Un Racconto di Formazione
L'Appuntamento era al Mamiani, alle 11:15 del mattino. Il suo vecchio liceo. Lo scopo era parlare con il preside, per sondare il terreno tra i ragazzi per la costituzione di un coro scolastico.
Le implicazioni erano infinite.
Quant'è che non ci entrava? Fece due calcoli; era uscito nel 1992, ma si era fatto sicuramente l'occupazione del 1993, e forse ci era rientrato, saltuariamente, fino al 1995. Poi gli amici avevano terminato il ciclo di studio, e il suo Liceo era diventato territorio di altri, definitivamente. Non conosceva più nessuno.
Ma dal 1995 al 2006 erano passati altri undici anni. Due generazioni.
Così fece due calcoli: se al liceo ci si entra a quattordici anni, per uscirne a diciotto/diciannove, i quartini di adesso erano nati nel 1992.
Tirò un sospiro meditabondo, ed entrò, non potendo fare a meno di notare una serie di particolari.
Il primo fu il cancello elettrico, dal quale vide uscire una Polo nera guidata da un liceale.
Il secondo un ascensore e una pedana per disabili, che non c'erano, né erano mai state all'ordine del giorno in qualunque assemblea.
Il terzo delle teche nell'atrio del primo piano, di fronte alla presidenza, contenenti antichi strumenti di laboratorio;
Il quarto era quello che l'aveva colpito di più.
Si trattava del busto di Terenzio Mamiani (c'era sempre stato), ma con di fronte una targhetta esplicativa attraverso la quale dei minorenni lo informavano intorno a cose che lui non aveva mai saputo. Si sentì scandalizzato.
Dopo il preside, parlò coi due rappresentanti d'Istituto. In realtà non parlava tanto, ma li osservava agire e muoversi. Forse lui non si era mai mosso in un modo così adulto. Mentre quei ragazzi gli parlavano, lui pensava di far compilare loro il suo settequaranta-o-come-diavolo-si-chiama-adesso-il-modulo-per-la-dichiarazione-dei-redditi.
Di contro, aveva considerato come oramai fosse irrimediabilmente più vicino al corpo docente che non agli alunni.
All'inizio rabbrividì. Poi Saturno gli indicò, per la prima volta dopo anni, la migliore disposizione d'animo da avere in quella nuova situazione.
Rajendra era cresciuto, ed aveva avuto l'occasione di verificarlo con un metro oggettivo. Una grande fortuna.
Vedeva dei ragazzi camminare, giocare a pallone, fumare sigarette, tradire abitudini onanistiche.
Vedeva della ragazze belle, sfacciatamente innocenti, ridacchiare senza motivo con altre coetanee, più timide e introverse. Leggeva in tutti loro tanti percorsi, sovrapponendoli ad altre facce dei suoi tempi. Diverse, ma negli stessi spazi d'allora.
Lui vedeva in loro il tempo che era passato. Rientrava tra quelle mura avendo un significato diverso da quello avuto prima. Alcuni di quei ragazzi erano nati che lui il Mamiani già non lo conosceva più.
Il periodo del liceo era lontano da lui quanto una intera vita per un adolescente.
E tutta quella masnada di ragazzini erano la misura del tempo passato mentre credeva di averlo sospeso. Saturno, glielo aveva suggerito Saturno; lo stesso che gli aveva fatto saltare la partita della Nazionale per andare a prendere la nipote all'uscita della riunione Scout del mercoledi.
Rajendra stava risvegliandosi dal coma.
Così partì, casualmente, il percorso di elaborazione del lutto dovuto alla perdita della madredi vent'anni prima.
Un'altra storia da niente, quella...
Un'altra, appunto.






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