Sanremo 2006
Ecco che siamo invecchiati di un altro anno; come tutti gli anni precedenti, ci ritroviamo a specchiarci, vizi e virtù, in un piccolo schermo. Un anno dopo.
Mamma mia, come sono invecchiato male. Ho tutti i capelli bianchi, parlo come un vecchio rincoglionito che fa ridere i coetanei, imitando Renato Zero in un'aia del grossetano: quest'anno non gliela faccio nemmeno a fare le scale, che non mi hanno mai pesato, anzi...
Il Festivàl fa acqua. Si sbadiglia, i tempi televisivi sono slabbrati, prima ancora che dissacranti. Alcune battute non si capiscono, certe scelte (vedi l'intervista-terapia riflessologica della brava Cabello ad un ingessatissimo John Travolta) sono un po' discutibili; la baracca, insomma, va avanti più per inerzia che non per la spregiudicatezza dei presentatori. A questo proposito, l'eccezione è data dallo scketch sulla divisione della Platea da parte di Victoria. Divertentissima, ma raggelante (in epoca di Par Condicio) l'allusione al premier-ubiquo. Adderittura da MOIGE quando imita un teutonico Benedetto invocante Madonna al Festival.
Il punto di forza, insomma, ci pare proprio la Cabello, che completa l'operazione di disimpegno dal modello classico di Valletta, complice la mutata società dal '53 ad oggi.
Contraltare a tutto questo la splendida Ilary Blasi. Spiace ad un laziale doverlo ammettere, ma la moglie der pupone è un gioiello di bellezza ed eleganza: bellissima, affatto patinata, prorompente nella sua personalità, mi fa arrivare a scomodare certe bellezze anni cinquanta e sessanta, quando il Velinismo non esisteva ancora, e sessualità non era sinonimo di voyerismo. Quando la pappa di Christian (si, vabbeh, ma che palle!) è uscita fuori dall'audace scollatura pensata da Valentino, è partita una vera e propria Ola di ormoni.
Dopodiché, ci sarebbero anche le canzoni.
Il Festival della Musica: questo il leitmotiv del lancio. Mah. A noi i pezzi sono sembrati scialbotti. Nicky Nicolai si conferma dall'anno scorso. E come non ci era piaciuta l'urlatissima canzone di allora, non ci piace particolarmente quest'anno. Dolcenera punta sul personaggio, più che sulla canzone - un po' coccianteggiante, quindi tristissima; Gigi Finizio si palesa con una canzone in dialetto al festival della canzone italiana, e questo basta per cassarlo. Sui ragazzi di Scampia glisso per rispetto sociale.
In buona sostanza, il mio personalissimo cartellino vede come decenti Simona Bencini, (ha cantato molto bene un réfrain un po' antico, ma efficace) Mario Venuti (il pezzo è carino, e lui è professionista serio), Alex Britti (mi fa sempre impressione vedere un chitarrista cantante e non viceversa) e abbiamo apprezzato il Coup de Théatre della Oxa (subito rivista da Marzullo, in un registrato del pomeriggio, mandato nel dopofestival). I Nomadi hanno infilato un inno pacifista con forma e contenuti Vintage, Povìa ha scoperto che un bambino con l'aviaria non fa più "Ooooh", bensì il verso del piccione, Noa, Carlo Fava ecc. hanno riproposto un duetto sanremese né carne né pesce, Spagna si presenta con una dichiarazione di intenti perfettamente attesa (Noi non possiamo cambiare), la Tatangelo arriva ad essere inquietante, grazie ad una frangia integrale ed a un testo di introspezione femminile firmato nientemeno che da Gigi D'Alessio, promosso Arbiter Elegantiarum con due pezzi piazzati nelle fasi finali del Festival. Michele Zarrillo, Gianluca Grignani, ZeroAssoluto, Luca Dirisio, SugarFree e Ron sono uguali. Se tra di loro, oppure a loro stessi, fate un po' voi.
