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Quando uno fa CRAK!

di Hagi (10/05/2008 - 12:57)

Cos’è CRAK?

Questa è la domanda che mi opprime, mentre stilo ipotetiche interviste on-line, preparo comunicati stampa per la festa, spulcio indirizzi di posta elettronica - selezionando quelli buoni, ideo volantini, invento slogans, ipotizzo set percussivi da usare in una esibizione live, trovo un Dark Side per personaggi Disney, e passo il mio tempo attaccato ad un cellulare (la cui carica è stata ottenuta autotassando gli altri sventurati componenti di questa avventura, bella come l’Inferno).

Poi mi chiedono:

-“Cos’è CRAK?”

-“Crak nasce da un’dea di sei amici” (...BlaBlaBla...)
-“....No, perché ci siamo resi conto che a Roma la gente c’è, le opportunità pure, ma manca una visione organica...” (...BlaBlaBla...)
-“...Allora, creare circuito può servire a far emergere ciò che è nascosto, e che potrebbe valorizzare ulteriormente la città...” (...BlaBlaBla...)

Intendiamoci, queste non sono le solite cazzate. O meglio, lo sono, ma noi (siamo in sei – praticamente otto) ci crediamo da morire.

Poi però esiste un principio di realtà. Ché uno sarebbe portato a pensare che non c’entri niente, con CRAK!, invece c’entra, eccome. Facciamo un punto, magari sommariamente:

Io ho 35 anni, ma a luglio ne farò Trentasei. Alla mia età, mio padre aveva già fatto mia sorella, e avrebbe fatto me dopo altri sei anni. Alle sue spalle, un viaggio esistenziale, culturale e spirituale prima ancora che lungo. Mio padre lasciò l’India, dannandosi per sempre – a dare retta all’ortodossia brahmanica di cui faceva parte – e andando incontro a tante incognite. In  mano aveva una lettera di Tucci, che era pur sempre un punto fermo. Conobbe mia madre, si sposarono e misero su famiglia. All’inizio era dura, ma con le lezioni private, l’Università e l’Ismeo (oggi Isiao), mamma e papà tiravano su lo stretto necessario per poter pagare un affitto e fare studiare me e mia sorella. Poi mio padre è mancato, vent’anni fa, e ha lasciato a mia madre una cospicua pensione, con cui continuare l’opera di svezzamento dei suoi figli. Studi, vestiti, persino qualche svago.

E io?

Io in mano ho una quantità di pezzi di carta che altro che la lettera di Tucci, e non mi sono mai allontanato dall’Italia. Praticamente il contrario. Se ci si pensa, è sensato: i disagi della generazione precedente dovrebbero essere colmati mediante il lavoro, creandone di nuovi. E infatti è successo proprio così. La mia generazione è percepita un po’ da tutti come formata da cocchi di mamma, un po’sallucchioni; i bamboccioni di Padoa Schioppa. Dicono che l’età media si è allungata, quindi è accaduto anche all’adolescenza. Oggi si può essere considerati adolescenti fino a venticinque anni. E non mi pare proprio sano. Specialmente se di anni se ne hanno dieci di più: a ‘sto punto lo svezzamento dovrebbe essere finito. Invece non lo è.

Sulla carta faccio quello che faceva mio padre, anche se in ambiti diversi: sputo sangue per farmi spazio nel mondo della comunicazione, partorisco iniziative e mi aggrego ad altre, e intanto mi sostengo con lezioni private e qualche sporadica serata. Solo che mio padre ci tirava su una famiglia, io sono costretto a ricorrere ai prestiti di mia madre, perché le banche non me li fanno.

Ecco cosa posso permettermi a trentacinque anni: vivo in una stanza a Portuense, dividendo le spese con altri due coinquilini, e pago due volte l’affitto dell’attico a Balduina in cui sono cresciuto. Per una stanza spendo mensilmente l’equivalente di ottocentomila lire. Ho rinunciato alla macchina per la moto, ma per la benzina spendo ugualmente l’equivalente di quarantamila delle vecchie lire ogni dieci giorni circa. Ai miei bastavano per un mese, e avevano una Ford Capri 1700. 1050 centimetri cubi in più di Garuda, il mio Transalpone.

Quindi? Cos’ho fatto fino ad oggi?
 
