Ciao sono Hagi
Vedi il mio profilo


Settembre 2009

DLMM GVS
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30

Tag

Ultimi commenti

Nuovi post

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us

Aggiornamento Massivo

di Hagi (21/09/2009 - 13:59)

Caro Etere, rieccomi qui dopo aver lasciato a metà (per pigrizia, sopraggiunti impegni e novità importanti sul fronte personale) il reportage sulle elezioni indiane. Queste ultime, per la cronaca (già non gliene fregava niente a nessuno quando eravamo a ridosso, figurati adesso) sono state vinte di nuovo da Manmohan Singh, e il BJP ha avuto un pesantissimo arresto di consensi, nonostante il carisma di Narendra Modi. E tant'è. Allora, il mio compleanno l'ho festeggiato a Martignano. Ho perso una casa e guadagnato una donna. Ho avviato una collaborazione con i Funkallisto in tandem con Neney, e mi piace molto. Con gli Aquatarkus stiamo preparando i Quadri di un'Esposizione, che non viene eseguita per intero da trent'anni e passa: ci spacchiamo la schiena (nel mio caso in senso letterale), ma - come si dice - più aspro è l'ostacolo, più è bello riuscire. Dovrei partecipare al RomaEuropa Festival e suonare le percussioni in un adattamento della Buona Novella di Fabrizio de André. Faròtti sapere appena avrò chiare le modalità della collaborazione, se e qualora si andrà a concretizzare. Con il Quartetto Dance con Jacopo Barbato, Cristiana Irali e Giulio del Prato piazziamo per ora solo serate private. Però comincia a girare il tutto.Tra un po' ricomincerò a dare lezioni (ottobre, tipo) e continuo a lavorare le mattine a via dei Condotti come sistemista. Il tutto sotto il segno di Moneti. E scusa se è poco, caro Etere.

Vota questo post

Elezioni Indiane - 1

di Hagi (18/04/2009 - 17:03)

Si è nel mezzo delle elezioni indiane. Con un elettorato attivo di circa 714 milioni, l'operazione di rinnovo dei 543 membri della camera bassa (Lok Sabha), partita il 16 aprile, durerà fino al 16 maggio, giorno in cui verrano resi definitivi i risultati del voto. Per evitare di paralizzare il paese, si è scelto di dividere le operazioni nelle 543 circoscrizioni in cinque fasi.
L'India è la più popolosa democrazia del mondo, si dice sempre. Ecco - nelle proporzioni elefantiache - cosa accade alle democrazie.
I candidati ad uno dei 543 seggi disponibili (in realtà sono 545, ma due sono appannaggio di mezzosangue angloindiani, che vengono eletti direttamente dal Presidente dell'Unione) sono 5365. molti giovani (1994 tra i 25 e i 40 anni), nonostante la classe dirigente indiana sia stata tradizionalmente molto anziana; ne è riprova il fatto che tra i 177 candidati con più di settant'anni figurino l'attuale capo del Governo Manmohan Singh e il capo del BJP L.K. Advani (81 anni).
Anche questa tornata avrà il suo Gandhi-Nehru, o meglio, quasi due: Oltre Rahul Gandhi, figlio di Sonia e Rajiv, candidato in Uttar Pradesh e appoggiato anche dalla sorella Pryanka, nel collegio di Pilibhit avrebbe dovuto essere presente anche Varun Gandhi, nipote di Sonia, figlio di Sanjay Gandhi -  il figlio prediletto di Indira, già a capo del Congresso della Gioventù durante gli anni settanta e morto in un incidente aereo quando Varun aveva pochi mesi. Il carattere spiccio deve averlo ereditato dal padre, visto che Varun si è presentato con il BJP, la coalizione di destra avversa al Congresso che fu della nonna e del padre. "Avrebbe dovuto", poiché per essersi lasciato andare un po' troppo in un comizio (aveva detto che gli Hindu avrebbero decapitato i mussulmani) è stato arrestato. E' uscito di galera, ma ha perso la tornata elettorale. Il Congresso si è così risparmiato l'imbarazzo di avere un Nehru-Gandhi contro: fortuna o manovre politiche?
Anche al popolare attore Sanjay Dutt è stato impedito di partecipare alle elezioni (è stato condannato a sei anni per essere stato uno dei basisti per gli attentati terroristici di Bombay nel 1992), però ha guadagnato la presidenza del Samajwadi Party, il partito socialista. Quest'ultimo - come in tutte le democrazie - rappresenta il "lateral thinking", l'intelligenza collettiva volta al rinnovamento e all'abbattimento delle barriere borghesi. Vediamo come si espleta, questo progressismo naturale.

E' il Samajwadi Party ad avere la più alta concentrazione di personaggi presi dal mondo dello sport e dello spettacolo: oltre al neo presidente, figurano tra le sue fila come candidati l'ex miss India e campionessa di Nuoto, nonchè ex attrice Nafisa Ali, gli attori Manoj Tiwari e Jayaprada. Il Congresso, di contro,  si è assicurato l'appoggio dell'ex capitano della nazionale di Cricket Mohammad Azharuddin, mentre il suo compagno di squadra Navjot Singh andrà dalla parte opposta, al BJP. Sempre il partito Socialista è promotore di un'iniziativa che vuole limitare l'utilizzo dei PC nella Pubblica Amministrazione e abolire l'insegnamento dell'inglese dalle scuole. Ché è un punto di vista socialista, credo.
E poi ci sono le macchinette: un milione di macchinette elettroniche per il voto agli analfabeti: in una burocrazia corrotta e incasinata come quella indiana, a me fa rabbrividire, nonostante la bontà e utilità dell'iniziativa, vista la realtà bruciante di analfabetismo, soprattutto nelle popolosissime campagne. Mi viene in mente il 2004 staunitense, ovviamente. Ma le proporzioni qui sono altre, e il pericolo è ancora più grande, vista la situazione internazionale nell'Asia Centrale, in cui l'India ha un ruolo fondamentale. Questa è la democrazia: Hobsbawm scriveva che nella dialettica della Guerra Fredda vennerò al pettine tutti i nodi delle democrazie: l'esacerbare delle posizioni fu appannaggio soprattutto degli Stati Uniti, poiché l'U.R.S.S, non essendo sostenuto da libere elezioni non aveva necessità di manipolare l'opinione pubblica. E - paradossalmente - è nelle democrazie che si utilizza la menzogna come grimaldello: nei totalitarismi, semplicemente, non serve.
Ecco perché la Democrazia in India merita di essere monitorata: perché con i numeri indiani, l'analisi dello stress sistemico di un modello che fa acqua da tutte le parti qui in occidente può essere molto utile. In più è divertente verificare quel filo rosso che lega l'India all'Italia sin dall'Ottocento evolversi in un modello televisivo, che vuole la popolarità di un giocatore di cricket o di una conduttrice televisiva più importanti di una preparazione politica come Cristo (o Krishna) comanda.
Grazie al blog di Nello Del Gatto e all'associazione Italindia, accademicamente attenta ai fatti del Subcontinente.

Vota questo post

E.R.

di Hagi (01/04/2009 - 13:16)

Nei meandri di una vita sostenuta, immaginata e impoverita
ho incontrato la tua forza indefinita
vera e viva, ma tradita
incontrai un cavallo bianco senza sella, e lo montai pensando fosse cosa bella
galoppai per sentieri di memoria
passeggiai sui ricordi in terra bianca
Ti trovai piangente su una tomba, vuota ma piena di epitaffi
fu la verità ad attrarmi, fu la menzogna a respingermi, fu la menzogna di mille verità a cacciarti via.
Non più colpa, ma vittimismo proiettato
Sulla tela nuda di una verginità mai persa, se non nei mille sogni di scelte non compiute;
Sola t'incontrai, divenni vento, spirito e arma. Ci elevammo sopra tutto e tutti, ma poi ti persi,
precipitata nell'alveo della rutilante consuetudine
occhi belli, ma persi

Vota questo post

Decreto Maroni

di Hagi (22/01/2009 - 20:17)

Sono contrario all'idea - perorata anche dal responsabile della  Moschea di V.le Jenner - che vede come un gesto aggressivo e irrispestoso il pregare Allah di fronte ad una chiesa cattolica. Pregare è pregare. Se fossi stato cattolico, la prima cosa che avrei fatto sarebbe stato andare a pregare il mio Dio dentro il Duomo. Forse era la volta che ci stava a sentire.

Vota questo post

Ciao, 2008. Non mi mancherai.

di Hagi (29/12/2008 - 11:03)

Caro etere, in queste righe traccerò uno straccio di bilancio di quest'anno particolare.

Non vedo l'ora che finisca, e non riesco a classificarlo con rigore; è stato un anno dedicato alla mia interiorità, al capire chi sono e dove sto andando. Un po' tardi per la mia età, ma non troppo per la mia anima. E' stato un anno che mi ha visto impegnato in una storia tra le più importanti della mia vita, che mi ha cambiato, e che della mia vita ha cambiato il senso . Poi la storia è finita dall'oggi al domani, anzi: non mi ha lasciato nemmeno la possibilità di elaborarne la fine, quindi - sostanzialmente - mi ha ricacciato nel torpore da cui mi aveva risollevato. Sono andato a Venezia a trovare mio padre. E' stato importante, e ora - pur lontano dalla soluzione dei miei mali -  sono un po' più orientato alla vita, invece che alla morte. Curioso, proprio mentre sto invecchiando. Da ragazzino ho vissuto nella negazione della vita, da adulto sto realizzandone le grandissime potenzialità.