I Poveri giovani sono stati sbaragliati dalla noia. Spero di poter reggere stasera.
Abbàci
AbbHagi
Nuovo blog
...Attenzione, nuova interfaccia per il mio blog. La vedo per la prima volta, e trasecolo... Forse preferivo quella prima.
Esercito in Germania per Mondiali
E ci dovrebbe stare un emendamento costituzionale, per permetterlo. Qualcuno tirerà fuori la Renania? Potrebbe essere interessante, come approfondimento...
Si sono bevuti Irving
...E se non mi ricordo male, Fiore lo citò come fonte a giustificare l'ipotesi negazionista, nella puntata di Matrix in cui Mentana diede ospitalità agli "Impresentabili" (ma Calderoli non c'era). Per la prima volta chiedo un aiuto (anzi, un aiutino): qualcuno conferma o smentisce?
Politica
In Campagna elettorale si perde di serenità. Il bombardamento mediatico è tale da mettere l'elettore consapevole in uno stato di perenne attenzione per le cose minime.
Nel nostro caso le cose minime sono una deriva liberticida nei confronti degli strati di popolazione che non sono come la destra di governo vuole. Si è visto, nella storia, come il potere sia spesso autoconservativo; in quella più recente (di storia), abbiamo potuto osservare quale orrenda alchimia ha scaturito il coesistere della logica di potere con l'istituto democratico. L'America è costellata di esempi in tal senso, condannati dall'etica politica in prima battuta, e dal lungo periodo in seconda: l'amministrazione Nixon negli anni settanta, per esempio: o la linea dei Bush (Padre e figlio) dal '91 a oggi. Una politica basata sull'immagine, sul sondaggio, sull'ostentazione della sfera privata dei candidati, a garanzia di integrità pubblica. E' una cazzata plateale, fa acqua da tutte le parti. A parte la distinzione delle due sfere prevista da qualsiasi ordinamento degno di questo nome - anche volendo creare un poutpourri di interessi (incompatibili tra di loro, almeno con l'etica alla base di certe rivendicazioni egoistiche, cavalcate elettoralmente, piuttosto che comprese appieno e rielaborate per migliorare la qualità della vita), anche volendo mischiare pubblico e privato, si diceva, i tempi rapidissimi del XX/XXI secolo e la nuova matrice Digitale della memoria, smantella in un attimo (per una foto, per un'illazione, per uno scandalo) tutto ciò che massmediologi ed esperti della comunicazione hanno montato. E si deve ricominciare da capo.
Siccome abbiamo perso la seconda guerra mondiale; siccome siamo una colonia statunitense; siccome abbiamo un Presidente del Consiglio che proviene dal mondo finto, patinato, ottimistico e facilone dello spettacolo, ed è convinto che il modello americano sia il migliore ipotizzabile, l'Italia - paese del centrismo, del trasformismo, della moderazione - è stata avvicinata al sistema America, vale a dire quel sistema Liberal-Liberticida, che propaganda la libertà, ma che governa tagliandola. La legge sulle droghe, quella sulla procreazione assistita, gli argomenti portati avanti sui Pacs ci ammoniscono in tal senso. Meno male che, a livello di politica internazionale, è cambiato il vento!
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Da ché l'Italia era un paese Europeista, con una politica internazionale accorta e disposta al dialogo (nello scacchiere attuale, in una situazione di isteria diplomatica e di comunicazione parziale, pochi ricordano il Caso Sigonella gestito da Craxi: c'era un'aria diversa, all'epoca), ora ci si è appiattiti sulle posizioni filoamericane, mediante una politica di pacche sulle spalle e di colazioni a Camp David, con una tradizione di dialogo e vicinanza con il Medio Oriente - in questo frangente storico Dio solo sa quanto servirebbe - buttata alle ortiche.
