Cari amici, vicini e lontani...
La lontananza dal mondo reale arriva a sconvolgermi, vista nel riflesso dei tanti dissociati che mi circondano. Qui il discorso è diverso. Il dissociato sono io. E non c'è niente da fare. Ieri ho visto M., e nemmeno lei mi ha scosso a punto tale da permettermi di riprendermi. Da giorni vivo in una Trastevere senza tempo, imprigionata da un pensiero fluente e logorroico, tenace nella sua ansia di verità, ma impaurito dallo sforzo, apparentemente titanico di tessere le fila di una morte assurda.
Ogni giorno che passa, acquisisco nuovi elementi. Tessere di un puzzle incasinato. E ora, l'eclisse di sole mi uccide lentamente e sottovoce. Un'eclissi Marzulliana.
Non temete per il mio silenzio, cari tre/quattro lettori di queste righe. Sto lavorando proprio per voi.
Un altro po' di politica: Le due Italie
Acceso, accesissimo il dibattito politico in queste elezioni 2006; elezioni strane, poiché i cinque anni di destra liberista in Italia appena passati sono un'assoluta novità storica nel paese: Il governo Berlusconi bis, figlio del maggioritario e dell'appoggio popolare, ha di fatto istituzionalizzato il passaggio alla seconda Repubblica, modificando profondamente il rapporto tra Cittadino e Politica, tutto sommato cambiato poco dal Re alla DC.
E così, nelle politiche del 2001, si insediò a Palazzo Chigi il governo con maggior margine a Montecitorio dell'Italia Repubblicana. La domanda, dopo cinque anni è:
-Cosa hanno fatto?-
Attorno a questa domanda, teoricamente banale, si sta articolando la campagna elettorale più violenta (verbalmente) mai vista in questo paese.
Di certo c'è il piano di discussione del Governo, a dir poco strano: lasciando perdere le cifre e i quadri rassicuranti (nonostante la drammatica congiuntura internazionale), sembra effettivamente che si parli non di un Governo che ha guidato il paese per 5 anni, bensì di un'opposizione che invita tutti a rimboccarsi le maniche dopo anni scellerati di governi di Sinistra.
Un po' di politica
Il post sul faccia a faccia tra Prodi e Berlusconi è andato perduto, ignominiosamente. I soliti problemi di browser e di reload. Pazienza. Tanto il premier pro tempore si è esibito in uno spettacolare intervento a Vicenza, in occasione dell'incontro con Confindustria. Giocava in casa, Berlusconi, con tanto di claque portata da casa. Ma lo spettacolo offerto è stato veramente al di là di qualsiasi aspettativa; il cavaliere decide di organizzare un coup de theatre, decidendo di ritornare alle tecniche di piazzismo più collaudate: quelle di Virgilio De Giovanni, per intenderci. Allora eccolo sbaracciarsi, gesticolare, in un delirio di onnipotenza che ha dell'incredibile. Il povero De Bortoli (accusato di faziosità comunista, con Della Valle, la totalità della Stampa e dei Media italiani, accusati di disfattismo) è basìto, Della Valle infuriato. Lo spettacolo - penoso - isola Berlusconi dai suoi stessi alleati, che vengono dalla politica, non dall'imprenditoria. E' allo sbando, appare evidente, e i sorci cominciano ad abbandonare la nave. Il calcolo politico (ci deve essere, ne sono convinto) è azzardato: un appello ai suoi tifosi, per serrare le file. Solo che nelle aziende si sta col vincitore. E Forza Italia è un partito azienda. Staremo a vedere. Nel frattempo, godiamoci i Blob, che 'sta settimana saranno uno spettacolo.
Il senso del Vuoto
Il vuoto non è né bello né brutto. Il vuoto non conosce ottimismo o pessimismo. L'esistenza umana è legata alla sfera del gestuale, non del contenutistico.
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Questi - e altri edificanti pensieri - mi hanno accarezzato lungo tutto il venerdi 17 appena passato. Ci sono vette di esistenzialismo difficili da spiegare (fosse facile, quel rospo di Sartre non avrebbe avuto tutto 'sto successo). Io ci provo, regalando all'etere perle di saggezza domestica, degne di una Nonna anni 70'.
Ieri, inoltre, ho realizzato con inaudita chiarezza e con indefinibile orrore la caducità delle relazioni umane. Ho focalizzato per un interminabile secondo il primato del cazzo sulla mente. E non mi è piaciuto affatto. Non che ci sia da stupirsene: se è vero che l'intera storia del pensiero umano - dalle grotte di Altamira e Lascaux alla mappa del genoma umano - stanno alla storia del mondo come gli ultimi trenta secondi del 31 dicembre ad un ipotetico anno solare, appare evidente la supremazia schiacciante dell'istinto sul ragionamento. Ma continua a non piacermi. Sono un uomo di sinistra, e in quanto tale pretendo la superiorità dell'architettura sociale a quella naturale. Con buona pace di chi si ostina a volermi vedere come una specie di Cardinale oltranzista, per la sola colpa di collocare gli esseri umani sopra le bestie.
Ma questa cosa è di Destra o di Sinistra? Oddìo, sono un Cardinale Stalinista....
Saturno
Mi dicono che il fatto che io abbia scritto un lungo post sul faccia a faccia Prodi-Berlusconi, che poi è andato perduto per un refresh sul browser non sia stato causato dal mio rincoglionimento, bensì dalla presenza di Saturno nel mio segno Zodiacale.
Non mi cambia un cazzo, però....