Ora sono abbastanza abbattuto; in una condizione che in occidente si chiama "principio di esaurimento nervoso" e che ad altre latitudini "illuminazione". Non è una bella situazione: parlandone con amici, cercavo di spiegare loro di cosa si trattasse: realizzare la maya che mi circonda, significa travalicare il mondo del sensibile; in altre parole, considerare tutti gli aspetti della vita come sintomi di una malattia. Io parlo con una persona, magari amabilmente, e di fronte ho un morto che parla, un'emanazione di un Dio capriccioso. Quest'anno passerò il Capodanno in famiglia, cosa che non facevo da almeno vent'anni. Ho bisogno di cose vere, e le troverò nell'alveo in cui -bene o male - sono cresciuto.Quindi ecco il bilancio del mio anno: ho dormito da gennaio fino a novembre, mese in cui mi sono svegliato. SVegliato alla grande, con il mio ritorno negli Aquatarkus- dietro una batteria!  Mi sono comprato l'iPhone, e sono molto contento del gadget. Ho ritrovato delle persone che mi hanno dato tanto. Purtroppo non essendo stato ibernato, nel corso di quest'inutile anno sono invecchiato, e ho perso un po' di smalto e del tempo: persi dietro ai mulini a vento, nei sogni infranti di un rapporto egoistico mascherato da ultima spiaggia. Ciao, cara. Non mi mancherai.

Forse.

Vota questo post

Dio, la Borghesia e la Depressione della moglie di Mohinder

di Hagi (04/11/2008 - 10:54)

Viveva accanto ad una donna cui si era chiusa la vita davanti, e ora le andava stretta. Soffriva vicino ad una persona in gabbia, di quelle che non capiscono mai se sono loro a diventare troppo grosse, oppure se sono le gabbie a restringersi. Ignorava la disperazione di chi si è abituato a parlare con chi non ascolta. Subiva le stesse ingiurie del popolano che si rivolta in modo miope, cieco, emotivo; quella notte, insomma, rifletteva a suo modo sul ruolo storico e sociale della borghesia. Uno dei tanti pensieri notturni che Mohinder elaborava, mentre la moglie gli dormiva accanto. Era da tempo che lei soffriva di depressione, e lui non sapeva come provare a tirarla fuori da quel guscio. La condiscendenza non funzionava, ne dilatava ulteriormente l'accidia. La durezza nemmeno, poiché ne inspessiva la caparbietà. Le aveva provate tutte, tranne l'effettiva condivisione del suo stato. Mohinder ne aveva paura, era percepibile. Temeva di guardare il mostro negli occhi, e preferiva scrutarne i contorni, indovinarne le forze e le debolezze, ma senza mai confrontarcisi. Mohinder era conscio della sua caducità, di quella della moglie e dell'animo umano in generale;  Intuiva il dolore della condizione umana - l'intelligenza unita all'impotenza - ma non riusciva a parteciparne realmente la sofferenza. Era il suo modo di difendersi da una realtà ostica e crudele, che spingeva gli esseri viventi a sbattersi per ottenere nulla. Aveva fede, a suo modo. Una fede consolatoria, di sapore cattolicheggiante, che vedeva il bene solo oltre la vita. Era anche un po' induista, a ben ragionare:  dava un senso all'ingiustizia terrena, considerata una sorta di Purgatorio dai peccati.
A ben vedere, la reazione di Mohinder alla malattia della moglie non era altro che una fuga esistenziale dal male. Il problema serio era che - in barba al suo tanto sbandierato altruismo, su quella barca che andava verso la salvezza c'era posto solo per lui, e forse nemmeno alla moglie avrebbe permesso di scalfire il suo equilibrio. Era un egoista, della peggiore specie, ma almeno non si sarebbe mai fatto infinocchiare: Lui non era del popolo, era parte organica di quella stessa borghesia cui si ostinava a dare addosso nei suoi contorti pensieri notturni.

Vota questo post

Welcome Back My Friends To The Show That Never Ends

di Hagi (01/11/2008 - 11:54)

Un passo per scavalcare un’asta, un secondo per i cavi, il terzo e sono fuori dalla barriera di Plexiglass. Tutt’intorno, applausi, e ancora applausi. Un inchino, e poi nei camerini, con il rumore dei piedi ad incitarci ad uscire. Sono quindici anni che suono per locali. Con un sacco di gente, oppure da solo. Con professionisti blasonati, oppure con onesti professionisti. Con musiche originali, oppure con covers. Per far ballare, o per ascolto. Di tutto, insomma.

Beh, caro Etere, ecco la riflessione che ti consegno oggi: oggi parlerò di emozioni.

Quella di trovare due amici nello stesso camerino, noi tre. Quella di poter far vedere i miei tic, le mie camminate, senza nessuna barriera, senza nessun timore di essere male interpretato (da quei due sono male interpretato da vent’anni, e - vuoi o non vuoi – stiamo ancora qua). Un palco con gli Aquatarkus è più di una macchina del tempo, come ebbi già a scrivere: è più la capacità di piegare lo spazio-tempo. E’ stare a cavallo tra il 92 e l’oggi. E’ andata bene, caro Etere. O meglio, “Ci è andata bene”: mi correggo con quel pelo di umiltà che si acquisisce con sulle spalle quindici anni in più di calci in culo presi. Solo che tra il pubblico (meraviglioso per sostegno, partecipazione ed entusiasmo) non c’era lei, e mi sono sentito tanto, tanto solo. Almeno fino a quando Giorgio – ignaro dei miei pensieri - non mi ha abbracciato, in uno dei suoi rari e preziosi slanci di affetto. Allora mi sono svegliato dal torpore, e mi sono immerso nel mio meritato bagno di folla. Si parte da sè, per poi curare il nostro esterno.

Non il contrario.

Vota questo post

La Saggezza del Contadino Vs Il il Metodo di Lombroso

di Hagi (26/10/2008 - 11:26)

Che strana la vita. Se la si osserva passare dallo stato potenziale a quello conclamato, si ragiona su quanto ci circonda con parametri diversi. Ricordi - caro Etere - l'esperimento del Fagiolo delle elementari? Si portava un fagiolo (io scelsi - ricordo - un bellissimo borlotto maculato, ma in quell'occasione invidiai un enorme Bianco di Spagna, portato da un mio compagno di nome Carlo Barbaliscia); lo si metteva dentro un barattolo di vetro tra due strati di cotone idrofilo bagnato (il fagiolo, non Carlo Barbaliscia), si poneva il barattolo sul bordo della finestra e si aspettava. A un certo punto, dall'occhiello posto nell'ansa del fagiolo, spuntava una radicchietta, che poi si allungava, dando vita alla pianta vera e propria. I bimbi di allora fantasticavano su come arrivare al castello sopra le nuvole dove c'era il gigante cattivo, quelli di oggi faranno altri pensieri, magari a base di Pokemon. In comune tra ieri ed oggi,  lo sbigottimento nel vedere una vita nascere. Ora - da grande - ho rifatto l'esperimento; solo che di fagioli ne ho messi tre. Ed è davvero incredibile vedere come - sin dalla nascita - tre semi diversi generino tre vite diverse. Come i gattini o i cagnolini, che hanno personalità diverse ben riconoscibili nel gioco o nel modo di prendere il latte dalla mamma, così accade che una radicchietta si lanci verso il sole - pallido - mentre un'altra ci pensa su, e una terza decide di rafforzarsi cercando il basso, invece che l'alto. E i bambini?
Loro fanno la stessa cosa. Ci sono bimbi timidi che diventano adulti estroversi, bimbi estroversi che diventano adulti timidi, Bimbi silenziosi che diventano capi di stato e bimbi che vendono le matite colorate a prezzo maggiorato a compagni un po' fagiani che diventano pure capi di stato, però in Italia.
Mi sorprendo, quindi, a pensare in modo cattolico! Niente di preoccupante, caro Etere, sono sempre io: noi (piante, ovipari, ovovivipari, mammiferi e varie ed eventuali) siamo davvero padroni della vita - la *nostra* vita -  oppure ne siamo solo utenti, affidatari? Siamo esseri arbitri delle proprie esistenze, oppure non siamo altro che delle escrescenze sopra un mare di vita? più guardo i miei fagioli comportarsi, e più mi rendo conto che dentro un seme c'è anche una buona parte di futuro. Quindi, alla fine della fiera, potrebbe avere ragione Lombroso, nel suo determinismo fisiognomico.

Insomma, Cattolico e Lombrosiano. Praticamente Fascista. Caro Etere, che cazzo mi sta succedendo?

Vota questo post

Aquatarkus II

di Hagi (22/10/2008 - 09:53)

Il 30 ottobre al Geronimo's ci sarà il concerto degli Aquatarkus '08. Ho già scritto un post sull'argomento, ragionando sul tempo musicale che ingabbia il tempo cronologico. Il Tao della circolarità contro l'inesorabile linearità del tempo Cristiano-Occidentale.
Oggi, quindi, tornerò sull'argomento parlandovi dei problemi che insorgono durante le prove di una scaletta complessa. Sono preoccupato, Etere mio. Temo per la buona riuscita del concerto, nonostante il Trio sia rodato da anni di musica insieme, e tecnicamente rotto al palco in tutte le sue declinazioni. Ho fiducia in Luca, che si è caricato sulle spalle un lavoro micidiale, possibile solo grazie all'incoscienza condivisa nei primi novanta, che ci ha fatto approcciare un repertorio impossibile in tempi in cui a malapena potevamo suonare i Pink Floyd. Ho fiducia in Giorgio, che saprà tenere il palco con la sua faccia tosta come poche. Ho fiducia in me, nel mio culo che da sempre mi accompagna nelle occasioni importanti della mia vita. Solo che - se non erro - sono più o meno le stesse parole usate da Baldoni prima della sua uccisione. In bocca al lupo....