Meno male che, nonostante Berlusconi, l'attuale classe dirigente italiana è formata da ministri seri, preparati e consapevoli della loro responsabilità.
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Infatti Calderoli, Ministro della Repubblica, ci ha regalato momenti importanti di savoir faire politico. Mi chiedo come mai, dopo che Fini ha bacchettato il leghista in sede ufficiale, e dopo l'obbligo alle dimissioni (ovviamente al termine della legislatura) imposto da Berlusconi al leghista, quest'ultimo non sia stato inserito tra gli impresentabili (visto che va molto di moda). Calcolando l'entità della stronzata che ha fatto, le conseguenze gravissime in ambito interno ed estero, mi pare che sia da mettere seriamente in discussione tutto l'impiano ideologico della Lega, potenzialmente esplosivo in un contesto come il nostro: non possiamo permetterci di mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini, per la volgarità, la pochezza di messaggi agghiaccianti, all'insegna della mancanza di rispetto nei confronti della maggioranza del pianeta.
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Questo scrivevo ieri, alla vigilia della lettera di Prodi a Repubblica di stamattina. Oggi "L'Affare s'ingrossa". Calderoli è protetto dalla Lega, e si paventano scissioni clamorose alla vigilia delle elezioni. La Lega alza gli scudi; i Colonelli rendono manifesti tutti gli attriti (specialmente con AN), nascosti dal sommo intrattenitre nel quinquennio devastante appena passato (chissà se qualcuno ricorda l'Affaire Tremonti). Le posizioni schifose di Calderoli sono ampiamente al di là della legittimità etica che si PRETENDE da un ministro della Repubblica, che è al servizio MIO e di tutti i cittadini che lo investono di una responsabilità importante ed istituzionale. Con buona pace dei manipoli che gli regalano un voto personalistco, con la manco troppo segreta speranza di una secessione per la Padania Bianca, separata dal resto dell'Italia e con un nemico razziale ben definito su cui sfogare i propri istinti.
Alla fine non succederà niente: La lega sciolta è intrattabile, come la storia politica del paese ha dimostrato ("V'avemo preso Bossi, ve l'avemo disintossicato, e ve l'avemo ridato indietro colla garanzia"), e quindi, con i giochi di prestigio cui ci hanno abituato, riavremo i secessionisti che condividono le poltrone con i Nazionalisti.
Quello che rimane sono i morti tra la Nigeria, Bengasi, il Pakistan e la Turchia. Rimane l'ammonizione dell'Islam moderato, che richiama all'elementare rispetto un ministro italiano. E c'hanno ragione. Calderoli come un bambino stupido che deve essere rimproverato? "Non capisco la richiesta di dimissioni da parte di Berlusconi". Nessuno cade dalle nuvole, Calderò: Mangia più pesce, e prova Acutil.
Hagi
Festival di Caltanissetta
Tornato proprio ieri da Caltanissetta, per l'omonimo festival, posso finalmente NON scrivere qualcosetta, dopo aver recuperato con abbondanti ore di sonno il tour de Force che ci ha visti protagonisti il fine settimana passato.
Per quanto mi riguarda, la giornata del viaggio si è aperta coi postumi del compleanno della mia Didi, celebrato il giorno prima. In sostanza ho fatto le 4 del mattino a scimmiottare gli animatori della Valtur con gli amici suoi. Auguri, Sorellona!
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Organizzazione buona, ma la solita sfiga (colpa mia, e di eventuali altri Leoni e Acquari nella PBI) ci costringe a rinunciare a passaggi in macchina all'aereoporto, causa blocco totale del traffico. Praticamente la stracazzo di Domenica Ecologica. Il treno - ad ogni modo - è comodo, e arriva proprio dentro l'aereoporto. Gabriele Coen è il primo che ho incontrato al Bar del terminal A, e dopo un po' sono arrivati tutti gli altri. Sull'aereo si becca Mogol (non è muto, sul palco - alla cerimonia di premiazione del Festival - ha parlato. Prima, però, no), e Dado (Crì l'ho chiamata, andiamo a cena da lei prima dell'uscita del disco). Scopriremo di dover andare tutti assieme a CL, con un Pullmino diretto. Anche questo secondo viaggio, fila liscio, con tanto di scampoli di partite alla radio. Vengo accusato di logorrea, e preso per il culo in maniera talmente selvaggia da farmi pena da solo.
