La riscoperta della musica
Non c'è niente da fare.
In questi mesi ho raffinato il mio pensiero, smussandolo con il ragionamento, espandendolo con la scrittura creativa; ho parlato con un sacco di persone, ho appreso un sacco di storie, ne ho raccontate altrettante. Un po' vere e un po' no. Ho scritto a proposito di elezioni politiche, ho partorito racconti, abbozzato un romanzo. Ho recitato, sul palco e sui marciapiedi di Trastevere. Ho concepito colonne sonore. Due, per la precisione.
Ho bevuto le parole di ragazze splendide, ho accolto i pensieri di gente meravigliosa. Ho regalato strade da percorrere.
Poi, dopo tanto tempo, ho suonato le congas.
Non c'è niente da fare.
Se parlo delle congas, normalmente ne parlo male. La darbukka è più moderna, le Tabla più aristocratiche. Il Djembé più dinamico. La batteria poliritmica. Ma, cazzo, le congas, che calore che danno....
E' la sensazione di toccare la pelle e avvertirne quella risonanza. Sulla bossa, per esempio. Oppure in certo pop di maniera. Le congas parlano. Fanno discorsi semplici, negri. Non quelli lunghissimi, astratti e sorprendenti delle Tabla. Le congas arrivano al cuore. Semplicemente.
...E non c'è niente da fare...
La musica è un breviario della saggezza, a saperla padroneggiare. Una canzone cantata e suonata che spieghi ciò che avete in testa è già stata scritta. A voi sta solo di trovarla. Buona Caccia, Lupetti!





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