Vota questo post

Hagi ha un lavoro

di Hagi (21/10/2008 - 13:34)

Caro Etere,
In questa bellissima ottobrata romana il sole splende alto nel cielo, sfidando le scie chimiche che gli incrociano davanti e scaldando la mia piazza mentre stacco per una pausa caffé, andando al bar di Via Bocca di Leone, dietro sia a P.zza di Spagna che alla mia nuova SEDE DI LAVORO! Ebbene si, caro etere, ho un part time in qualità di tecnico informatico, e lavoro tutti i giorni dal lunedi al venerdi dalle 9 alle 14. Non so dirti - caro etere - quanta gioia inesprimibile sento dentro: un po' non so farlo per il pudore di chi non osava aspirare a tanto, un po' per un altro pudore, quello di chi ha studiato un'intera vita per elevarsi, e si trova ad andare avanti nella vita grazie alle passioni coltivate da ragazzo. La mia laurea, caro Etere, serve solo a farmi chiamare "Dottor Mishra", ma non ad ottenere reddito più di quanto si possa cavar sangue da una rapa. Io guadagno grazie alle passioni della mia adolescenza, che sono musica e computers. Niente (o quasi) dalla scrittura. Niente dalle mie conoscenze storiche. Ninete dalle lingue. Tutto dalle mie passioni, che sono diventate denaro.

Caro etere, ma questa è una notizia bella o brutta?

Vota questo post

Pensieri Molesti

di Hagi (08/10/2008 - 10:46)

....Come odio i sensi di colpa indotti surrettiziamente....

Vota questo post

...Chi la fa l'aspetti...

di Hagi (16/09/2008 - 10:25)

Venerdi scorso cominciavano le feste a Corchiano, che sono finite domenica. Con la moto tra le gambe, ho pettinato l'asfalto della Flaminia disegnando curve e godendomi l'odore dell'umido della campagna, il ronfo del bicilindrico di Garuda e i colori dell'ultima coda di questa calda estate. Almeno fino all'incrocio con l'Hotel Aldero. Lì ho affiancato un signore con un'Agila, ampiamente dentro la mia corsia, il quale ha svoltato a sinistra senza mettere la freccia, prendendo in pieno il fianco Dx di Garuda e buttandomi per terra. Grazie ad una caduta intelligente e ad una buona dose di culo (non veniva nessuna macchina in senso opposto) me la sono cavata con una botta al pollice destro. Anche se praticamente ora sono momentaneamente monco, poiché ho perso l'opposizione della mano destra, sono contento di poter scrivere queste righe. Ma il bello - caro etere - deve ancora venire.
Siccome il signore, anzi, "signore"-colle virgolette- pretendeva di avere ragione, ho chiamato i Carabinieri per comporre la discussione. Quando sono arrivati, hanno bloccato il traffico per fare i rilievi, e hanno chiesto i documenti. Lì ho scoperto che il mio meccanico, al quale ho lasciato la moto prima della mia partenza per la Sardegna con la mia compagna, non mi ha né revisionato, né avvertito del fatto che la moto era da revisionare. Quindi l'incipit delle feste si è risolto con il libretto ritirato e un verbale di 184 euri, che proprio è quello che mi serviva. Ora sarò senza moto per almeno un mese, e mi muoverò con il Maggiolone e i mezzi pubblici.
P.s: del mio meccanico ho parlato bene durante una discussione non più tardi di giovedi scorso. Aveva ragione mia nonna: un bel tacer non fu mai scritto

Vota questo post

PFM@Nepi (25/8/2008) Praticanti, NON usate questo post come fonte!

di Hagi (01/09/2008 - 19:16)

Dà gusto mangiarsi una salsiccia allo stesso tavolo di Franco Mussida. Mi sono sempre ritenuto una specie di prigioniero politico. Cresciuto negli anni dell’edonismo reaganiano, ho sempre cercato conforto e protezione nel mondo freak, glam, psichedelico e “collettivo” degli anni settanta: questo mi ha portato a crescere con una distorsione spazio-temporale tale da allontanarmi dal mio “qui e ora”: dopo una breve militanza nella categoria dei “Madonnari” a dodici anni, mi sono definitamente paludato dietro alle copertine dei vinili di Genesis, Pink Floyd, Jethro Tull, Doors, Crosby, Stills& Nash e compagnia cantando. Lungi da me, quindi, tendenze suicide proto-Dark, devastazioni Punk eccetera.
Immaginavo – nella mia cameretta-ventre materno, fluttuando nel liquido amniotico di Meddle – tour esasperanti, su palchi scalcagnati di anonime cittadine della Bassa; secernevo fantasie fugaci a base di groupies un po’ smandrappate, e – alla fine – magnate su tavoli sociali, a base di pane, salsiccia e vino rosso. Il tutto mentre la mia coscienza vigile veniva minata da Save A Prayer e Through The Barricades.
Poi uno dice che non ha le idee chiare, e non sa bene dove collocarsi in questo mondo; sta di fatto che le fantasie le continuo a secernere (meno copiosamente, invecchiando la fantasia perde colpi, non so se mi spiego), ma la fortuna è venuta in mio soccorso per quanto riguarda le salsicciate. Almeno fino alla prossima analisi del sangue, che verrà fissata strategicamente dopo l’ennesima estate di sagre, quelle non me le leva nessuno. Comunque, io sono stato lì, al tavolo con Mussida, il quale mi ha fatto accomodare, con algida gentilezza, nei posti vuoti del tavolo riservato ai musicisti. Ho mangiato a testa bassa, facendo finta di avere solo una pallida idea di chi fosse (se avesse saputo che i suoi dischi avevano concorso a fare di me quello che sono, forse sarebbe stato contento; ma se glielo avessi detto, avrei dovuto parlare, esprimermi: e forse avrei rischiato di fargli cambiare mestiere).
Raccontava storie di Tournées, sorprendentemente simili alle mie; allora – ho pensato – anch’io sono riuscito a fare della mia vita un piccolo sogno.
Comunque, alla fine del mio pasto, mi sono alzato, ringraziando lui e la sua compagnia (una coppia sui 45 anni, a occhio e croce Radical Chic) per l’ospitalità. Hanno contraccambiato, ma nessuno di loro mi ha guardato in faccia. Mi è sorta addirittura l’idea che potessero essere imbarazzati dalla mia presenza: effettivamente si stavano raccontando cazzi loro di fronte a uno sconosciuto... Cmq, quanto ho ascoltato rimarrà vergato nella mia moleskine, e non sul web. Il minimo indispensabile per meritare il gesto di cortesia che mi è stato rivolto. Tanto (lo dico ai colleghi) non c’era nulla che facesse davvero notizia: magari un po’ di colore, quello si, ma poco altro.

Il concerto.

Chi scrive queste righe, non gode di vista aquilina. Quando ho sentito l’introduzione di Bocca di Rosa, mi è preso un colpo: “possibile che Flavio Premoli sia arrivato al punto di citarsi in modo tanto pedissequo?”
Non era Premoli. Trattavasi di un ragazzo (Gianluca Tagliavini, classe 1969, molto bravo: Specializzato in tastiere, si è destreggiato tra un paio di Korg MS2000, più altri strumenti Vintage). Cara grazia che ha suonato nota per nota le parti dei due dischi di De André e PFM del 1979: su Maria nella Bottega del Falegname e Un Giudice, chi si sarebbe azzardato a cambiare quegli assoli? L’ “effetto fotocopia” è stato straniante: tanta fedeltà agli arrangiamenti originali della band, infatti, non ha avuto un degno contraltare nella cura della poetica dei pezzi. Con De André non si scherza; o meglio, lo si può fare, ma in modo consapevole, profondo, voluto. Lo dico con tutto il rispetto che si deve (e che sinceramente provo) nei confronti di Di Cioccio. Non è agitandosi come un indemoniato su un palco che si tributa onore al cantautore che più di ogni altro ha saputo concentrare nella forma canzone la sapienza dei vecchi e la disperata curiosità dei giovani. De André avrebbe dovuto essere presente, sul palco. Le sue liriche sono state messe in secondo piano, maltrattate, alla stregua di testi di un Raf qualsiasi. Non c’è stata una preparazione “Letteraria” allo show; non è stata creata quella magia che io mi aspettavo di respirare. Un’operazione del genere è rischiosa proprio perché il rischio di mistificazione è molto alto. Posta la buona fede della band, un po’ più di cura nella preparazione della presentazione sarebbe stata auspicabile.

Altro discorso per quanto riguarda la seconda parte di concerto, aperta con la “Luna Nuova”. Sono Musiche che – per gli appassionati del genere – hanno mantenuto tutto il loro smalto, e, se possibile, ci hanno anche guadagnato.
Insomma, una trasferta a Nepi che alla fine ha scaturito molti pensieri, dei quali quanto scritto rimane solo la punta di un Iceberg.

