Tristezza
Quando ti invadono casa, stai sempre stressato. Gli spazi che senti come tuoi vengono violati, stuprati da abitudini mai subìte, da odori non familiari, dal calore del corpo, del respiro, di un'altra persona. Quando ti invadono casa, non vedi l'ora che se ne vadano. Non puoi farne a meno. A volte arrivi sulla soglia con l'orecchio attento, sperando di non sentire quei rumori, quei segnali di vita non tua, dall'altra parte della porta. Quante volte ti sei sorpreso, mentre frugavi con le mani nella borsa cercando le chiavi, a scavare nei suoni dei tuoi ricordi? Quante volte ti sei compiaciuto del tuo senso di ospitalità, magari vergognandotene anche un po', nella mistica corretta e laica del politically correct.
Poi un giorno i rumori non c'erano più. E ti sei sorpreso a vagare per quelle stanze vuote, impregnate ancora di una presenza che sai non sarà più lì. E ti sei inginocchiato, a raccogliere un pacchetto di sigarette vuoto, pezzi del recente già rimpianto, nel silenzio malinconico di una familiarità sacrificata sull'altare dell'egoismo. Avevi aspettato quel momento per mesi, a volte anni. Poi il momento era arrivato, e tutto si era dissolto nel grigio indistinto della tua ritrovata banalità.





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