da fumare e nient'altro di psicotropo. Al limite un film. A distanza di sei mesi, ti interroghi sul tuo ultimo capodanno, e non ricordi cosa hai fatto. Meno male che c'è la Moleskine!
d) -A Capodanno me ne voglio stare in famiglia-
Non esce sulla ruota di Via Nicotera dal 1989;
e) -A Capodanno non festeggio, faccio come se fosse un giorno normale-
Con sotto i pantaloni del pigiama di cotone azzurrino e dal taglio un po' largo, e sopra una canotta anni settanta, di quelle bianche a costine, ostenti al mondo (che non ti può vedere) un paio di ciabatte marroni, orrende. Tu le hai sempre odiate, ma ora sei concentrato sulla loro comodità. La Tv ti regala un Pippo Baudo che fa il conto alla rovescia. Cambi canale, ma non c'è un cazzo. Alle due di notte snoccioli tutti i nomi dell'agendina come Verdone su Un Sacco Bello, ma i cellulari non prendono. E tu un po' lo sapevi. Ti vesti, esci per andare in Centro, e comincia il tuo viaggio supponente nel mondo dell'Etologia sociale. Ti sveglierai in una camera di S. Lorenzo, su un materasso matrimoniale posato su cassette del mercato, accanto ad una Calabrese di 85 chili. E piangerai, Dio, se piangerai....
f) -A Capodanno me ne vado a Parigi/Londra/Amsterdam/Barcellona/Praga;
Abortito.
In conclusione, dire che Capodanno è un giorno come un altro assomiglia da vicino al concetto Zemaniano di Derby. Della serie, anche i maestri qualche stecca, ogni tanto, la prendono. Il problema è il relazionarsi correttamente al concetto di Fine/Principio. E' un funerale che gioca accanto ad un battesimo.
Un Bel DVD. Ecco cosa manca.
Diventerebbe il punto G.
Vi rendete conto?






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