Una punta che ti regalo, Etere

Vota questo post

Confuciate

di Hagi (20/08/2008 - 10:01)

...E così, alla fine, a forza di aspettare sulla sponda del fiume, la salma è passata. Ci sono cose difficili da spiegare, e il sesto senso è una di quelle: persone che - tra alti e bassi - frequenti per un bel po', che appaiono come docili a tutto il mondo, ma che tu SAI non esserlo, anche se non te ne hanno dato mai prova. Qualche "finestra", attraverso cui ne hai percepito la durezza, ma niente di più. Poi, di botto, realizzi che sei oggetto di astio, perché alla fine della fiera il tuo modo di essere, a loro, non è mai piaciuto. E quindi diventi antenna parafulmine, per rappresentare il male che LORO hanno dentro, e di cui hanno provato a farti sentire responsabile.
Tiro un sospiro di sollievo, prendo il machete e mi preparo a sfrondare i rami secchi, ma con la coscienza a posto.
....Buon vecchio Kung-Fu-Tzu.....

Vota questo post

Ferie

di Hagi (07/08/2008 - 10:13)

A futura memoria, segnalo la splendida settimanella (forse poco più) passata a Carloforte. Caro Etere, non di più non ti dirò. Se credi, prova a domandare alla mia Moleskine, che non è on-line......

Vota questo post

Invito alla mia festa. Valido per chiunque lo legga.

di Hagi (21/07/2008 - 11:54)

-Una festa molto particolare, dove saranno invitati tutti-

(Elio e Le Storie Tese)

Cari amici, cari compagni, cari camo o no, caricamo si o no......

Come ogni anno, puntuale come la proposta di Tremonti atta a vendere la Sardegna agli arabi (che cade d’estate, più o meno come il mio compleanno), eccomi qui, ad invitarvi alla mia festa che quest’anno si svolgerà in via del tutto eccezionale il

27 LUGLIO

(nonostante io sia nato il 28)

Presso il

FAENAS CAFE

Che si trova a Via Portuense 47 -Porta Portese (e non in via del tutto eccezionale, come qualcuno di voi avrà sicuramente ipotizzato, poiché io non frequento molta gente normale).

Per chi non avesse mai partecipato alle feste da me organizzate, sappiate che il numero è aperto: se volete portare il vostro portiere, perché avete sempre desiderato vederlo al di fuori del lavoro condominiale, una Festa di Hagi è quello che fa per voi. La logica è: “Più stàmo, meglio stàmo”. Le birre si pagheranno (quest’anno va così, coi soldi ci parto in vacanza con la mia compagna, non me ne vorrete), ma ci sarà un impianto, cui chi vorrà potrà attaccarsi per suonare. A causa del volume che dovrà essere un minimo controllato, non verranno fatti avvicinare al palco batteristi che non siano di provatissima estrazione jazzistica. Però porterò qualche bongo. Piccolo. Innocuo. Ci sarà un microfono, una tastiera e una chitarra. Il minimo sindacale per organizzare una piccola Jam Session, qualora vada a qualcuno di mettersi in mostra. A noi non dispiace.

Fatevi Vedere!

H.

Vota questo post

Steve Jobs, Steve Jobs Canaglia...

di Hagi (03/07/2008 - 13:17)

Nonostante il Buon Nik mi abbia fatto aprire gli occhi alle logiche di mercato, e nonostante probabilmente mi piegherò a tali logiche per ottenere l'iPhone, pubblico volentieri uno sfogo - scritto a caldo - sul prezzo dell'iPhone, che da 123 euro circa ha raggiunto i 499. Vero è che probabilmente mi è sfuggita la "chiave interpretativa" delle parole del patron della Apple, ma il sospetto che tale misunderstanding sia stato creato ad arte non mi abbandona, nonostante su CRAK! abbia pubblicato un articolo più "In Linea" con la chiave interpretativa di cui sopra. Buona lettura.

Tempo fa, sul blog di CRAK! (ora decisamente in deficit di mantenimento), pubblicammo QUESTO POST, in cui si sottoponeva ai lettori il quesito amletico: "Apple è di Destra o di Sinistra?" La presentazione dell'iPhone era ancora al di là da venire, e la questione sembrava difficile da dirimere, ma la sensazione di trovarsi di fronte a facile Veltronismo covava, eccome. Poi è avvenuta la conferenza di Jobs, in cui annunciava la messa in commercio dell’iPhone 3G a 199$ in tutto il mondo; incredibilmente, molti “applisti” non hanno avuto nemmeno un dubbio sulla veridicità delle sue parole: su di essi la mela esercita un fascino molto forte, quasi feticistico. Tecnicamente questo genere di prodotti appartiene ai “Beni di consumo emozionale”; con “emozionale” crediamo si faccia riferimento alla bavetta Homeriana che insorge mentre – per esempio - si scorre la ghiera dell’iPod, constatandone contemporaneamente l’incredibile precisione e la soavità della superficie. Insomma, parliamo di materia di aggancio per fregnoni, giustificabili (o quasi) in quanto esposti ad un mondo bislacco: quello dove vendono prodotti di ogni genere per nascondere l’alito cattivo, e contemporaneamente stressa con ritmi inumani, peggiorando quell’acidità di stomaco, causa prima dell’alito cattivo. Come è chiaro, in queste righe si parla di promesse non mantenute. Ora, dopo le elezioni, si avvicina anche l’11 luglio, giorno in cui uscirà l’iPod, in 70 paesi del mondo. Del prezzo di 199$ non c’è traccia da nessuna parte. Per carità, i motivi sono evidenti: l’equilibrio di mercato sopra tutto; Nokia si sta rilanciando, sarà bene dargli un po’ di tempo, onde evitare di mandare a casa tutti i suoi operai e altre – giuste – amenità. Il fatto è che molti avevano fatto la bocca all’iPhone, e moltissimi non potranno comprarlo a causa del prezzo alto (ricordiamo che Vodafone e TIM lo propongono a 499€ per l’8 giga e 569€ per il 16 per le tessere prepagate, mentre si può risparmiare sottoscrivendo abbonamenti, ma non si arriva mai ai 126 euro, propagandati a gran voce dal Patron della Apple in persona). Insomma, l’11 luglio si avvicina a grandi falcate, ma molti non lo aspettano più come prima. A meno di non avere un amico negli Stati Uniti – dove ci si aspetta un comportamento diverso da parte dei distributori. Lì le associazioni di consumatori contano qualcosa. Qui contano i cartelli.

Tag: Apple,iPhone,3g,vodafone,TIM,veltroni

Vota questo post

Sex and The City - La recensione di un Uomo

di Hagi (09/06/2008 - 16:35)

Pubblico - per fare numero - la recensione del FIlm sulle "ragazze" nelle sale in questi giorni scritto per www.crakweb.it Un maschio eterosessuale, nato dopo il 1970 e cresciuto in un ambito borghese medio-alto, che coltivi rapporti con le donne conosce le avventure di Charlotte, Carrie, Samantha e Miranda, quanto meno in via indiretta. Qualcuno è andato oltre, appassionandosi alla serie. Ora le vicende delle quattro amiche newyorkesi diventano una pellicola, stilosa, griffatissima e di una chiccheria da essere ai limiti del cattivo gusto. Attenzione, però: le scene di sesso (esplicite, ma non troppo, in piena filosofia della Serie), sono tutte ben girate e mai fine a sè stesse; sono certi cappelli o certe scarpe che indossano le protagoniste che urlano vendetta: d’altronde, tra 300 abiti indossati in due estenuanti ore e venticinque interminabili minuti, qualche caduta è ammissibile. La serie Sex and the City aveva degli spunti piuttosto interessanti: apparentemente vuoto, disperato nella ricerca di contenuti attraverso l’esame dei contenitori, ha mantenuto un livello di scrittura piuttosto elevato durante tutto l’arco della sua vita nei palinsesti. La “domanda del giorno”, perno della puntata e oggetto dell’articolo giornalistico che Carrie sviluppa in ogni episodio, era spesso interessante, e ben sviscerata dalle diverse psicologie delle quattro amiche, personaggi sfaccettati in declinazioni diverse, un perfetto banco di prova per qualsiasi concetto da stressare. Quattro voci diverse, fuse in un coro: una finestra sul mondo femminile, anche se un po’ stereotipata e portata alle estreme conseguenze. Comunque rimane illuminante su certe dinamiche tra uomo e donna: se le scarpe sono da 400 dollari oppure da 100 euro cambia poco: Elio ci ha scritto sopra una canzone, e se ridono tutti quando la sentono, un motivo dovrà pur esserci. Tecnicamente, il film ha il suo punto di forza nei costumi (opinabili per chi non è “fashion”, ma indubbiamente *tanti*) e nella fotografia: una New York sfavillante nei suoi interni ed esterni (“La quinta donna” la chiama l’autore, Darren Star), il Messico e Hollywood. Alla fine della fiera, è un’opera deludente: già dal lancio era evidente quale sarebbe stato il target della produzione: vestiti, scarpe, griffes, e apparenza. Narrativamente esiste una lettura funzionale a questo *nulla*, ma sinceramente non ci basta: non ci spingiamo oltre per non incorrere in anatemi di chi vuole andarlo a vedere al cinema. Insomma, come sipario di una serie che ha rivoluzionato la percezione dello stato di “Singletudine” femminile, che è stata resa icona del fashion, al punto di far organizzare a qualche scaltro Tour Operator degli “shopping guidati” negli stessi negozi frequentati dalle “ragazze”, ci si aspettava un acuto un po’ più fuori dalle righe. Certi situazionismi che in televisione vanno benissimo, al cinema risultano essere un po’ leggerini, mentre alcune sfaccettature nascoste nelle pieghe della recitazione, avrebbero potuto essere sfruttate di più: di fatto, è successo un po’ quello che già si era visto per i Simpson – il Film: ci si trova di fronte ad una puntata (nemmeno delle migliori) allungata e “pellicolizzata” ad arte. Nessuno si aspetti colpi di scena: un bambino che ascolta la fiaba di Cappuccetto Rosso l’ultima cosa che vuole è il colpo di scena. Ai bambini piacciono le cose entro le righe! Quindi se avete un’età mentale dai sei ai nove anni, Sex and the City è il film che fa per voi.

