Ritorno al Futuro
Improvvisamente era arrivato il due ottobre. Era successo così, normalmente, e Hagi si era trovato a vivere la vita che aveva condotto fino al luglio precedente. Certo, qualcosa era fuggito via. Un gruppo musicale, mezzo ufficio (l'altra metà, come sarebbe finita?) un dottorato che gli scivolava via tra le dita e un giornale che aveva cominciato a chiamarlo con meno frequenza.
Ora, però, era tornato l'eterno presente, testa del passato e coda del futuro, a bussargli nella testa. Il Due ottobre. Gli sembrava una data messianica, speciale, come il giorno di Natale, oppure la festa dei lavoratori. Si trattava - al contrario - di un simulacro di normalità, un appiglio a quella splendida mediocrità tanto invocata da Saturno, suo fedele compagno da un bel po'. Zimmi era andata via, ed era stata l'ultima. Tutti, adesso, sembravano sapere che Hagi avrebbe dovuto stare solo, in meditazione e contemplazione dell'abisso. Solo così, pensavano, avrebbe potuto uscire da quella melma. Solo così avrebbe potuto ordire una strategia, preparare una riscossa.
E Hagi, nel suo nuovo stato di solitudine ascetica, aveva imparato a pensare solo in indicativo presente. Un buon inizio.






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