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di Hagi (29/10/2003 - 13:07)

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Il terribile gatto della creatività

di Hagi (29/10/2003 - 13:02)

C'era una volta uno scrittore che aveva un segreto. Aveva un gatto cattivissimo, talmente cattivo che lo scrittore doveva tenerlo sempre chiuso in una gabbia, perché il felino si rivoltava persino contro di lui. Il fatto era che lo scrittore riusciva a scrivere solo quando il gatto era libero. Seppure terrorizzasse lo scrittore, il fatto che il gatto girasse per la casa libero era l'unico modo per liberare la sua creatività, permettendogli di scrivere, quindi di vivere. Sapevano un po' tutti di questa strana storia, e il posto dov'era la gabbia veniva sistematicamente ignorato da tutti quelli che andavano a trovare lo scrittore. Aveva dell'artificioso il modo in cui i suoi intimi avevano imparato ad ignorare i sinistri miagolii, bassi e tendenti ad un rantolo cattivo. Successe, però, che lo scrittore partì, se ne andò per un po' di tempo in vacanza lontano, e lasciò un amico in casa. Lo fece in linea di massima più per compassione che per saldo spirito d'amicizia; (l'amico non aveva casa, in quel momento, e non viveva un momento florido: non aveva né lavoro, né attitudini particolari). Quando l'amico si trovò a casa, avvertì subito qualcosa di oscuro che accompagnava i miagolii del gatto. Era un pensiero, tortuoso e viscido, che lo vedeva diventare scrittore di successo, ammirato da frotte di fans. Si vedeva al volante di auto di lusso, e poi in atteggiamento meditabondo di fronte ad una splendida veranda di una villa veneta, nella sublimazione dell'atto creativo. Poi ancora si vedeva tornare a casa, trionfante, ad ostentare i frutti del successo che lui aveva ottenuto a tutti coloro i quali non vi avevano mai creduto. Immerso in questo vortice di pensieri, si rese conto che stava di fronte alla gabbia ormai da molto tempo, mentre il gatto lo guardava con gli occhi gialli, e una strana espressione dipinta sul volto. Ma soprattutto si rese conto che il gatto non miagolava. Quanto tempo era passato? il silenzio era immobile, la mano che aprì la gabbia si mosse di propria iniziativa. E così il gatto non c'era più. Non si sentiva. Ma la sua presenza aleggiava. Minacciosa. E fu allora che l'amico dello scrittore cominciò a scrivere. E le parole fluivano, e tra il suo immaginario e il foglio di carta non incontravano alcuna resistenza. Componevano parole, frasi, periodi, concetti. E il gatto della creatività c'era e non c'era. Venava con la sua inquietante presenza-non presenza ogni singola parola, ma non si sentiva più. Già, era libero. E tale voleva rimanere. Ma perché lo scrittore lo chiudeva nella gabbia, sempre? tutti i giorni? Eppure non dava fastidio... C'è, in ognuno di noi, una carica di emotiva aggressività, ed essa esce con violenza brutale nella brulicante essenza dell'atto di creazione. Ma non può essere lasciata libera, poiché senza razionalità, la creatività è distruttiva. Non sapeva perché l'aveva scritto, un orrido verso lacerò le sue orecchie, e il miagolio del gatto si fece minaccioso. Allora capì.

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