Appena arrivati, dopo aver lasciato i bagagli in albergo (Er Plaza, se chiamava, quella maledetta topaia), pranzo al baretto a base di arancino e pizzette, con caffettino di ripresa, e poi di volata al teatro per il check. Albergo, Bar, Teatro e Ristorante, tutti in un'area di non più di mezzo chilometro quadrato. Ci piace.
Dopo il check, c'è la divisione delle stanze. Alla fine Barbara dormirà da sola, Stefano con Fabiana, Gabriele con Leo e Carlo con me. In teatro si conoscono le Appassionante, trio di cantanti di formazione lirica, interpreti di certo pop di sapore romanzato, che tanto piace in Germania (dove riscuotono un indubbio e meritato successo): Poi le Mosche, trio Romano di cabaret. Fisicamente, preferivo le Appassionante. Meno male che calcisticamente... No, sempre le Appassionante... Comunque, lo "Scavicchi ma non apra" a proposito di pacchi, merita. Ed è loro.
Da un punto di vista di proposta musicale, il festival ha offerto cose di livello altalenante. Per informazioni (non ero accreditato come giurato o giornalista, ma solo come ospite), potete vedere il sito http://www.festivaldicaltanissetta.it/, dove troverete tutte le informazioni che volete. A grandi linee, a me è piaciuto Dario Raia, che sa suonare ed ha fantasia in composizione e in esecuzione, in più un buon coraggio arrangiativo, che lo ha premiato con una performance di grande personalità. Hanno vinto i Pachira, con un pezzetto carino carino, ma talmente carino che non mi ricordo più come faceva.
Buoni i tempi della kermesse, di grande suggestione le Appassionante in vestito lungo. Il loro genere non mi fa impazzire, ma va detto che è efficacissimo in questi eventi; le Mosche si sono presentate vestite come Api (Gialle), e noi abbiamo chiuso le esibizioni dei partecipanti, offrendo alla giuria il tempo per il conciliabolo finale. E' andata bene, ma non ho visto le immagini registrate (eravamo su una privata Siciliana), e non so come sia uscito. La mia Darbukka aveva solo il microfono davanti, quindi mi gioco entrambe le palle che aveva carenze sui medio-bassi. Ad ogni modo, è andata.
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La cena (la parte che preferisco) s'è fatta all'una e mezza del mattino, nonostante smoccolamenti da parte di più persone - me compreso.
Il mio nome viene deformato nell'inedito Anagni, e vengo anche etichettato come persona colta quando - in merito al nome - rievoco (testualmente) "Le pizze che Sciarra Colonna ha dato a Bonifacio VIII". Chiacchiere, cibo e vino fino alle tre e mezzo. Poi, con la panza che si interroga sui grandi perché della vita, mi reco in albergo, dove crollo miseramente dopo quattro minuti di "Accordi e Disaccordi" e tre pagine di Martin Mystère.
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Il giorno dopo, in stato di morte apparente, mi reco in edicola dove prendo Repubblica e dieci pacchetti, quindi dopo colazione vado nel salottino dell'Hotel, mettendomi ad attaccare le figurine davanti a Carlo Cossu che legge un trattato su Gurdjeff. Come dire, il gioco degli estremi. A mezzogiorno prendiamo il pullmann alla volta di Catania, ma stavolta con un sacco di gente in più. io continuo ad attaccare figurine. Vengo etichettato come un ritardato mentale, ma poi Stefania si mette ad attaccare al posto mio, mentre io chiacchero senza sosta, e le sue parole sono un balsamo per le mie orecchie: "Com'è rilassante", dice. Non sono pazzo, che bello!
