Etologia Minorile
"...Ehi...."
Il Bimbo attira la tua attenzione, mentre cerchi di concentrarti sulla guerriglia Naxalita indiana.
"E' vero che il pelopappili volava?" (E' vero che lo Pterodattilo vola?)
E' andata. Pazienza, riprenderai dopo. Per ora sei costretto a guardarlo, mentre lancia un pupazzetto a forma di Pteronadon ("nae pelopappili, è pelopalon... Ola vào plendere pelopappili e facevamo la lotta")
-Oddìo-
Si lancia per le ripide scale corchianesi, tuffandosi nel cestone dei giocattoli, e prende un altro lucertolone alato (con la coda). risale a velocità supersonica ("hai vitto? eo come il fùmmine") e ti porge lo pterodattilo. Niente lotta, il lungo viaggio per le scale lo ha ispirato alla collaborazione; così andate a pesca sulla moquette verde, riuscendo ad acciuffare nientemeno che una guarnizione usata. E poi volate, tra le pareti della mansarda, diventata brodo primordiale.
Ma si, alla fine ci hai guadagnato, barattando il lontano con l'inesistente. L'adulto con l'infantile. L'accademico con il filosofico. Ci hai guadagnato, si, anche se per scrivere queste righe ti sei distratto un po', mentre lui si vestiva tutto di biancazzurro, assicurandosi un futuro di sofferenze, e un presente di grandi soddisfazioni.
E il suo presente diventa il tuo passato, e negli occhi sorridenti di questo fagiolino di quattro anni rileggi tutta quella inconsapevole speranza che avevi tu, e chiunque abbia avuto quell'età prima e dopo di te. Pensi a tutte le scelte che hai fatto nella tua vita, nella segreta speranza di fermare il tempo e di rallentare il naturale processo degenerativo di quel sorriso. Pensi all'incoscienza, grande timoniere delle tue scelte. Pensi alle delusioni di allora, e le paragoni a quelle di adesso. In comune hanno quella disperata incredulità di chi si ostina a pensare che il mondo è un luogo meraviglioso, costruito proprio a tua misura. E tutte le volte che la tua testa si schianta, cercando di abbattere l'ostacolo alla tua utopia, è come se fosse la prima.
Quante volte ti è capitato, uomo? Quante volte ti si è sfaldato il bello che avevi nelle mani? Hai sempre tenuto botta, e sei sempre andato avanti. Magari ripartendo da un po' più dietro. Non sei stato baciato da una fortuna sfacciata, e lo sai; così come sai che nulla ti sarà perdonato. Ma conosci anche tutta la forza nata da questa consapevolezza. E sai, lo senti dentro, che se da qualche parte arriverai, lo farai non perdendo mai il gusto di guardare gli altri negli occhi, e te stesso allo specchio senza abbassare mai lo sguardo.
E per fare in modo che quanto scrivi possa avere senso, vai.
Vai a giocare alla palla con il tuo nipotino. Svuota la mente, lava la tua anima con il sudore frenetico di chi ancora si sa stancare per gioco.
E chi non beve con me, Peste lo colga!






Ultimi commenti