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Archivio Settembre 2006

Ah, cominciavo a preoccuparmi....

di Hagi (29/09/2006 - 10:39)

Della serie, la società dei consumi: Ecco che fine aveva fatto QUELL'ORDINE...

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Gentile Utente,

Grazie per aver sottoscritto la nostra proposta !
Nei prossimi giorni le sarà spedito, in imballaggio completamente anonimo, il kit "Hot Buster" con il quale potrà trasformare in momenti indimenticabili tutte le sue serate in dolce compagnia !

Il kit da lei scelto comprende:

- 1 Vibromassaggiatore per vagina
- 1 Vibromassaggiatore anale ( con pompa )
- 2 Confezioni di lubrificante
- 1 paio di slip/perizoma maschile
- 1 Catenella con pinze per capezzoli
- 1 Confezione "Fisting" di guanti in lattice ( neri )
- 10 Condom al gusto Frutti di bosco.
- 2 DVD Gay collection 2004/05


La merce sarà consegnata all'indirizzo da Lei fornito e confermato nella nostra precedente email ( all'indirizzo : hagi@asus4.it ) , potrà pagare sia con assegno che in contanti direttamente al corriere. La cifra del kit " Hot Buster" da Lei ordinato è di 490€.
________________________________________________________________________

....Ovviamente ho messo il  mittente dell'e-mail nella posta indesiderata, ma vi immaginate se dovesse arrivarmi a casa davvero l' "Hot Buster"?

-Nessun Problema-

......Metto tutto su e-bay.......

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Due Parole su Saturno

di Hagi (27/09/2006 - 18:46)

Van Prasht. L'esilio nella foresta.

Soffre. Scalpita. Si muove in maniera sterile, scomposta e dispendiosa, per non ottenere altro che ansia di prestazione, e quella sgradevole sensazione di rincorrere invano tutto e tutti.

Saturno lo costringeva a stare rintanato. Non gli piaceva, sapeva che era dannoso, ma non poteva fare altrimenti.

Il suo bisogno era il pubblico, l'esercito da comandare, gli sguardi da rapire; il pianeta dagli anelli lo poneva di fronte ad un esilio forzato. Se la sua testa volgeva sempre da una parte all'altra, in un moto perpetuo e iperattivo, Saturno gliela inchiodava in un circolo meditativo feroce, in cui l'unica attività poteva essere guardarsi dentro.

E quello che vedeva, mica gli piaceva. Non capiva se doveva cambiare lo sguardo su sè stesso, oppure le proprie azioni. Non riusciva a mettere a fuoco se fossero le sue azioni a renderlo così, oppure se esse erano poca cosa perché lui stava in quello strano, inedito stato di coscienza.

Di fatto, lui sapeva tutto questo. Conosceva il proprio quadro astrale. Aveva consultato diversi tipi di Oracolo. Aveva pregato. Poi si era rifugiato nella mens più pura. Era riuscito ad epurare tutto ciò che di sensibile-sensuale ponesse barriere alla coscienza più cristallina. Fatta eccezione per qualche fugace atto onanistico, estemporaneo e necessario.

Era solo, cosmicamente solo.

Ce l'aveva, la capacità di andare a fondo nelle cose, ma non riusciva a tenerla per più di tanto. Questo - lui lo sapeva - era ciò che Saturno pretendeva da lui. Il pianeta dell'anzianità, della maturità e della consapevolezza, lo schiacciava con tutto il peso delle infinite vecchiaie di cui è stendardo. Doveva imparare ad essere più saggio. Doveva volgere quel senso avviluppante, "marmellatoso", da sabbia mobile, in un concetto positivo. Non poteva essere tutto negativo, doveva esistere una lettura di quell'orrore che avesse un senso.

Parlava con sé stesso, ribattendosi e contrattaccando:
__________________________________________________________________________________

-"Tutta la vita di un uomo potrebbe essere governata solo dal caso. La scienza dimostra che tutto, in natura, tende al Caos ";

-"Vero. Però l'intelligenza umana è andata progredendo sempre grazie alla capacità di pensiero organico e astratto";

-"L'uomo è animale mammifero. Classificato (Sapiens Sapiens), come qualsiasi altra forma di vita sulla terra";

-"L'uomo è animato da una sete di conoscenza, unico caso tra gli esseri viventi";

-"Non puoi asserirlo con sicurezza";

-"Attraverso la vista giusta, si può realizzare che viviamo in un puntino insignificante. Guai a pensare che lo scopo sia tutto qui";

-"E perché?"