In ossequio all’importanza della carta, inculcataci a forza dai nostri genitori, ho fatto tutto: un Liceo Classico, anzi due; una laurea, corsi di lingua (francese e inglese), corsi di Informatica (Cobol, C, DL-1), corsi di Musica (chitarra classica, percussioni, batteria), corsi di project management; un lavoro presso una società informatica, poi un’altra, e poi un’altra ancora. Però non posso fare il concorso alla Provincia, perché nella tonnellata di cartaccia che ho accumulato, manca la Patente Europea del Computer: 10 anni di lavoro da programmatore non sono equiparati ad un certificato di "Accensione PC e salvataggio documeto Word".

Ho progettato uno dei primi flussi di Helpdesk italiani, nel 1995, e me ne sono andato schifato dalle prospettive che apriva. A tutt’oggi mi chiedo se abbia fatto una cazzata. Dopo 13 anni non ho più il mondo in mano, e il tempo a mia disposizione su questa terra si assottiglia sempre di più, anche se faccio finta di niente. Poi anni di musica (ho suonato nei matrimoni, gettando ai rovi tutti i sogni che facevo da piccolo sul palco, per poi riprenderli suonando sui palchi buoni); lezioni di percussioni, recensioni di dischi... Già, poi ho scritto sui giornali. Stanco dell’informatica e dei pesi delle percussioni sulle spalle ogni notte alle tre del mattino. Qualcuno mi ha detto che lo sapevo fare, e io ci ho voluto credere perché mi piaceva l’idea. Due giornali cartacei, più saltuarie collaborazioni elemosinate da amici meglio introdotti di me. Qualche racconto breve e due romanzi non finiti. Forse è stata proprio questa la madre di tutte le cazzate. Il voler mettermi a scrivere.

Ora – a 36 anni – mi guardo indietro, e tutto questo mi sembra nulla. Apro giornali di annunci lavorativi quotidianamente, per recuperare (o almeno provarci) un po’ di stima in me stesso. Non anelando ciò che sogno, ma cercando fonti di reddito che mi permettano di guadagnare almeno i miei anni di vita. Non è bello sentirsi trattati come ragazzini, quando non lo si è più. Non è bello avere una relazione sentimentale sospesa – come se fossi un adolescente – perché non posso mantenere me stesso, figuriamoci un’altra persona, o ancora peggio due o tre.
C’è scritto che il  posto per “quelli come me” è in quei Call Centers che io ho contribuito a tirare su, pentendomene amaramente. Sono diventato uno di quegli impiegati recalcitranti che ho manipolato durante la mia breve e fulgida carriera aziendale, sfruttato da altri per indurre chi non voleva ad essere sfruttato a sua volta. Un gioco volgare, a spirale, che ha distrutto un’intera generazione pacifica, forse anche per colpa mia. O forse esagero, chissà. Solo che io non ci sto.

D'accordo, il fabbro non lo so fare. Il macellaio non lo so fare. Il contabile non lo so fare. So suonare, ma ci sono ragazzini (incapaci, ma ai padroni questo non importa) che vanno a suonare nei locali per la metà di quello che prendo io. E la gente – dicono – è contenta lo stesso. So scrivere, ma pare che lo sappiano fare tutti, anche se poi quando sfoglio un quotidiano, o ascolto dei servizi dei TG, non mi sembrerebbe. Ci sono autori televisivi che hanno un cognome diverso dal mio che quando va bene non fanno un cazzo tutto il giorno, ma percepiscono reddito, e quando va male ci spappolano il cervello con tette, culi, veline e drag queens che cantano Nel Blu Dipinto di Blu di Modugno.

Quindi faccio CRAK!. Con tutto il mio essere.

CRAK! è la soglia del dolore, la zona d’ombra tra il subire e il contrattaccare.

Io sto qui, anche se nessuno pare vedermi; non sono ancora emigrato, e non ho intenzione di farlo. Faccio CRAK! perché avverto il bisogno di dire delle cose ma non ci riesco; le pensiamo in tanti, ma non le dice nessuno. Faccio CRAK! perché ho bisogno che qualcuno mi riconosca, anche se un certo tipo di società tende a negare la mia esistenza. La nostra esistenza.

CRAK! è il rumore della mia fiducia del mondo. CRAK! è il suono delle mie ossa.

CRAK! mi identifica come quello che sono. Per questo non mi da reddito. CRAK! è lo spazio che abbiamo dovuto creare per avere una voce.

Quando mi chiedono cosa faccio nella vita, io abbasso gli occhi, e dico:

-“Io faccio CRAK!