Vota questo post

Quando uno fa CRAK!

di Hagi (10/05/2008 - 12:57)

Cos’è CRAK?

Questa è la domanda che mi opprime, mentre stilo ipotetiche interviste on-line, preparo comunicati stampa per la festa, spulcio indirizzi di posta elettronica - selezionando quelli buoni, ideo volantini, invento slogans, ipotizzo set percussivi da usare in una esibizione live, trovo un Dark Side per personaggi Disney, e passo il mio tempo attaccato ad un cellulare (la cui carica è stata ottenuta autotassando gli altri sventurati componenti di questa avventura, bella come l’Inferno).

Poi mi chiedono:

-“Cos’è CRAK?”

-“Crak nasce da un’dea di sei amici” (...BlaBlaBla...)
-“....No, perché ci siamo resi conto che a Roma la gente c’è, le opportunità pure, ma manca una visione organica...” (...BlaBlaBla...)
-“...Allora, creare circuito può servire a far emergere ciò che è nascosto, e che potrebbe valorizzare ulteriormente la città...” (...BlaBlaBla...)

Intendiamoci, queste non sono le solite cazzate. O meglio, lo sono, ma noi (siamo in sei – praticamente otto) ci crediamo da morire.

Poi però esiste un principio di realtà. Ché uno sarebbe portato a pensare che non c’entri niente, con CRAK!, invece c’entra, eccome. Facciamo un punto, magari sommariamente:

Io ho 35 anni, ma a luglio ne farò Trentasei. Alla mia età, mio padre aveva già fatto mia sorella, e avrebbe fatto me dopo altri sei anni. Alle sue spalle, un viaggio esistenziale, culturale e spirituale prima ancora che lungo. Mio padre lasciò l’India, dannandosi per sempre – a dare retta all’ortodossia brahmanica di cui faceva parte – e andando incontro a tante incognite. In  mano aveva una lettera di Tucci, che era pur sempre un punto fermo. Conobbe mia madre, si sposarono e misero su famiglia. All’inizio era dura, ma con le lezioni private, l’Università e l’Ismeo (oggi Isiao), mamma e papà tiravano su lo stretto necessario per poter pagare un affitto e fare studiare me e mia sorella. Poi mio padre è mancato, vent’anni fa, e ha lasciato a mia madre una cospicua pensione, con cui continuare l’opera di svezzamento dei suoi figli. Studi, vestiti, persino qualche svago.

E io?

Io in mano ho una quantità di pezzi di carta che altro che la lettera di Tucci, e non mi sono mai allontanato dall’Italia. Praticamente il contrario. Se ci si pensa, è sensato: i disagi della generazione precedente dovrebbero essere colmati mediante il lavoro, creandone di nuovi. E infatti è successo proprio così. La mia generazione è percepita un po’ da tutti come formata da cocchi di mamma, un po’sallucchioni; i bamboccioni di Padoa Schioppa. Dicono che l’età media si è allungata, quindi è accaduto anche all’adolescenza. Oggi si può essere considerati adolescenti fino a venticinque anni. E non mi pare proprio sano. Specialmente se di anni se ne hanno dieci di più: a ‘sto punto lo svezzamento dovrebbe essere finito. Invece non lo è.

Sulla carta faccio quello che faceva mio padre, anche se in ambiti diversi: sputo sangue per farmi spazio nel mondo della comunicazione, partorisco iniziative e mi aggrego ad altre, e intanto mi sostengo con lezioni private e qualche sporadica serata. Solo che mio padre ci tirava su una famiglia, io sono costretto a ricorrere ai prestiti di mia madre, perché le banche non me li fanno.

Ecco cosa posso permettermi a trentacinque anni: vivo in una stanza a Portuense, dividendo le spese con altri due coinquilini, e pago due volte l’affitto dell’attico a Balduina in cui sono cresciuto. Per una stanza spendo mensilmente l’equivalente di ottocentomila lire. Ho rinunciato alla macchina per la moto, ma per la benzina spendo ugualmente l’equivalente di quarantamila delle vecchie lire ogni dieci giorni circa. Ai miei bastavano per un mese, e avevano una Ford Capri 1700. 1050 centimetri cubi in più di Garuda, il mio Transalpone.

Quindi? Cos’ho fatto fino ad oggi?
 
In ossequio all’importanza della carta, inculcataci a forza dai nostri genitori, ho fatto tutto: un Liceo Classico, anzi due; una laurea, corsi di lingua (francese e inglese), corsi di Informatica (Cobol, C, DL-1), corsi di Musica (chitarra classica, percussioni, batteria), corsi di project management; un lavoro presso una società informatica, poi un’altra, e poi un’altra ancora. Però non posso fare il concorso alla Provincia, perché nella tonnellata di cartaccia che ho accumulato, manca la Patente Europea del Computer: 10 anni di lavoro da programmatore non sono equiparati ad un certificato di "Accensione PC e salvataggio documeto Word".

Ho progettato uno dei primi flussi di Helpdesk italiani, nel 1995, e me ne sono andato schifato dalle prospettive che apriva. A tutt’oggi mi chiedo se abbia fatto una cazzata. Dopo 13 anni non ho più il mondo in mano, e il tempo a mia disposizione su questa terra si assottiglia sempre di più, anche se faccio finta di niente. Poi anni di musica (ho suonato nei matrimoni, gettando ai rovi tutti i sogni che facevo da piccolo sul palco, per poi riprenderli suonando sui palchi buoni); lezioni di percussioni, recensioni di dischi... Già, poi ho scritto sui giornali. Stanco dell’informatica e dei pesi delle percussioni sulle spalle ogni notte alle tre del mattino. Qualcuno mi ha detto che lo sapevo fare, e io ci ho voluto credere perché mi piaceva l’idea. Due giornali cartacei, più saltuarie collaborazioni elemosinate da amici meglio introdotti di me. Qualche racconto breve e due romanzi non finiti. Forse è stata proprio questa la madre di tutte le cazzate. Il voler mettermi a scrivere.

Ora – a 36 anni – mi guardo indietro, e tutto questo mi sembra nulla. Apro giornali di annunci lavorativi quotidianamente, per recuperare (o almeno provarci) un po’ di stima in me stesso. Non anelando ciò che sogno, ma cercando fonti di reddito che mi permettano di guadagnare almeno i miei anni di vita. Non è bello sentirsi trattati come ragazzini, quando non lo si è più. Non è bello avere una relazione sentimentale sospesa – come se fossi un adolescente – perché non posso mantenere me stesso, figuriamoci un’altra persona, o ancora peggio due o tre.
C’è scritto che il  posto per “quelli come me” è in quei Call Centers che io ho contribuito a tirare su, pentendomene amaramente. Sono diventato uno di quegli impiegati recalcitranti che ho manipolato durante la mia breve e fulgida carriera aziendale, sfruttato da altri per indurre chi non voleva ad essere sfruttato a sua volta. Un gioco volgare, a spirale, che ha distrutto un’intera generazione pacifica, forse anche per colpa mia. O forse esagero, chissà. Solo che io non ci sto.

D'accordo, il fabbro non lo so fare. Il macellaio non lo so fare. Il contabile non lo so fare. So suonare, ma ci sono ragazzini (incapaci, ma ai padroni questo non importa) che vanno a suonare nei locali per la metà di quello che prendo io. E la gente – dicono – è contenta lo stesso. So scrivere, ma pare che lo sappiano fare tutti, anche se poi quando sfoglio un quotidiano, o ascolto dei servizi dei TG, non mi sembrerebbe. Ci sono autori televisivi che hanno un cognome diverso dal mio che quando va bene non fanno un cazzo tutto il giorno, ma percepiscono reddito, e quando va male ci spappolano il cervello con tette, culi, veline e drag queens che cantano Nel Blu Dipinto di Blu di Modugno.

Quindi faccio CRAK!. Con tutto il mio essere.

CRAK! è la soglia del dolore, la zona d’ombra tra il subire e il contrattaccare.

Io sto qui, anche se nessuno pare vedermi; non sono ancora emigrato, e non ho intenzione di farlo. Faccio CRAK! perché avverto il bisogno di dire delle cose ma non ci riesco; le pensiamo in tanti, ma non le dice nessuno. Faccio CRAK! perché ho bisogno che qualcuno mi riconosca, anche se un certo tipo di società tende a negare la mia esistenza. La nostra esistenza.

CRAK! è il rumore della mia fiducia del mondo. CRAK! è il suono delle mie ossa.

CRAK! mi identifica come quello che sono. Per questo non mi da reddito. CRAK! è lo spazio che abbiamo dovuto creare per avere una voce.

Quando mi chiedono cosa faccio nella vita, io abbasso gli occhi, e dico:

-“Io faccio CRAK!

Da una vita.

