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Sanremo 2006

di Hagi (28/02/2006 - 14:53)

Ecco che siamo invecchiati di un altro anno; come tutti gli anni precedenti, ci ritroviamo a specchiarci, vizi e virtù, in un piccolo schermo. Un anno dopo.

Mamma mia, come sono invecchiato male. Ho tutti i capelli bianchi, parlo come un vecchio rincoglionito che fa ridere i coetanei, imitando Renato Zero  in un'aia del grossetano: quest'anno non gliela faccio nemmeno a fare le scale, che non mi hanno mai pesato, anzi...

Il Festivàl fa acqua. Si sbadiglia, i tempi televisivi sono slabbrati, prima ancora che dissacranti. Alcune battute non si capiscono, certe scelte (vedi l'intervista-terapia riflessologica della brava Cabello ad un ingessatissimo John Travolta) sono un po' discutibili; la baracca, insomma, va avanti più per inerzia che non per la spregiudicatezza dei presentatori. A questo proposito, l'eccezione è data dallo scketch sulla divisione della Platea da parte di Victoria. Divertentissima, ma raggelante (in epoca di Par Condicio) l'allusione al premier-ubiquo. Adderittura da MOIGE quando imita un teutonico Benedetto invocante Madonna al Festival.

Il punto di forza, insomma, ci pare proprio la Cabello, che completa l'operazione di disimpegno dal modello classico di Valletta, complice la mutata società dal '53 ad oggi.

Contraltare a tutto questo la splendida Ilary Blasi. Spiace ad un laziale doverlo ammettere, ma la moglie der pupone è un gioiello di bellezza ed eleganza: bellissima, affatto patinata, prorompente nella sua personalità, mi fa arrivare a scomodare certe bellezze anni cinquanta e sessanta, quando il Velinismo non esisteva ancora, e sessualità non era sinonimo di voyerismo. Quando la pappa di Christian (si, vabbeh, ma che palle!) è uscita fuori dall'audace scollatura pensata da Valentino, è partita una vera e propria Ola di ormoni.

Dopodiché, ci sarebbero anche le canzoni.

Il Festival della Musica: questo il leitmotiv del lancio. Mah. A noi i pezzi sono sembrati scialbotti. Nicky Nicolai si conferma dall'anno scorso. E come non ci era piaciuta l'urlatissima canzone di allora, non ci piace particolarmente quest'anno. Dolcenera punta sul personaggio, più che sulla canzone - un po' coccianteggiante, quindi tristissima; Gigi Finizio si palesa con una canzone in dialetto al festival della canzone italiana, e questo basta per cassarlo. Sui ragazzi di Scampia glisso per rispetto sociale.

In buona sostanza, il mio personalissimo cartellino vede come decenti Simona Bencini, (ha cantato molto bene un réfrain un po' antico, ma efficace) Mario Venuti (il pezzo è carino, e lui è professionista serio), Alex Britti (mi fa sempre impressione vedere un chitarrista cantante e non viceversa) e abbiamo apprezzato il Coup de Théatre della Oxa (subito rivista da Marzullo, in un registrato del pomeriggio, mandato nel dopofestival). I Nomadi hanno infilato un inno pacifista con forma e contenuti Vintage, Povìa ha scoperto che un bambino con l'aviaria non fa più "Ooooh", bensì il verso del piccione, Noa, Carlo Fava ecc. hanno riproposto un duetto sanremese né carne né pesce, Spagna si presenta con una dichiarazione di intenti perfettamente attesa (Noi non possiamo cambiare), la Tatangelo arriva ad essere inquietante, grazie ad una frangia  integrale ed a un testo di introspezione femminile firmato nientemeno che da Gigi D'Alessio, promosso Arbiter Elegantiarum con due pezzi piazzati nelle fasi finali del Festival. Michele Zarrillo, Gianluca Grignani, ZeroAssoluto, Luca Dirisio, SugarFree e  Ron sono uguali. Se tra di loro, oppure a loro stessi, fate un po' voi.

I Poveri giovani sono stati sbaragliati dalla noia. Spero di poter reggere stasera.

Abbàci

AbbHagi

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Nuovo blog

di Hagi (28/02/2006 - 11:11)

...Attenzione, nuova interfaccia per il mio blog. La vedo per la prima volta, e trasecolo... Forse preferivo quella prima.

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