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Festival di Caltanissetta

di Hagi (14/02/2006 - 17:23)

Tornato proprio ieri da Caltanissetta, per l'omonimo festival, posso finalmente NON scrivere qualcosetta, dopo aver recuperato con abbondanti ore di sonno il tour de Force che ci ha visti protagonisti il fine settimana passato.

Per quanto mi riguarda, la giornata del viaggio si è aperta coi postumi del compleanno della mia Didi, celebrato il giorno prima. In sostanza ho fatto le 4 del mattino a scimmiottare gli animatori della Valtur con gli amici suoi. Auguri, Sorellona!

***

Organizzazione buona, ma la solita sfiga (colpa mia, e di eventuali altri Leoni e Acquari nella PBI) ci costringe a rinunciare a passaggi in macchina all'aereoporto, causa blocco totale del traffico. Praticamente la stracazzo di Domenica Ecologica. Il treno - ad ogni modo - è comodo, e arriva proprio dentro l'aereoporto. Gabriele Coen è il primo che ho incontrato al Bar del terminal A, e dopo un po' sono arrivati tutti gli altri. Sull'aereo si becca Mogol (non è muto, sul palco - alla cerimonia di premiazione del Festival - ha parlato. Prima, però, no), e Dado (Crì l'ho chiamata, andiamo a cena da lei prima dell'uscita del disco). Scopriremo di dover andare tutti assieme a CL, con un Pullmino diretto. Anche questo secondo viaggio, fila liscio, con tanto di scampoli di partite alla radio. Vengo accusato di logorrea, e preso per il culo in maniera talmente selvaggia da farmi pena da solo.

Appena arrivati, dopo aver lasciato i bagagli in albergo (Er Plaza, se chiamava, quella maledetta topaia), pranzo al baretto a base di arancino e pizzette, con caffettino di ripresa, e poi di volata al teatro per il check. Albergo, Bar, Teatro e Ristorante, tutti in un'area di non più di mezzo chilometro quadrato. Ci piace.

Dopo il check, c'è la divisione delle stanze. Alla fine Barbara dormirà da sola, Stefano con Fabiana, Gabriele con Leo e Carlo con me. In teatro si conoscono le Appassionante, trio di cantanti di formazione lirica, interpreti di certo pop di sapore romanzato, che tanto piace in Germania (dove riscuotono un indubbio e meritato successo): Poi le Mosche, trio Romano di cabaret. Fisicamente, preferivo le Appassionante. Meno male che calcisticamente... No, sempre le Appassionante... Comunque, lo "Scavicchi ma non apra" a proposito di pacchi, merita. Ed è loro.

Da un punto di vista di proposta musicale, il festival ha offerto cose di livello altalenante. Per informazioni (non ero accreditato come giurato o giornalista, ma solo come ospite), potete vedere il sito http://www.festivaldicaltanissetta.it/, dove troverete tutte le informazioni che volete. A grandi linee, a me è piaciuto Dario Raia, che sa suonare ed ha fantasia in composizione e in esecuzione, in più un buon coraggio arrangiativo, che lo ha premiato con una performance di grande personalità. Hanno vinto i Pachira, con un pezzetto carino carino, ma talmente carino che non mi ricordo più come faceva.

Buoni i tempi della kermesse, di grande suggestione le Appassionante in vestito lungo. Il loro genere non mi fa impazzire, ma va detto che è efficacissimo in questi eventi; le Mosche si sono presentate vestite come Api (Gialle), e noi abbiamo chiuso le esibizioni dei partecipanti, offrendo alla giuria il tempo per il conciliabolo finale. E' andata bene, ma non ho visto le immagini registrate (eravamo su una privata Siciliana), e non so come sia uscito. La mia Darbukka aveva solo il microfono davanti, quindi mi gioco entrambe le palle che aveva carenze sui medio-bassi. Ad ogni modo, è andata.

***

La cena (la parte che preferisco) s'è fatta all'una e mezza del mattino, nonostante smoccolamenti da parte di più persone - me compreso.

Il mio nome viene deformato nell'inedito Anagni, e vengo anche etichettato come persona colta quando - in merito al nome - rievoco (testualmente) "Le pizze che Sciarra Colonna ha dato a Bonifacio VIII". Chiacchiere, cibo e vino fino alle tre e mezzo. Poi, con la panza che si interroga sui grandi perché della vita, mi reco in albergo, dove crollo miseramente dopo quattro minuti di "Accordi e Disaccordi" e tre pagine di Martin Mystère.

***

Il giorno dopo, in stato di morte apparente, mi reco in edicola dove prendo Repubblica e dieci pacchetti, quindi dopo colazione vado nel salottino dell'Hotel, mettendomi ad attaccare le figurine davanti a Carlo Cossu che legge un trattato su Gurdjeff. Come dire, il gioco degli estremi. A mezzogiorno prendiamo il pullmann alla volta di Catania, ma stavolta con un sacco di gente in più. io continuo ad attaccare figurine. Vengo etichettato come un ritardato mentale, ma poi Stefania si mette ad attaccare al posto mio, mentre io chiacchero senza sosta, e le sue parole sono un balsamo per le mie orecchie: "Com'è rilassante", dice. Non sono pazzo, che bello!

Una bella esperienza, mi piace girare con la PBI. Ho l'impressione di fare musica anche solo respirando, quando stiamo tutti insieme. Un bacio, e ad maiora.

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