-"Perché in questo caso, l'essere umani, e quindi votati alla conoscenza, diverrebbe inutile, e solo dannoso per l'ecosistema";

-"E' esattamente come la penso io";

-"No, ti sbagli, ti devi sbagliare. E' necessario un atto di fede. Una fede positiva, e logica. La fede nel bene. Nulla si crea e nulla si distrugge. Partire da qui. E imparare a trasformare il male in bene, il vile metallo nell'oro. Procedere, senza frustrarsi mai, perché si ha chiaro il risultato che si vuole. Non troverai la pietra filosofale, ma scoprirai basi e acidi. E la  vita avrà avuto un senso, quello di una ricerca, frustrata solo in apparenza. Sono i nostri figli. Sono loro che cercheranno quello che noi abbiamo trovato, e troveranno ciò che a noi è sempre stato negato. Ma questo, val bene la vita. E basta, non voglio più ascoltarti."
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In buona sostanza, si barcamenava in questo genere di pensieri. Ma quel basso continuo nella sua testa gli imponeva di scegliere: doveva uccidere uno dei suoi due sè-stessi, e non riusciva a decidersi, come l'Asino di Buridano.

E come mio nipote.

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Non ci credo, Non ci credo e non ci credo!

di Hagi (22/09/2006 - 17:01)

Il taccuino indiano in onda ieri sera mi racconta il miracolo indiano. Lo fa nel solito modo. Parlano della familiarità indiana al pensiero matematico (ci feci un intervento nella prima conferenza organizzata da Italindia alla sala Gessi dell'Università, nel 1999; quindi il paragone lo trovo giusto ma datato); poi Bangalore e il decentramento dei servizi. E la compatibilità dell'identità indiana con un lavoro globalizzante. E il miglioramento dello stile di vita.
Ma non ci credo. Non ci credo. Mi suona tutto falso. L'India? la qualità in India? Ma se compri qualsiasi cosa fatto in India, lo sai già che ti si romperà nel giro di una settimana. Il lavoro zelante? Forse ad alti livelli, ma gli indiani sono geniali nel cercare di lavorare poco e guadagnare molto.
E poi mi suona come un euro di latta la felicità simultata di operatori di Call Center, tutti felici del loro nuovo stile di vita. Se non proprio falsa, miope: ho visto una situazione del genere in Italia negli anni novanta, e mi sono fatto un'idea della curva che si è disegnata in dieci anni. Basta farsi un giro ad Atesia. Altro che "se sorridete, si sente al telefono": chi ha un lavoro che consiste nel parare i giusti colpi destinati ai ricchi colpevoli, e lo fa sotto sfruttamento, e a due soldi, non c'ha proprio un cazzo da ridere. l'Ottimismo finirà.  E tremo pensando al collasso economico che potrebbe derivare dall'accentramento di tutti i servizi di lingua anglosassone in un solo paese. Ma ce la saremo cercata. Anzi, ve la sarete cercata. Io ve l'avevo detto.

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Etologia Minorile

di Hagi (20/09/2006 - 10:31)

"...Ehi...."
Il Bimbo attira la tua attenzione, mentre cerchi di concentrarti sulla guerriglia Naxalita indiana.
"E' vero che il pelopappili volava?" (E' vero che lo Pterodattilo vola?)
E' andata. Pazienza, riprenderai dopo. Per ora sei costretto a guardarlo, mentre lancia un pupazzetto a forma di Pteronadon ("nae pelopappili, è pelopalon... Ola vào plendere pelopappili e facevamo la lotta")
-Oddìo-
Si lancia per le ripide scale corchianesi,  tuffandosi nel cestone dei giocattoli, e prende un altro lucertolone alato (con la coda). risale a velocità supersonica ("hai vitto? eo come il fùmmine") e ti porge lo pterodattilo. Niente lotta, il lungo viaggio per le scale lo ha ispirato alla collaborazione; così andate a pesca sulla moquette verde,  riuscendo ad acciuffare nientemeno che una guarnizione usata. E poi volate, tra le pareti della mansarda, diventata brodo primordiale.

Ma si, alla fine ci hai guadagnato, barattando il lontano con l'inesistente. L'adulto con l'infantile. L'accademico con il filosofico. Ci hai guadagnato, si, anche se per scrivere queste righe ti sei distratto un po', mentre lui si vestiva tutto di biancazzurro, assicurandosi un futuro di sofferenze, e un presente di grandi soddisfazioni.

E il suo presente diventa il tuo passato, e negli occhi sorridenti di questo fagiolino di quattro anni rileggi tutta quella inconsapevole speranza che avevi tu, e chiunque abbia avuto quell'età prima e dopo di te. Pensi a tutte le scelte che hai fatto nella tua vita, nella segreta speranza di fermare il tempo e di rallentare il naturale processo degenerativo di quel sorriso. Pensi all'incoscienza, grande timoniere delle tue scelte. Pensi alle delusioni di allora, e le paragoni a quelle di adesso. In comune hanno quella disperata incredulità di chi si ostina a pensare che il mondo è un luogo meraviglioso, costruito proprio a tua misura. E tutte le volte che la tua testa si schianta, cercando di abbattere l'ostacolo alla tua utopia, è come se fosse la prima.