Vota questo post

Aria Alemanna

di Hagi (30/04/2008 - 11:07)

Ore 22:40, di fronte al “Pubbino”. Sto con il mio amico Jodorowskji (è un nome di fantasia); lui mi parla della sua gita con un’amica del giorno dopo. E’ emozionato, esaltato, e allo stesso tempo pessimista per scaramanzia e autoconvinzione. Ascolto le sue parole con interesse, partecipando il suo entusiasmo e condividendo una birra e una cannetta. Roba colloquiale. Alemanno ha vinto il giorno prima, e l’ombra della sua “longa manus” – penso – dovrebbe cominciare a sentirsi tra un po’. Poi accade. Accade che la stretta via diventi passaggio di un’ auto dei carabinieri, che girano lenti, osservando e mettendomi l’ansia. Quasi perdo il gusto della convivialità; poi un passante viene verso di noi, si ferma tra me appoggiato ad una macchina e Jodorowskji seduto su un gradino. Rimane immobile per qualche secondo, guarda di fronte a se, con il mento un po’ in alto, poi torna sui suoi passi. Anche questo mi regala dell’ansia. Poi una macchina deve uscire, io domando se la mia moto da fastidio, mi viene risposto di no e nel contempo vengo avvertito (con gentilezza e partecipazione, ma potrebbe essere anche un sostenuto distacco, non lo so) che una volante della Polizia sta arrivando; ora è ferma dietro l’isolato. Altra ansia. La colonna sonora di tutto ciò è un disco di tango argentini, che sottolinea l’aria “da Colonnelli” che aleggia. Tutto questo per dire che certe volte basta un niente, e ci si trova schiacciati in un angolo, schiacciati dai propri nemici. In quel caso – la boxe è ottima maestra di vita: ESCI DALL’ANGOLO! Che brutto periodo, mamma mia!

Vota questo post

The Day After

di Hagi (29/04/2008 - 17:44)

Marchio il mio blog in un giorno nero per le persone di sinistra. Quelle - come me - che non hanno mai ottenuto favori da nessuno di quelli che ora devono schiodare dalle loro poltrone, dopo quindici anni. Non vorrei stare al posto loro, anche se normalmente questi riescono sempre a cascare in piedi. Il post è pubblicato anche sul Blog di CRAK! (il link è qui accanto. A Sinistra!) E così la Città Eterna finì nelle mani di quei ragazzi del ’77 che stavano dall’altra parte della barricata. Si aspettava da tempo, ormai; inutile gridare allo scandalo. I commenti dei giornali di oggi – che dolore, leggerseli tutti – hanno uno schema che pare uscito dalla Norvegia di USA 94’: cross dalle retrovie a cercare la testa di Jostein Flo, 198 cm di altezza. Una, due, tre volte. Alla fine ci si rompe le palle. Ecco perché il gioco al massacro sul Segretario del PD (gioco che condivido appieno, io lo sapevo che andava a finire così, ecc. ecc.) finisce per “stuccare”. Oggi abbiamo un sindaco che è foriero di certa ideologia missina anni settanta. Scuola Almirantiana, quello degli spacciatori appesi ai lampioni. Abbiamo un sindaco che ha messo al centro della sua campagna elettorale la “sicurezza dei cittadini”, che già grammaticalmente trova molti colpevoli per l’insicurezza (i non cittadini?). Non mi scandalizzerò quando le ronde gireranno per i quartieri. Non credo si arriverà alle squadracce (già fatto, biasimabile e ingenuo: i fasci si sono evoluti da un punto di vista politico e comunicazionale): penso a qualcosa di più sotterraneo, un tipo di “strategia della tensione”, ma più volto alla cronaca che non alla politica. La coscienza politica dei “cittadini” oggi è volta al costo della vita, non più alla dialettica con le istituzioni. Ora c’è Vespa che lo fa per loro. Meglio quindi rincoglionirli con i servizi terroristici nei telegiornali: è capace che quando andrà in fiamme un campo Rom alla settimana, non faranno troppo casino. Si, la colpa è tutta di Veltroni. La storia lo ricorderà (sempre che i Dalemiani e il correntone DS non abbiano la sua testa prima), ma ad un prezzo molto alto: lo spianamento della strada ad una delle destre più illiberali del mondo. E questi, stavolta, ce li teniamo per dieci anni buoni. Gli anni più belli della mia vita avranno un sottofondo inquietante, legalistico coi deboli e tollerante coi potenti. Veltroni ha permesso lo sdoganamento di gente che è ben rappresentata dalla foto che ho messo su (tratta da Repubblica). Veltroni ha fatto del paese quello che ha fatto di Roma: ne ha condotto la gestione attraverso i comunicati e le riunioni nei palazzi. Ha sbattuto fuori dall’Arco Costituzionale le uniche forze di sinistra radicate sul territorio. Ha ridisegnato i centri di potere su una mappa, invece che nelle strade. Questo gli ha alienato la base, la gente, anche se gli ha avvicinato i “salotti buoni”. Quindi i Fasci, ruspanti, chiari e schietti (nella dialettica col pizzicagnolo bisogna essere chiari e schietti: poi sarebbe meglio dire la verità, ma qui siamo nel campo dell’etica, non della politica) hanno preso una città, promettendo un riavvicinamento alla gente. Non so se ci riusciranno, ma il mio pensiero va alle “Veltronate”: che ne sarà della Casa del Jazz, della Casa delle Culture, della Casa del Cinema, della Casa delle Letterature? Per la Casa delle Donne, l’idea che propongo è quella di usarne le strutture per una scuola di Taglio e Cucito. E in tutte queste “Case”, io starei attento a CasaPound. Sarebbe ora di trasferirla in una sede più consona: Trastevere, Mura Aureliane o Villa Borghese? Un’ultima cosa: noi siamo cittadini, con dei diritti sanciti dalla legge. Non dimentichiamocelo mai, quando saremo oggetto di prepotenza. Potranno avere il mio dolore, adderittura il mio cadavere, ma la mia obbedienza, l’asservimento della mia mente, quello mai.

Vota questo post

...E comunque...

di Hagi (25/04/2008 - 18:06)

Il 25 Aprile è e rimane la Festa della Liberazione. Altro che Vaffanculo Day!

Tag: grillo,v2day,liberazione

Vota questo post

Elezioni - Parte II

di Hagi (25/04/2008 - 13:49)

Ordunque. Puzza di fascisti per ogni dove. Quei "Fascisti in Doppio Petto" preconizzati dagli Assalti Frontali, in un brano del loro Album "Conflitto", ben 12 anni fa. Nemmeno si è insediato il governo, che già si parla di ronde, manganelli, "sicurezza fai da te" e amenità del genere. A Roma, poi, dove l'elezione del sindaco è appesa all'esito del balottaggio, c'è una campagna stampa che non ci si crede: a farla da padrone, la "sicurezza dei cittadini", con le prime pagine dei giornali impiantate sullo stupro - orribile - della studentessa originaria del Lesotho da parte di un pregiudicato romeno. A Milano e nel Lecchese la cosa fa meno notizia, evidentemente, perché per reperire informazioni bisogna accontentarsi di un piccolo trafiletto in cronaca. D'altra parte, se certe cose accadono a Milano, che c'entra la Moratti? Marco Travaglio ha esemplificato bene la strategia della comunicazione da parte del Centrodestra, ieri 24 aprile ad Anno Zero: "E' naturale che quando il Centrodestra più illiberale del mondo può contare sulle tre televisioni del capo, più altre due in mano alla corrente politica del Vicecapo, le usi per rinsaldare le sue posizioni. Il punto è che questo è il risultato del depennamento del conflitto d'Interesse dalla campagna elettorale di Veltroni". Cito a memoria, mi scuserete. Sempre ieri, inoltre, orecchiavo un sondaggio che proponeva all'attenzione dei cittadini, il ripristino della pena di Morte per i crimini "particolarmente efferati" (era proposto dal Tg di LA7). Il ché fa il paio con l'intervento del sindaco di Verona, Tosi, che esponeva i suoi principi legalitari ad uno sconcertato Bersellini a Matrix, due giorni fa - 22 Aprile - , a base di ronde, forca e autogestione della sicurezza da parte dei vigorosi Padani (che su questi temi ci hanno agglomerato il 40% dei consensi). Ora la scelta tra Alemanno e Rutelli è quella già presentta dal buon Grillini durante la campagna: "inconcepibile dover scegliere tra i neocatecumenali e i fascisti". Invece, a quanto pare, la scelta è proprio quella. Povera Italia.

Vota questo post

Adding to Technorati

di Hagi (25/04/2008 - 11:46)

Buongiorno, Mondo. All'alba della diffusione del Web 3.0 (ma un mio amico-collega mi consignliava - giustamente, secondo me - di parlare direttamente del Web 4.0, per non sbagliarsi) mi appropinquo alle tecnologie del web 2.0, e a questo proposito, mentre Zappa mi stranisce con "Pedro's Dowry", mi iscrivo al servizio Technorati, che serve a dare più visibilità ai blog. Dice.

Il Link che devo mettere è questo: un semplice link a Technorati;

<a href="http://technorati.com/claim/h5bdfinhdp" rel="me">Technorati Profile</a>

Non sapendo se la Piattaforma Dada me lo capirà, piazzo un link scritto anche in altra maniera. Questo sputtanerà il sistema, e Techorati esploderà per colpa mia; ma - si sa - sono fatto così, è più forte di me...

Technorati Profile

Vota questo post

Il Blog di CRAK!

di Hagi (23/04/2008 - 14:49)

Cari amici e parenti che infiammate i dibattiti su queste righe, se vedrete che gli interventi a questo blog sono rarefatti, fate un salto QUI : sto curando anche i contenuti del Blog di Crakweb.it, e questo potrebbe distrarmi. Anche se lì ci scrive un Hagi 2.0, mentre qui sono sempre io, il vecchio Hagi 1.0.Beta. Venitemi a salutare anche lì. Così vdrete che anche da queste parti si annusano venti di novità. In attesa di emigrare.