Una bella esperienza, mi piace girare con la PBI. Ho l'impressione di fare musica anche solo respirando, quando stiamo tutti insieme. Un bacio, e ad maiora.
Hagi Plays on Radio 3 Scienza - live al Palladium
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Speciale Palladium 2006 - Festival della scienza | |
Trent'anni di Seveso, vent'anni di ernobyl, dieci anni di Dolly: l'impotenza e l'onnipotenza della scienza IV puntata: Carl Djerassi Quarto appuntamento del festival della scienza al Teatro Palladium di Roma. Mercoledì 8 gennaio l'inventore della pillola anticoncezionale Carl Djerassi si racconta a Radio3 Scienza. Professore emerito di chimica all'università di Stanford, è però anche l'inventore di quella da lui battezzata science in fiction (la "scienza narrata", per distinguerla dalla science fiction, la fantascienza), per raccontare ai non addetti ai lavori cosa significa fare scienza. Una produzione prolifica, la sua: autore di numerosi romanzi, saggi e pièce teatrali, tra i quali Operazione Bourbaki, ICSI, Il dilemma di Cantor e Calcolo. Conduce la chiacchierata Rossella Panarese, con le domande degli studenti delle scuole romane, di Giuseppe Benagiano, docente di ostetricia e ginecologia all'università La Sapienza di Roma, e delle conduttrici di Radio3 Scienza Elisabetta Tola e Rossella Castelnuovo. Appuntamento dalle 10.50 alle 12.00 al teatro Palladium di Roma - Largo Bartolomeo Romano 8. Con la musica del sassofonista e clarinettista Gabriele Coen, che assieme al percussionista Hagi Mishra ci regalerà suggestioni indiane. | |
...E' quasi Par Condicio...
Buongiorno. Ieri il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana era ospite da Mentana su Matrix, dove ha dato spettacolo fino alle due del mattino. Non ho seguito l'intero dibattito, perché di fronte a certi elenchi-autocelebrativi non ho retto e mi sono dato allo zapping (selvaggio e tremendo: in certi momenti la sequenza è stata: Rai1: storia dell'avvocato finto di Pompei; Rai2: TG dei Fasci; Rai3: Dibattito tra gente che non ho riconosciuto (preso com'ero dai fumi di ciò-che-se-ti-beccano-te-fanno-la-multa ; Retequattro: Irene Pivetti; Canale5: Berlusconi; Italia Uno: Ruggeri con un ex barman, ora attore porno).
Piovono rane sul nostro povero paese. La comunicazione è quella di sempre: un paio di barzellette raccontate, le battute -di quelle inclini ad un certo cameratismo da caserma, o all'ammiccamento del pizzicagnolo che lascia mezz'etto di prosciutto in più alla vechietta, strizzando l'occhio - e applausi metronomici, piazzati al termine delle sparate più ad effetto.
Le diferenze con Prodi ci sono, e saltano all'occhio. La sensazione di essere stritolati da un apparato Peronista-Cileno ieri è stata più forte del solito. Alla vigilia della Par Condicio (scatterà domani), Berlusconi riesce a fare la vittima dei media, i quali a suo dire offrono spazio solo a chi vuole deriderlo e gettare fango sulla sua persona. Tutto ciò detto al termine di una maratona senza precedenti nella storia politica di 'sto povero stivale. Sbaglia tutti i tempi. Ride e sottostima la domanda di Fassino, è accigliato dopo aver visto Benigni da Celentano, cui risponde con tono offeso, stizzito, eccessivamente serio.