Da una vita.

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Aria Alemanna

di Hagi (30/04/2008 - 11:07)

Ore 22:40, di fronte al “Pubbino”. Sto con il mio amico Jodorowskji (è un nome di fantasia); lui mi parla della sua gita con un’amica del giorno dopo. E’ emozionato, esaltato, e allo stesso tempo pessimista per scaramanzia e autoconvinzione. Ascolto le sue parole con interesse, partecipando il suo entusiasmo e condividendo una birra e una cannetta. Roba colloquiale. Alemanno ha vinto il giorno prima, e l’ombra della sua “longa manus” – penso – dovrebbe cominciare a sentirsi tra un po’. Poi accade. Accade che la stretta via diventi passaggio di un’ auto dei carabinieri, che girano lenti, osservando e mettendomi l’ansia. Quasi perdo il gusto della convivialità; poi un passante viene verso di noi, si ferma tra me appoggiato ad una macchina e Jodorowskji seduto su un gradino. Rimane immobile per qualche secondo, guarda di fronte a se, con il mento un po’ in alto, poi torna sui suoi passi. Anche questo mi regala dell’ansia. Poi una macchina deve uscire, io domando se la mia moto da fastidio, mi viene risposto di no e nel contempo vengo avvertito (con gentilezza e partecipazione, ma potrebbe essere anche un sostenuto distacco, non lo so) che una volante della Polizia sta arrivando; ora è ferma dietro l’isolato. Altra ansia. La colonna sonora di tutto ciò è un disco di tango argentini, che sottolinea l’aria “da Colonnelli” che aleggia. Tutto questo per dire che certe volte basta un niente, e ci si trova schiacciati in un angolo, schiacciati dai propri nemici. In quel caso – la boxe è ottima maestra di vita: ESCI DALL’ANGOLO! Che brutto periodo, mamma mia!

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The Day After

di Hagi (29/04/2008 - 17:44)

Marchio il mio blog in un giorno nero per le persone di sinistra. Quelle - come me - che non hanno mai ottenuto favori da nessuno di quelli che ora devono schiodare dalle loro poltrone, dopo quindici anni. Non vorrei stare al posto loro, anche se normalmente questi riescono sempre a cascare in piedi. Il post è pubblicato anche sul Blog di CRAK! (il link è qui accanto. A Sinistra!) E così la Città Eterna finì nelle mani di quei ragazzi del ’77 che stavano dall’altra parte della barricata. Si aspettava da tempo, ormai; inutile gridare allo scandalo. I commenti dei giornali di oggi – che dolore, leggerseli tutti – hanno uno schema che pare uscito dalla Norvegia di USA 94’: cross dalle retrovie a cercare la testa di Jostein Flo, 198 cm di altezza. Una, due, tre volte. Alla fine ci si rompe le palle. Ecco perché il gioco al massacro sul Segretario del PD (gioco che condivido appieno, io lo sapevo che andava a finire così, ecc. ecc.) finisce per “stuccare”. Oggi abbiamo un sindaco che è foriero di certa ideologia missina anni settanta. Scuola Almirantiana, quello degli spacciatori appesi ai lampioni. Abbiamo un sindaco che ha messo al centro della sua campagna elettorale la “sicurezza dei cittadini”, che già grammaticalmente trova molti colpevoli per l’insicurezza (i non cittadini?). Non mi scandalizzerò quando le ronde gireranno per i quartieri. Non credo si arriverà alle squadracce (già fatto, biasimabile e ingenuo: i fasci si sono evoluti da un punto di vista politico e comunicazionale): penso a qualcosa di più sotterraneo, un tipo di “strategia della tensione”, ma più volto alla cronaca che non alla politica. La coscienza politica dei “cittadini” oggi è volta al costo della vita, non più alla dialettica con le istituzioni. Ora c’è Vespa che lo fa per loro. Meglio quindi rincoglionirli con i servizi terroristici nei telegiornali: è capace che quando andrà in fiamme un campo Rom alla settimana, non faranno troppo casino. Si, la colpa è tutta di Veltroni. La storia lo ricorderà (sempre che i Dalemiani e il correntone DS non abbiano la sua testa prima), ma ad un prezzo molto alto: lo spianamento della strada ad una delle destre più illiberali del mondo. E questi, stavolta, ce li teniamo per dieci anni buoni. Gli anni più belli della mia vita avranno un sottofondo inquietante, legalistico coi deboli e tollerante coi potenti. Veltroni ha permesso lo sdoganamento di gente che è ben rappresentata dalla foto che ho messo su (tratta da Repubblica). Veltroni ha fatto del paese quello che ha fatto di Roma: ne ha condotto la gestione attraverso i comunicati e le riunioni nei palazzi. Ha sbattuto fuori dall’Arco Costituzionale le uniche forze di sinistra radicate sul territorio. Ha ridisegnato i centri di potere su una mappa, invece che nelle strade. Questo gli ha alienato la base, la gente, anche se gli ha avvicinato i “salotti buoni”. Quindi i Fasci, ruspanti, chiari e schietti (nella dialettica col pizzicagnolo bisogna essere chiari e schietti: poi sarebbe meglio dire la verità, ma qui siamo nel campo dell’etica, non della politica) hanno preso una città, promettendo un riavvicinamento alla gente. Non so se ci riusciranno, ma il mio pensiero va alle “Veltronate”: che ne sarà della Casa del Jazz, della Casa delle Culture, della Casa del Cinema, della Casa delle Letterature? Per la Casa delle Donne, l’idea che propongo è quella di usarne le strutture per una scuola di Taglio e Cucito. E in tutte queste “Case”, io starei attento a CasaPound. Sarebbe ora di trasferirla in una sede più consona: Trastevere, Mura Aureliane o Villa Borghese? Un’ultima cosa: noi siamo cittadini, con dei diritti sanciti dalla legge. Non dimentichiamocelo mai, quando saremo oggetto di prepotenza. Potranno avere il mio dolore, adderittura il mio cadavere, ma la mia obbedienza, l’asservimento della mia mente, quello mai.