Vota questo post

Date di Nascita

di Hagi (22/04/2008 - 14:56)

Esplorando nuove carateristiche della Home Page personalizzata di Google, mi imbatto in una piccola applet che si chiama "Date di Nascita". -"Carino", penso; quindi digito la mia - che è il 28 Luglio, per quell'unico lettore tra i quattro che leggono il mio blog che potesse non saperlo. Lasciamo perdere le cazzate (poco attendibile il profilo astrologico, un po' generalista quello personale), c'è un interessante link a biografieonline, in cui ci sono altri avvenimenti accaduti in quel dato giorno. Il 28 Luglio è nato Hugo Chavez (e so' contento!), Marcel Duchamp (e so' contento), Jackie Kennedy (anche 'sti cazzi), Karl Popper (so' contento!). Il problema sostanziale sono le due morti: Bach e Vivaldi, cioè due musicisti. Che devo pensare? forse cambiare lavoro?

Vota questo post

Musica Ieri, Musica Oggi

di Hagi (20/04/2008 - 14:22)

Domenica, ore 14:22. Tra un paio d'ore avrò le prove con Aquatarkus, nel mio studio in Prati delle Vittorie. Lo sto scrivendo sul mio blog, attraverso il mio Macbook Pro, dalla mia stanza di Portuense. "Che c'è di strano", vi chiederete voi. "Niente", vi risponderò io, ma nella mia mente, prima ancora che sul mio viso, si disegnerà un sorriso strano. Il sorriso di chi mente sapendo di doverlo fare, causa l'inspiegabilità del complesso di emozioni provate. Traduzione: -"Che ve devo dì, e anche se ve lo dico, che ve lo dico a fa'?" 1992. Sul mio 386, oggetto di culto, uno dei 4 PC nella mia SCUOLA (non classe), vergo le mie impressioni dalla mia stanzetta di P.zza Mazzini. Penso a Giorgio e Luca, che tra un po' suoneranno al Citofono. io scenderò, e insieme proveremo i pezzi di ELP. Siamo la prima Cover Band a Roma del gruppo progressive. C'è un sacco di lavoro da fare. Tutta Tarkus è pronta, Jeremy Bender e The Sheriff sono nate pronte, Endless Enigma è facile, la suite di Brain Salad Surgery (Karn Evil 9) è il lavoro titanico che ci accingiamo a montare. Uso Word 2.0, recente alternativa a Windows Write, che gira sul mio Windows 3.1. Con il modem passo il tempo su una BBS con un numero di telefono di Prati, ma non mi ricordo come si chiama. Mi autentico, e incontro almeno 10 entità come me, che scaricano programmi shareware (a 14.400 Bps) e chattano parlando del nulla. Le femmine non esistono, se ci sono fanno finta di essere maschi. L’interesse è puramente tecnico, i nostri discorsi vertono sul funzionamento dei programmi di monitoraggio del sistema. Internet non esiste, ma io penso che un giorno sarà possibile essere sempre collegati. Spero di essere vivo per quel momento, ma mi consolo sapendo che forse i miei figli vedranno quel mondo che io sogno. Oggi Ricordo perfettamente tutto quel periodo. Ricordo le giornate intere passate in cantina a suonare; ricordo la stima di gente adulta, che veniva ai nostri concerti, e se li sorbiva tutti, dal primo all’ultimo minuto. Solo che allora non avevo idea della misura dell’impresa in cui ci cimentavamo. Ricordo che al Melvyn’s a Trastevere mi misi dei Fuseaux traslucidi neri, dei calzini da ginnastica al polpaccio, una camicia di seta bianca e un kimono nero, traslucido come i pantaloni, con un Drago ricamato sulla schiena. Mi sentivo un Dio. Feci un assolo con il doppio pedale, levandomi la maglietta e gettandola al pubblico (20 persone, a esagerare). Oggi non potreimai farlo: ho sempre l’animo da rockstar, ma ho la panza, i baffi e pochi capelli; pochi capirebbero, ancora di meno perdonerebbero. Però la musica cresce, come noi. E’ stato Giorgio a sondare la possibilità di rimetterci insieme. Con rigore, pazienza e maieutica registici ha chiamato me e Luca, e ci ha ritrascinato in un sogno, che si interruppe quindici anni fa. Mentre Sky mi racconta della partita della Lazio, quindi, io mi preparo per andare a suonare. Oggi c'è da preparare la Medley di Fanfare/America/Rondò. E la sigaretta che mi fumerò nella pausa, avrà lo stesso sapore di tanto tempo fa. Sono i polmoni ad essere invecchiati.

Vota questo post

Spirito Olimpico. Spirito nel senso di Fantasma.

di Hagi (18/04/2008 - 10:26)

La cronaca della tappa indiana della fiaccola indiana nel racconto di Daniele Mastrogiacomo, la trovate QUI;
QUI invece trovate un'interessante analisi (in Inglese) di Anjali Puri sulloa percezione indiana del "problema tibetano" come una costola del "problema cinese". Grazie a Nello del Gatto e alla lista "Italindia", da cui ho estrapolato questa risorsa.

Vota questo post

Elezioni 2008 - Decidi tu. Nel senso che io non conto un cazzo.

di Hagi (14/04/2008 - 22:15)

Durante il passaggio dello schiacciasassi elettorale sopra le mie povere parti molli, accendo una sigaretta che fa ridere, aspettando che gli uomini rana del governo entrino attraverso la mia finestra per farmela spegnere. Almeno, questa è la percezione che ho avuto della mia libertà individuale per un secondo, il tempo di una visione apocalittica. 
Assisto, basito, al capolavoro di Veltroni. Sinistra azzerata nell'arco costituzionale, la Lega che raddoppia i suoi consensi. Bipartitismo decollato, ma riforme costituzionali in mano alle destre; su tutto, un forte odore di Inciucio. Trovo lo scenario preoccupante. Posto che il 2008 segna la fine del lacismo in politica - ma non è una notizia - trovo preoccupante la fuoriuscita dal parlamento di ogni forma di dissenso civile: il rischio è quello di creare un pastone indefinito e non rappresentato che vede frequentatori di Centri Sociali con tranquilli padri di famiglia di ispirazione laica, tutti identificati come "Comunisti".
In questo Walter ha fatto il gioco del Berlusca. Tanto ha detto e tanto ha fatto, lo Psiconano,che alla fine è riuscito in un intento che sembrava risibile: cacciare i comunisti dalla rappresentanza istituzionale. A Veltroni va dato atto di aver operato una scelta epocale, storica, di cui avrà le responsabilità, nel bene e nel male. Ha purgato la sinistra, rimandandola alla politica locale, dove resisterà, perché nelle forme di democrazia diretta è sempre molto forte; ha reciso i legami della sinistra istituzionale con un passato "comunista italiano", retaggio di grande specificità e tradizione, ma forse troppo complicato da spiegare in TV; ha di fatto rilanciato l'Atlantismo, molto più di quanto Berlusconi avesse fatto durante il suo governo, appiattendosi sulle posizioni americane: Veltroni ha direttamente importato il modello partecipativo americano, trapiantandolo sul nostro territorio. Insomma, un capolavoro di comunicazione e di realpolitik - e lo dico senza ironia. Quella mi viene su quando penso che era proprio ciò che desiderava Berlusconi. Gli si è dato ragione: effettivamente era l'unica strada che non si era mai provata, un po' per dignità, un po' per paura. Ora Veltroni ha passato la mano, e contemporaneamente si è passati dalle mani di poker alla Telesina. Che il piatto si rimpingui?

Questo Post è pubblicato anche su SezioneAurea II (On Splinder)

Vota questo post

La Mamma di Roth

di Hagi (12/04/2008 - 11:21)

...Della serie, a tutte le latitudini, le mamme non cambiano, ecco un post (n francese) sul blog di Le Monde: Lo trovate QUI.

Vota questo post

Eletsioni aa' romana

di Hagi (12/04/2008 - 10:54)

Buongiorno, mondo. Ritorno a scrivere due righe, alla vigilia di elezioni che mi vedranno - come al solito - impegnato in una solipsistica lotta contro i mulini a vento, condita da quella certezza di non vincere che tanto mi rilassa. Al Senato voterò per l'alleanza democratica (ma credo che darò il voto all'IdV, nonostante il personaggio Di Pietro sia molto lontano da me per estrazione, senso politico e personalità); Appoggerò il PD - anche se forse solo esternamente - per le note vicende, già nell'aria da qualche tempo, ma esternate giovedi da Concita di Gregorio su Repubblica; vicende che eleggono il Lazio come spartiacque per la maggioranza al Senato. Il Lazio è in bilico, e due maggioranze diverse alle due camere potrebbero riportare a nuove elezioni, che sono il mio incosciente e personalissimo obiettivo. Per quanto riguarda il voto alla camera, lo manterrò segreto, onde evitare facili piaggerie. Non sarà per il PD, e non sarà nemmeno per un qualsiasi partito comunista (sia la Sinistra Arcobaleno, sia la Sinistra Critica, sia il Partito Comunista dei Lavoratori); A Destra non mi vedranno manco col binocolo, ovviamente. Che dirvi? Questo: "Non voterò tappandomi il naso, ma aprendo gli occhi". Buona Democrazia a tutti. P.S: Non essendo residente nel Comune di Roma - anche se ivi domiciliato - non sarò costretto a votare Rutelli! Questo è bene.