Quante volte ti è capitato, uomo? Quante volte ti si è sfaldato il bello che avevi nelle mani? Hai sempre tenuto botta, e sei sempre andato avanti. Magari ripartendo da un po' più dietro. Non sei stato baciato da una fortuna sfacciata, e lo sai; così come sai che nulla ti sarà perdonato. Ma conosci anche tutta la forza nata da questa consapevolezza. E sai, lo senti dentro, che se da qualche parte arriverai, lo farai non perdendo mai il gusto di guardare gli altri negli occhi, e te stesso allo specchio senza abbassare mai lo sguardo.

E per fare in modo che quanto scrivi possa avere senso, vai.

Vai a giocare alla palla con il tuo nipotino. Svuota la mente, lava la tua anima con il sudore frenetico di chi ancora si sa  stancare per gioco.

E chi non beve con me, Peste lo colga!

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Nipotame

di Hagi (18/09/2006 - 16:21)

Dopo la splendida giornata di ieri (dove prima ho assistito ad una débacle Laziale allo stadio, ho suonato in un concerto con la Big Band qui a Corchiano - manco male, ma un caldo feroce, nel retrobottega del Bar del Borgo/Già Circolo degli Anziani - e infine ho discusso ferocemente con un losco figuro, qui a Corchiano), sono tornato qui, nella bella casetta nella Bassa Tuscia con la scorsa generazione e la futura, vale a dire mia madre e mio nipote. Saverio preferisce Corchiano a Roma, e pare lo preferisca anche al Mare. Potrebbe darsi che menta, ma gi indicatori sono importanti. Tre generazioni che si ritrovano in un'armonia pressoché perfetta, non possono mentire.
Qui si sta bene. Per questo me ne vojo annà.

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Corchiano

di Hagi (16/09/2006 - 11:40)

Caro Etere,
Ti regalo ancora una volta qualche riflessione personale, anzi, qualche pensiero ad alta voce. Calcato, direi, anzi, grassetto. L'abbraccio di Corchiano comincia a diventarmi stretto, al momento. Come sempre nella mia vita, quando sento una situazione avvolgermi integralmente, tendo a divincolarmi. Lo facevo quando ero bambino con gli abbracci dei parenti, l'ho fatto da adolescente con la ritrosia e la timidezza nei rapporti profondi con donne e amici, lo faccio in età adulta, con questa strana, patologica incapacità a trattenere un lavoro serio e normale.
Insomma, Corchiano comincia a soffocarmi. Niente contro a questo meraviglioso paese, ma ho bisogno di tenerlo nel cuore senza che lui tenga me. Le feste stanno per finire, insieme a questo strano limbo, trascinatosi oltre ogni misura. Realizzo adesso, insieme a te, caro Etere, che forse desidero tornare a Roma, voglio provare ad alzare la testa contro questo disastro esistenziale che mi sta scavando dentro. Ancora impegni Corchianesi mi terranno qui, per un po'. Ma sento che il ritorno sta per avvenire. La testa ha già cominciato l'anelito urbano. Forse ne uscirò.

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La Macchina del Tempo

di Hagi (15/09/2006 - 10:11)

...Nemmeno faccio in tempo a gridare al mondo il disperato bisogno di circolarità, che subito un commento (di nessuno di voi tre - adesso quattro - lettori di queste righe) mi precipita in una dimensione morbida, profumata di bagnoschiuma e borotalco e dolce come le albicocche secche a piazza Navona il giorno dell'epifania. Oddìo, se chiudo gli occhi e rifletto, vedo anche litigate furibonde con spilungoni supponenti, e vedo anche degli occhi azzurri un po' interrogativi, un po' accusatorii, mezzi pieni e mezzi vuoti che rincoglioniscono con il loro silenzio assordante. Però vedo altri occhi azzurri, su un muso nero, occhi che non ci sono più. Quanta musica nelle vite di chi ha avuto adolescenze tarde. Se poi è progressive, il ritardo di crescita è assicurato: non è da tutti passare gli anni socialmente formativi in una cantina, per uscirvi con delle suites di mezz'ora, ad appannaggio di quarantenni ingegneri calvi in visibilio. Un periodo difficile, con tanta musica e poche donne. Di altri. Ma oggi siamo qui, in virtù di scelte - più o meno consapevoli - operate in passato. Le nostre professionalità, i nostri gusti, i nostri sguardi su ciò che ci circonda sono frutto (maturo assai, al limite del marcio) di quanto abbiamo fatto in passato. E se casa mia è la casa del mondo, è perché ho cominciato bene, quindici anni fa. Ciao, Cristì!