Si può essere più o meno d'accordo con il retroterra e l'ispirazione politica della coalizione capitanata da Prodi; la differenza di spessore tra i due appare abbissale. Il Professore offre un'alternativa reale al clima politico avvelenato da una campagna elettorale orchestrata dalla destra, incentrata su veleni privati e personali, e spiega i termini progettuali del suo programma politico (il cui contenuto verrà reso noto oggi, alla vigilia della par condicio) in maniera lineare e precisa. Poco importa se alcune persone si sentano annoiate dal piglio politicheggiante e pacato della sua comunicazione mediatica. E' ovvia, dopo cinque anni, un'assuefazione ai ritmi da cabaret di questa indecente classe dirigente. Sono convinto che i calcoli dell'Unione siano - se non azzeccati - quantomeno estremamente sensati.
La frittata è fatta. Beata lei.
...E un altro mattoncino per uno stato padre-padrone è stato aggiunto. Niente di strano. Viviamo in un paese dove certe idee di democrazia sono andate per la maggiore in un paio di periodi piuttosto distanti tra loro. Il Risorgimento liberale prima e lo Stato antifascista poi. Due gocce in un mare del potere clerico-paternalistico, di stampo cattolico. Prima il potere temporale dei papi, poi quarant'anni di DC. Infine, all'interno di un ordinamento rivoluzionato nell'arco di due lustri in un relativo silenzio mediatico, un bipolarismo che ha dimostrato di non poter fare a meno dell'apparato secolare della chiesa.
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Insomma, ci troviamo di fronte ad uno stato etico, che si pone come padre-padrone del cittadino, piuttosto che come sua emanazione. Lo Stato pensa per noi, ci suggerisce (in modi più o meno coercitivi) la strada da intraprendere per affrontare questioni inerenti alla sfera giuridica personale, e non sociale.
Dal bavaglio alla ricerca scientifica - di sapore Pacelliano prima ancora che fascista - al passaggio del decreto sulle Droghe nelle modalità che conosciamo, possiamo tracciare un filo unico, una linea. Cinque anni di governo senza opposizione hanno trasformato questo paese radicalmente. L'equiparazione tra le droghe leggere e pesanti, l'abolizione dell'eccesso di difesa, la legge sulla procreazione assistita, gli argomenti dominanti la discussione sui PACS, dieci anni fa sarebbero stati la pura e semplice espressione di un incubo. In poco tempo, complici l'oculata regìa mediatica e la contemporanea trasformazione della società intera da un modello collettivo ad uno individuale, si è verificata una disaffezione alla politica particolarmente tormentata. "Vorrei fare qualcosa, ma tanto è inutile che ci provo". Così la sintetizzerebbe la signora al mercato.
E quindi?
Quindi siamo di fronte all'ennesimo colpo di mano. Una legge iniqua, priva di qualsiasi fondamento volto al miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Un'altra espressione del tacco di una destra fascista dentro, nonostante i lifting più o meno riusciti. L'ennesima riprova di quanto chi ci governa abbia della società una visione sconcertantemente lontana dalla realtà.
In più, è interessante focalizzare una "coincidenza" (le virgolette sono d'obbligo): quest'ultima perla regalataci dai pregiudicati che ci comandano, è scattata alla vigilia di una par condicio, la quale, di fatto, impedirà di parlarne col dovuto respiro. Anche se è tardi, meglio tardi che mai.
Ciao, Mondo!
...E tutto d'un tratto, si accorse dell'odore che c'era fuori.
Martina non c'era più.
La sera era fresca, ma non fredda. Guardò la pancia del pino, testa di medusa, e gli sembrò estate.
Non era stato male, quel giorno. Tutto sommato, dentro, aveva ancora caldo.
Prese la chitarra. La accordò. Provò a suonare, e non gli uscì nulla.
Dapprima sorrise, poi scoppiò a ridere. Uscì, e conobbe Eleonora.
In senso biblico.
Voglia di mare.






Trent'anni di Seveso, vent'anni di ernobyl, dieci anni di Dolly: l'impotenza e l'onnipotenza della scienza
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