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...E comunque...

di Hagi (25/04/2008 - 18:06)

Il 25 Aprile è e rimane la Festa della Liberazione. Altro che Vaffanculo Day!

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Elezioni - Parte II

di Hagi (25/04/2008 - 13:49)

Ordunque. Puzza di fascisti per ogni dove. Quei "Fascisti in Doppio Petto" preconizzati dagli Assalti Frontali, in un brano del loro Album "Conflitto", ben 12 anni fa. Nemmeno si è insediato il governo, che già si parla di ronde, manganelli, "sicurezza fai da te" e amenità del genere. A Roma, poi, dove l'elezione del sindaco è appesa all'esito del balottaggio, c'è una campagna stampa che non ci si crede: a farla da padrone, la "sicurezza dei cittadini", con le prime pagine dei giornali impiantate sullo stupro - orribile - della studentessa originaria del Lesotho da parte di un pregiudicato romeno. A Milano e nel Lecchese la cosa fa meno notizia, evidentemente, perché per reperire informazioni bisogna accontentarsi di un piccolo trafiletto in cronaca. D'altra parte, se certe cose accadono a Milano, che c'entra la Moratti? Marco Travaglio ha esemplificato bene la strategia della comunicazione da parte del Centrodestra, ieri 24 aprile ad Anno Zero: "E' naturale che quando il Centrodestra più illiberale del mondo può contare sulle tre televisioni del capo, più altre due in mano alla corrente politica del Vicecapo, le usi per rinsaldare le sue posizioni. Il punto è che questo è il risultato del depennamento del conflitto d'Interesse dalla campagna elettorale di Veltroni". Cito a memoria, mi scuserete. Sempre ieri, inoltre, orecchiavo un sondaggio che proponeva all'attenzione dei cittadini, il ripristino della pena di Morte per i crimini "particolarmente efferati" (era proposto dal Tg di LA7). Il ché fa il paio con l'intervento del sindaco di Verona, Tosi, che esponeva i suoi principi legalitari ad uno sconcertato Bersellini a Matrix, due giorni fa - 22 Aprile - , a base di ronde, forca e autogestione della sicurezza da parte dei vigorosi Padani (che su questi temi ci hanno agglomerato il 40% dei consensi). Ora la scelta tra Alemanno e Rutelli è quella già presentta dal buon Grillini durante la campagna: "inconcepibile dover scegliere tra i neocatecumenali e i fascisti". Invece, a quanto pare, la scelta è proprio quella. Povera Italia.