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Misantropia Estatica

di Hagi (12/09/2006 - 23:00)

Sul piccolo paese si è abbattuto un nubifragio, ma la vecchia casa ha tenuto, meglio di altre volte. Un po' come questo straniamento che non mi abbandona, fatto di letture svogliate, chiacchere telefoniche e tanta, tanta chitarra.

Il chitarrista classico non vuole andare in vacanza, e in sei corde di nylon cerca il senso di un'esistenza solipsistica. Coglie nel reiterato movimento della mano destra, sempre uguale, ma sempre diverso, un avvicendarsi di storie fluttuanti nell'aria. Accoglie il calore sereno di un paese generoso ma a volte spietato. Il chitarrista classico - simpaticissimo - tocca note che furono di altri con il suo strumento sgangherato e speciale. E grida, al mondo sordo e isterico, il suo bisogno disperato di circolarità. 

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Tre diversi unici settembre

di Hagi (11/09/2006 - 12:38)

Oggi cade l'anniversario dell'11 settembre. Il giornalista indiano P. Sainath ci invita a scegliere quello che preferiamo: quello del 2001, in cui due aerei facevano crollare due torri di 300 metri (delle quali Renzo Piano aveva decretato l'impossibilità di stare in piedi) e insieme ad esse il sogno egemonico di una superpotenza orfana dell'altra. Dopo cinque anni, il mondo è meno sicuro. L'ombra del terrorismo incombe su di noi, ma il "nemico" colpisce ovunque. C'è una bella differenza con gli anni settanta. Il terrorismo politico non fa paura quanto quello a matrice integralista-religiosa. E' il farsi saltare in aria, la scarsa considerazione della propria e altrui vita che mette paura. Perché è vincente.
Guerre, prigioni segrete, contrazioni protezionistiche, il modo - tanto piccolo - che rischia di ridiventare molto vasto. Molto è cambiato, e molto cambierà. La Cina, l'India e l'Asia in via di compattamento fanno tremare gli analisti occidentali; L'Europa Unita rischia di mancare l'appuntamento con la storia, a causa della pressione Americana a occidente e quella Asiatica a Oriente; su tutto questo l'ombra di oltre un miliardo di Mussulmani che reclamano la loro parte di torta.

Desolante.

Il regme capitalistico, basato sulla modulazione dell'offerta su una domanda che si sta facendo sempre più insensatamente forsennata, ci sta portando tutti alla fine. oggi possiede l'automobile solo un cinese su settanta. Eppure la soglia di inquinamento in Cina scalda il Globo più dell'Europa intera. E i cinesi vogliono la macchina, così come volevano la lavatrice e la bicicletta soto Mao. E l'avranno.

Poi c'è l'11/9/73'

Dove Allende si levò la vita nel palazzo presidenziale di Santiago assediato dai militari capeggiati da Pinochet, capeggiato da Kissinger, capeggiato da Nixon, capeggiato dal Popolo Cojone Statunitense. Tutto questo, ovviamente, per salvare la Terra dal pericolo Comunista. Poco importa se il regime di Allende fosse socialista, e non comunista. Poco importa se aveva l'appoggio popolare. Sono cose che gli americani vedono solo quando fa loro comodo. Salvo poi pentirsi a ciclo storico concluso. Un po' come le prigioni extraterritoriali della Cia - illegali e contrarie alla convenzione di Ginevra - come Hamas nei territori Palestinesi (che ha il 90% dei consensi da metà degli anni 90'), o come quel contadino che chiudeva il recinto una volta scappata l'ultima pecora. 
E fin qui, niente di particolarmente innovativo. Anche il paragone con il 73' è stato colto subito, da analisti, cabalisti e registi cinematografici.

 E' l'11/9/1906 che manca all'appello.

E sì che oggi ne ricorre il centesimo anniversario!
In questa data, Gandhiji cominciò la sua Sathyagraha in SudAfrica. Di tutti gli 11 settembre, osserva Sainath, quello di Gandhi è stato l'unico a cercare di cambiare il mondo in meglio. Alla radice del 73' c'era l'adagio Nixoniano "lasciate gridare l'economia", attraverso l'imposizione del modello Liberista di Pinochet, imposto con la forza in sostituzione del dirigismo Allendiano (altro che pericolo ideologico!); le basi dell'attacco alle Twin Towers sono di natura economica, a denunciare la sperequazione tra Occidente e Terzo mondo, tra Imperialismo e sottomissione neocoloniale.
Solo Gandhi cercò di cambiare il mondo avendo come ispirazione, direttrice e scopo ultimo la dignità umana, il rispetto per la persona.
E' strano come suoni antiquato, oggi, un messaggio che vede il denaro come un mezzo, e l'uomo come fine.

Normalmente, a certe latitudini, si fa l'esatto contrario; sarà per questo che  l'11 settembre 1906 non se lo ricorda più nessuno.

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