Ombre
Il suo rapporto col mondo seguiva da sempre la falsariga di quello con la propria ombra. A quest'ultima si affezionò quasi subito, era il suo compagno di giochi preferito. Non che Rajendra - questo era il suo nome - fosse misantropo o asociale, tutt'altro. Era nato in un quartiere popolare, e in quanto tale pieno di bambini. Con essi giocava e scherzava quasi tutto il giorno. C'erano, però, momenti in cui preferiva giochi più contemplativi, di quelli in cui non usi la voce, stai zitto, appunto. Lì, la sua ombra diventava anche il suo muto interlocutore. Ragionava - nei suoi venticinque anni - sull'abitudine di camminare a testa bassa, seguendo, sotto i lampioni, la ciclicità del movimento sotto i suoi piedi. Da dietro, un ombra nera come l'inchiostro partiva dai suoi piedi, e ad ogni passo si allungava, sbiadendosi. Proiettava Rajendra sul muro, sul marciapiede, sulle vetture parcheggiate. SI allungava a dismisura, fino a sparire, ricomparendo sempre da sotto i piedi, più scura che mai.
Faceva l'attore. Non aveva mai pensato seriamente di farlo, lo faceva da sempre e basta. Se c'era da fingere, lui fingeva. Era un abilissimo raccontatore di balle e di barzellette, e spesso confondeva le due cose. La gente, da sempre, lo ascoltava con grande interesse; non che non sapesse che le storie che raccontava fossero false, o inventate: la sua voce aveva qualcosa di magnetico, per cui, una volta cominciato, era difficile smettere di ascoltare. Era un mentitore magico. Il problema veniva a proporsi quando finiva di raccontare: lì l'incanto si rompeva, la gente rientrava in sè; siccome il popolo è cattivo, Rajendra si era fatto la fama di bugiardo e inaffidabile. Non voleva fare l'attore, ma la società ce l'aveva costretto. Non sapeva né disegnare, né scrivere. Non aveva orecchio per la musica. E non era disposto a lavorare: insomma, Rajendra non aveva scelto di diventare attore, ma il cinema aveva chiamato Rajendra. Il teatro non gli piaceva. A parte qualche rappresentazione di Grand Guignol nel breve periodo a Londra, non aveva approfondito: ci voleva molta memoria, e la veste teatrale, codificata con rigore, non offriva quell'alone di menzognero del cinema. Il teatro non ama il cinema, quindi non amava nemmeno Rajendra. Davanti alla macchina si trasformava. Poteva diventare qualsiasi cosa. Uno Stanislawsky a due dimensioni. Intuiva perfettamente quello che un regista voleva, e riusciva ad incarnare i desideri particolari di ciascuno spettatore futuro. Ogni film recitato gli portava innumerevoli passaggi in Tv, in contenitori della più varia natura. Probabilmente era dovuto al fatto di riuscire a parlare con la telecamera. Oppure era a causa della grande superficialità di cui era capace. Sta di fatto che quando Rajendra parlava in TV (in radio non era la stessa cosa, aveva bisogno del gesto), era in grado di incantare a distanza migliaia di persone, sulla falsariga di quanto faceva da bambino e da ragazzo con le sue storie. Solo che cambiava il finale. Raj non era più il bugiardo inaffidabile. In televisione era il grande intrattenitore, l'affabulatore, il romantico. Insomma, Rajendra aveva capito profondamente la sua ombra. E da essa aveva capito un pezzo di mondo. Quello fatto di contorni a due imensioni, il mondo privo di profondità. Era un mondo che gli piaceva, che lo portò a rinunciare, progressivamente, all'idea di spessore. La confidenza con la propria silouhette, portata avanti in un'intera vita, l'aveva trasformato, e tanto era il desiderio di giocare con la propria ombra, che alla fine era riuscito - complice una società costruita apposta per lui - a diventare qualcosa di similissimo alla sua ombra. Un'ombra colorata, magari, ma sempre piatta, a dimensione variabile, persistente e - soprattutto - invulnerabile.
Rajendra aveva scelto. O meglio, non aveva avuto scelta. Rinunciò alla sua corporeità, e decise di inserirsi nella catena alimentare delle coscienze ad un livello perfettamente intermedio. Sfamava il grande circo mediatico, cibandosi del tempo offertogli da migliaia di persone, incollate a quella scatola colorata e infernale, da cui Rajendra ci saluta col suo indecifrabile sorriso.
Il Bignami di una settimana
Siccome cammino quasi sempre con la testa bassa, il ricordo più nitido è quello della luce gialla di un lampione specchiata sull'asfalto bagnato. L'odore della pioggia no, nei sogni tendo a non sentire odori.
Una volta alzata la testa, vedo attorno a me un capannone enorme; potrei giurare si tratti dello spazio del vecchio CPA di Firenze. Il prete che ho davanti mi chiede se sono l'attore Andrea Carlotti, e subito dopo mi invita a prendere una rapida decisione: accettare o no il lavoro del cortometraggio, pagato bene e poco faticoso?
Decido di diventare Andrea Carloni, e prendo la macchina per andare a parlare con un Cardinale, cui però dovrò portare un pezzo di pizza genovese di legno. E' la prassi. La compro a Pienza, dove una bella cameriera toscana mi pratica una fellatio, raccomandandosi di non dirlo a nessuno. Ovviamente la rassicuro, ma quando le parlo, mi rendo conto che non mi ascolta. Mi ha usato, per arrivare al Cardinale con il quale si allontana, girandosi di tanto in tanto per guardarmi. Io impazzisco dal dolore, e mi rendo conto che voglio svegliarmi. Al mio tre. Uno. Due. Due e mezzo. Forse non mi voglio svegliare più, in fondo ho capito che è un sogno e voglio sapere come va a finire. E poi mi piace come mi guarda. Abbasso la testa, e rivedo il riverbero giallo nell'asfalto. Il Cardinale mi telefona, ha la voce di Roberta. Troppo tardi. Tre.






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