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Adding to Technorati

di Hagi (25/04/2008 - 11:46)

Buongiorno, Mondo. All'alba della diffusione del Web 3.0 (ma un mio amico-collega mi consignliava - giustamente, secondo me - di parlare direttamente del Web 4.0, per non sbagliarsi) mi appropinquo alle tecnologie del web 2.0, e a questo proposito, mentre Zappa mi stranisce con "Pedro's Dowry", mi iscrivo al servizio Technorati, che serve a dare più visibilità ai blog. Dice.

Il Link che devo mettere è questo: un semplice link a Technorati;

<a href="http://technorati.com/claim/h5bdfinhdp" rel="me">Technorati Profile</a>

Non sapendo se la Piattaforma Dada me lo capirà, piazzo un link scritto anche in altra maniera. Questo sputtanerà il sistema, e Techorati esploderà per colpa mia; ma - si sa - sono fatto così, è più forte di me...

Technorati Profile

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Il Blog di CRAK!

di Hagi (23/04/2008 - 14:49)

Cari amici e parenti che infiammate i dibattiti su queste righe, se vedrete che gli interventi a questo blog sono rarefatti, fate un salto QUI : sto curando anche i contenuti del Blog di Crakweb.it, e questo potrebbe distrarmi. Anche se lì ci scrive un Hagi 2.0, mentre qui sono sempre io, il vecchio Hagi 1.0.Beta. Venitemi a salutare anche lì. Così vdrete che anche da queste parti si annusano venti di novità. In attesa di emigrare.

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Date di Nascita

di Hagi (22/04/2008 - 14:56)

Esplorando nuove carateristiche della Home Page personalizzata di Google, mi imbatto in una piccola applet che si chiama "Date di Nascita". -"Carino", penso; quindi digito la mia - che è il 28 Luglio, per quell'unico lettore tra i quattro che leggono il mio blog che potesse non saperlo. Lasciamo perdere le cazzate (poco attendibile il profilo astrologico, un po' generalista quello personale), c'è un interessante link a biografieonline, in cui ci sono altri avvenimenti accaduti in quel dato giorno. Il 28 Luglio è nato Hugo Chavez (e so' contento!), Marcel Duchamp (e so' contento), Jackie Kennedy (anche 'sti cazzi), Karl Popper (so' contento!). Il problema sostanziale sono le due morti: Bach e Vivaldi, cioè due musicisti. Che devo pensare? forse cambiare lavoro?

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Musica Ieri, Musica Oggi

di Hagi (20/04/2008 - 14:22)

Domenica, ore 14:22. Tra un paio d'ore avrò le prove con Aquatarkus, nel mio studio in Prati delle Vittorie. Lo sto scrivendo sul mio blog, attraverso il mio Macbook Pro, dalla mia stanza di Portuense. "Che c'è di strano", vi chiederete voi. "Niente", vi risponderò io, ma nella mia mente, prima ancora che sul mio viso, si disegnerà un sorriso strano. Il sorriso di chi mente sapendo di doverlo fare, causa l'inspiegabilità del complesso di emozioni provate. Traduzione: -"Che ve devo dì, e anche se ve lo dico, che ve lo dico a fa'?" 1992. Sul mio 386, oggetto di culto, uno dei 4 PC nella mia SCUOLA (non classe), vergo le mie impressioni dalla mia stanzetta di P.zza Mazzini. Penso a Giorgio e Luca, che tra un po' suoneranno al Citofono. io scenderò, e insieme proveremo i pezzi di ELP. Siamo la prima Cover Band a Roma del gruppo progressive. C'è un sacco di lavoro da fare. Tutta Tarkus è pronta, Jeremy Bender e The Sheriff sono nate pronte, Endless Enigma è facile, la suite di Brain Salad Surgery (Karn Evil 9) è il lavoro titanico che ci accingiamo a montare. Uso Word 2.0, recente alternativa a Windows Write, che gira sul mio Windows 3.1. Con il modem passo il tempo su una BBS con un numero di telefono di Prati, ma non mi ricordo come si chiama. Mi autentico, e incontro almeno 10 entità come me, che scaricano programmi shareware (a 14.400 Bps) e chattano parlando del nulla. Le femmine non esistono, se ci sono fanno finta di essere maschi. L’interesse è puramente tecnico, i nostri discorsi vertono sul funzionamento dei programmi di monitoraggio del sistema. Internet non esiste, ma io penso che un giorno sarà possibile essere sempre collegati. Spero di essere vivo per quel momento, ma mi consolo sapendo che forse i miei figli vedranno quel mondo che io sogno. Oggi Ricordo perfettamente tutto quel periodo. Ricordo le giornate intere passate in cantina a suonare; ricordo la stima di gente adulta, che veniva ai nostri concerti, e se li sorbiva tutti, dal primo all’ultimo minuto. Solo che allora non avevo idea della misura dell’impresa in cui ci cimentavamo. Ricordo che al Melvyn’s a Trastevere mi misi dei Fuseaux traslucidi neri, dei calzini da ginnastica al polpaccio, una camicia di seta bianca e un kimono nero, traslucido come i pantaloni, con un Drago ricamato sulla schiena. Mi sentivo un Dio. Feci un assolo con il doppio pedale, levandomi la maglietta e gettandola al pubblico (20 persone, a esagerare). Oggi non potreimai farlo: ho sempre l’animo da rockstar, ma ho la panza, i baffi e pochi capelli; pochi capirebbero, ancora di meno perdonerebbero. Però la musica cresce, come noi. E’ stato Giorgio a sondare la possibilità di rimetterci insieme. Con rigore, pazienza e maieutica registici ha chiamato me e Luca, e ci ha ritrascinato in un sogno, che si interruppe quindici anni fa. Mentre Sky mi racconta della partita della Lazio, quindi, io mi preparo per andare a suonare. Oggi c'è da preparare la Medley di Fanfare/America/Rondò. E la sigaretta che mi fumerò nella pausa, avrà lo stesso sapore di tanto tempo fa. Sono i polmoni ad essere invecchiati.

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Spirito Olimpico. Spirito nel senso di Fantasma.

di Hagi (18/04/2008 - 10:26)

La cronaca della tappa indiana della fiaccola indiana nel racconto di Daniele Mastrogiacomo, la trovate QUI;
QUI invece trovate un'interessante analisi (in Inglese) di Anjali Puri sulloa percezione indiana del "problema tibetano" come una costola del "problema cinese". Grazie a Nello del Gatto e alla lista "Italindia", da cui ho estrapolato questa risorsa.

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Elezioni 2008 - Decidi tu. Nel senso che io non conto un cazzo.

di Hagi (14/04/2008 - 22:15)

Durante il passaggio dello schiacciasassi elettorale sopra le mie povere parti molli, accendo una sigaretta che fa ridere, aspettando che gli uomini rana del governo entrino attraverso la mia finestra per farmela spegnere. Almeno, questa è la percezione che ho avuto della mia libertà individuale per un secondo, il tempo di una visione apocalittica. 
Assisto, basito, al capolavoro di Veltroni. Sinistra azzerata nell'arco costituzionale, la Lega che raddoppia i suoi consensi. Bipartitismo decollato, ma riforme costituzionali in mano alle destre; su tutto, un forte odore di Inciucio. Trovo lo scenario preoccupante. Posto che il 2008 segna la fine del lacismo in politica - ma non è una notizia - trovo preoccupante la fuoriuscita dal parlamento di ogni forma di dissenso civile: il rischio è quello di creare un pastone indefinito e non rappresentato che vede frequentatori di Centri Sociali con tranquilli padri di famiglia di ispirazione laica, tutti identificati come "Comunisti".
In questo Walter ha fatto il gioco del Berlusca. Tanto ha detto e tanto ha fatto, lo Psiconano,che alla fine è riuscito in un intento che sembrava risibile: cacciare i comunisti dalla rappresentanza istituzionale. A Veltroni va dato atto di aver operato una scelta epocale, storica, di cui avrà le responsabilità, nel bene e nel male. Ha purgato la sinistra, rimandandola alla politica locale, dove resisterà, perché nelle forme di democrazia diretta è sempre molto forte; ha reciso i legami della sinistra istituzionale con un passato "comunista italiano", retaggio di grande specificità e tradizione, ma forse troppo complicato da spiegare in TV; ha di fatto rilanciato l'Atlantismo, molto più di quanto Berlusconi avesse fatto durante il suo governo, appiattendosi sulle posizioni americane: Veltroni ha direttamente importato il modello partecipativo americano, trapiantandolo sul nostro territorio. Insomma, un capolavoro di comunicazione e di realpolitik - e lo dico senza ironia. Quella mi viene su quando penso che era proprio ciò che desiderava Berlusconi. Gli si è dato ragione: effettivamente era l'unica strada che non si era mai provata, un po' per dignità, un po' per paura. Ora Veltroni ha passato la mano, e contemporaneamente si è passati dalle mani di poker alla Telesina. Che il piatto si rimpingui?

Questo Post è pubblicato anche su SezioneAurea II (On Splinder)

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La Mamma di Roth

di Hagi (12/04/2008 - 11:21)

...Della serie, a tutte le latitudini, le mamme non cambiano, ecco un post (n francese) sul blog di Le Monde: Lo trovate QUI.

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Eletsioni aa' romana

di Hagi (12/04/2008 - 10:54)

Buongiorno, mondo. Ritorno a scrivere due righe, alla vigilia di elezioni che mi vedranno - come al solito - impegnato in una solipsistica lotta contro i mulini a vento, condita da quella certezza di non vincere che tanto mi rilassa. Al Senato voterò per l'alleanza democratica (ma credo che darò il voto all'IdV, nonostante il personaggio Di Pietro sia molto lontano da me per estrazione, senso politico e personalità); Appoggerò il PD - anche se forse solo esternamente - per le note vicende, già nell'aria da qualche tempo, ma esternate giovedi da Concita di Gregorio su Repubblica; vicende che eleggono il Lazio come spartiacque per la maggioranza al Senato. Il Lazio è in bilico, e due maggioranze diverse alle due camere potrebbero riportare a nuove elezioni, che sono il mio incosciente e personalissimo obiettivo. Per quanto riguarda il voto alla camera, lo manterrò segreto, onde evitare facili piaggerie. Non sarà per il PD, e non sarà nemmeno per un qualsiasi partito comunista (sia la Sinistra Arcobaleno, sia la Sinistra Critica, sia il Partito Comunista dei Lavoratori); A Destra non mi vedranno manco col binocolo, ovviamente. Che dirvi? Questo: "Non voterò tappandomi il naso, ma aprendo gli occhi". Buona Democrazia a tutti. P.S: Non essendo residente nel Comune di Roma - anche se ivi domiciliato - non sarò costretto a votare Rutelli! Questo è bene.

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Benvenuto, CRAK!

di Hagi (02/03/2008 - 12:55)


All'improvviso, ecco una ventata d'aria nuova nella mia città. A Roma nasce CRAK, un nuovo magazine di arte, cultura, intrattenimento et cetera. Nato dall'incontro di 5 amici, si è espanso tantissimo ancora prima di vedere la luce ieri, sabato 1 marzo, dopo un 29 febbraio passato nel travaglio di un parto di quelli che faran parlare di sè. Il manifesto programmatico di CRAK! muove da una considerazione semplice: l'inesistenza della divisione tra cultura alta e cultura bassa, tra cultura tout court e controcultura. Il direttivo di CRAK! lavora per offrire qualità sulla notizia, oltre che alla quantità e all'esasustività.

Aspetto visite, e spero che - al di là dell'iniziale curiosità - CRAK! possa diventare uno strumento utile, semplice da usare e completo nell'informazione per l'organizzazione delle vostre serate romane. Sono ovviamente benvenuti tutti i suggerimenti atti a traformare CRAK! nel miglior portale esistente a Roma, in Italia e nel Mondo. Noi si guarda avanti, e si punta all'eccellenza. Baci e abbracci!

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Sogni e Delitti (Cassandra's Dream)

di Hagi (05/02/2008 - 13:45)

Visto l'ultimo film di Woody Allen. Sempre ambientato a Londra, ma pare che sia l'ultimo (il prossimo sarà girato a Barcellona. Era di domiinio pubblico, ma io sono un parvenu.). Un thriller, perché adesso chi glieli scrive è sedotto dal genere: molto peggio di Match Point. E purtroppo, come mi si faceva rilevare, Woody Allen DEVE essere visto, nonostante le perplessità che necessariamente accompagnano il suo operato da una decina d'anni a questa parte.  Caratterizzazioni con l'accetta, con Mc Gregor troppo McGregor e Farrel troppo Farrel. Dialoghi che ho già dimenticato e spunto talmente banale da non sembrare vero. Si potrebbe salvare con una lettura di natura archetipica, ma questa (non alla portata di tutti) non farebbe altro che sottolineare ulteriormente i limiti di un soggetto troppo abusato, quello del rapporto vita-morte-denaro. Quindi, alla fine della fiera, nun se po' sarvà!
Esordio cinematografico per la bella e fatale Hayley Atwell (ma Scarlet Johanson non la vede nemmeno col binocolo), bella la colonna sonora (originale) di Philip Glass: nonostante essa, però, il film rimane

-Evitabile-

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