Vota questo post

Benvenuto, CRAK!

di Hagi (02/03/2008 - 12:55)


All'improvviso, ecco una ventata d'aria nuova nella mia città. A Roma nasce CRAK, un nuovo magazine di arte, cultura, intrattenimento et cetera. Nato dall'incontro di 5 amici, si è espanso tantissimo ancora prima di vedere la luce ieri, sabato 1 marzo, dopo un 29 febbraio passato nel travaglio di un parto di quelli che faran parlare di sè. Il manifesto programmatico di CRAK! muove da una considerazione semplice: l'inesistenza della divisione tra cultura alta e cultura bassa, tra cultura tout court e controcultura. Il direttivo di CRAK! lavora per offrire qualità sulla notizia, oltre che alla quantità e all'esasustività.

Aspetto visite, e spero che - al di là dell'iniziale curiosità - CRAK! possa diventare uno strumento utile, semplice da usare e completo nell'informazione per l'organizzazione delle vostre serate romane. Sono ovviamente benvenuti tutti i suggerimenti atti a traformare CRAK! nel miglior portale esistente a Roma, in Italia e nel Mondo. Noi si guarda avanti, e si punta all'eccellenza. Baci e abbracci!

Vota questo post

Sogni e Delitti (Cassandra's Dream)

di Hagi (05/02/2008 - 13:45)

Visto l'ultimo film di Woody Allen. Sempre ambientato a Londra, ma pare che sia l'ultimo (il prossimo sarà girato a Barcellona. Era di domiinio pubblico, ma io sono un parvenu.). Un thriller, perché adesso chi glieli scrive è sedotto dal genere: molto peggio di Match Point. E purtroppo, come mi si faceva rilevare, Woody Allen DEVE essere visto, nonostante le perplessità che necessariamente accompagnano il suo operato da una decina d'anni a questa parte.  Caratterizzazioni con l'accetta, con Mc Gregor troppo McGregor e Farrel troppo Farrel. Dialoghi che ho già dimenticato e spunto talmente banale da non sembrare vero. Si potrebbe salvare con una lettura di natura archetipica, ma questa (non alla portata di tutti) non farebbe altro che sottolineare ulteriormente i limiti di un soggetto troppo abusato, quello del rapporto vita-morte-denaro. Quindi, alla fine della fiera, nun se po' sarvà!
Esordio cinematografico per la bella e fatale Hayley Atwell (ma Scarlet Johanson non la vede nemmeno col binocolo), bella la colonna sonora (originale) di Philip Glass: nonostante essa, però, il film rimane

-Evitabile-

Vota questo post

...Poi? "...du'etti de pizzette" Poi? "Du' bombe colla nutella" Poi?....

di Hagi (31/01/2008 - 14:23)

Ed eccomi. Ciao, Etere! Oggi parlo proprio di Me, con la M maiuscola. E' cambiato qualcosa, anzi, più che qualcosa. Forse (e sottolineo il forse, un po' per scaramanzia, un po' per senso di protezione di un mio ritrovato intimismo) quello che si profila davanti a me è finalmente un cammino nuovo. Nuovo NON per le intenzioni - che sono sempre le stesse, poiché animate da pulsioni insopprimibili - ma per i nuovi terreni che sono chiamato ad esplorare. "Sono chiamato". Lo ribadisco, anche se a più di una persona potrebbe sembrare uno scarico di responsabilità perché dà lustro a quel "senso della missione" che è il mio modo di percepire la vita, piaccia o meno. Mano mano che passa il tempo, mi accorgo che le scelte sono importanti, e che se da un lato sono dolorose, dall'altro valorizzano quanto si è deciso di fare di sè stessi. Cambia il modo di ragionare il passato, e lo "sfrondare i rami secchi" perde quell'accezione negativa che mi ha impedito di farlo fino a questo momento. Poi c'è l'amore. Quello universale, che contempla tutto e tutti. Chi c'è, c'è - come la famosa bestemmia ("Mannaggia a un Km quadrato di Paradiso, chi c'è, c'è!") e che sceglie lui da che parte pesare. E poi c'è la deontologia, che mi porta a sforzarmi per conseguire dei risultati, solo fino a poco tempo fa impensabili. Poi c'è il mio recente passato, il cui ricordo - freschissimo - a volte brucia, ma più spesso scalda. Ci sono fantasmi del passato e del presente, che sono tali solo perché io ho voluto vederli così. Allora cesso di ragionarci, e mi butto a capofitto nelle novità: e capita che queste spazzino via le nuvole dal mio orizzonte, e mi facciano vedere i colori del cielo in modo diverso. Peccato, perché certe nuvole facevano ombra, compagnia, ed erano diventate un paesaggio familiare, amichevole, tipo quelle irlandesi; altre richiamavano quelle dell'impiegato di Fantozziana memoria, e mi mancheranno pure quelle. Ora - o meglio per ora - il cielo è terso, e nel suo azzurro profondamente leggero decido di perdermi, mentre ritrovo le energie e la volontà per perseguire una vita che mi ha aspettato anche troppo. Saluti, Etere mio bello....

Vota questo post

At Swim Two Birds@Traffic

di Hagi (22/01/2008 - 14:05)

Fino a poco tempo fa, Roger Quigley non lo conoscevo. Ed ero in ottima compagnia, come spesso accade. Attivo nei 90’ con Mark Tranmer nel progetto “Montgolfier Brothers”e poi con alcune opere da solista, è sorto ad una terza vita artistica nel 2003, con l’uscita di “Quigley’s Point”, a nome di At Swim Two Birds. Il gioco di specchi proposto è divertente: l’artista figura come titolo dell’opera, mentre il suo nome è mimetizzato dalla citazione di una novella di Brian O’ Nolan, a sua volta pubblicata dall’autore sotto lo pseudonimo di Flann O’ Brian. Un giro completo, insomma, a testimonianza della voglia di dare tutte le informazioni, ma farlo in modo allusivo, anticonvenzionale.
Quigley ritorna sulla scena del crimine per godersi le reazioni della folla, come fanno molti assassini seriali; riprende da dove aveva lasciato. Effettivamente, per lo meno in certe tracce, il vuoto esistenziale evocato da questo lavoro è sconcertante: non è un disco facile, richiede una preparazione specifica, a base di Tim Buckley o Morissey, non disdegnando certi Tindersticks, intesi come “idea della malinconia”. Pur molto minimale a livello arrangiativo, il disco è perfettamente compiuto, e suona molto bene. Anche se molto “tentacolare” a livello di gamme emozionali (si va dalla desolazione di In Bed With Your Best Friend al fingerpicking paranoide di My Luck is Turning, passando attraverso scenari di autentica psichedelia ansiogena: The Smell Of Suntan Oil On Your Skin, ad esempio), riesce a mantenere una grande coerenza formale, senza risultare mai piatto. Il disco merita, l’autore anche: speriamo di vederlo presto in concerto.


Così scrivevamo in occasione dell’uscita di “Returnig to the Scene Of The Crime”. E alla fine il concerto è arrivato. La tappa romana è stata ospitata dal Traffic di via Vacuna il 21 gennaio. Un lunedi londinese, con pioggerellina intermittente, foschia straniante, live music indipendente e birra media in Happy Hour. Non tanta gente, per lo più assiepata vicino al biliardino (prima dell’inizio del concerto del gruppo spalla, giù al piano di sotto), e della birra in Happy Hour. Insomma, grande serenità, fino alle prime note degli En Plein Air: palco zeppo di gente (due chitarristi, un bassista, un batterista, un tastierista e una violinista), e tre cadenze interpretate per una cinquantina di minuti. Non cantano, per cui l’atmosfera psichedelica è triplicata, grazie a distorsioni, filtri e Cut Off: musica un po’ ripetitiva, con – appunto – due o tre idee forti di base, dilatate e compresse a seconda del momento. Insomma, un tipico esempio di Idie rock Psycho Noiz ben riuscito. L’Ep che vendevano a soli 5 euri era datato 2006. Ora vediamo cosa ci riserveranno questi ragazzi.
Dopo un veloce cambio palco, si entra in minimalismo: sono in tre (presentati da Roger Quigley): Lui stesso, la bella Sophia Lockwood (Violoncello) e il Laptop, un Macbook Pro della generazione precedente, privo persino di una scheda audio esterna; il segnale delle basi esce minijack!
Lui è simpatico, e la Lockwood gli regge il gioco: se la prendono comoda, giocano con il pubblico di 35 persone sulla dilatazione del tempo (si rollano due sigarette – a proposito, ai concerti al Traffic si fuma! – sorbiscono un sorso di birra con calma olimpica), infine attaccano In Bed With Your Best Friend, apertura dell’ultimo lavoro. Ha una voce calda e melodiosa, e una pronuncia chiara nonostante le linee melodiche si prestino ad un biscichìo continuo. Il Mac manda basi, mentre sullo schermo alle spalle del duo vengono proiettate le immagini di “The London Nobody Knows”, film-documentario del 1967 con James Mason: sarà il filo conduttore dell’intero spettacolo – Bis escluso. Sul cartello“The End is High” retto da un operaio, prima dei titoli di coda del documentario, finisce il concerto.

Canzoni sussurrate, linee melodiche asciutte e ritmiche intelligenti: un buon concerto, incrinato da alcuni problemi di ascolto: il minijack per le basi e il violoncello con il magnete non hanno aiutato il fonico, che però – secondo me – non è esente da responsabilità: all’inizio del concerto alcune frequenze hanno funestato la sala, senza essere limitata. Ad ogni modo, me ne esco soddisfatto: un bel concerto, con un biglietto di soli 4 euro. Salute!

Vota questo post

Fraternizzare in Barbagia

di Hagi (20/01/2008 - 13:54)

In quel di Cagliari, a casa del caro amico Found (e Pier) trovo finalmente il tempo - nonché la lucidità - per buttare giù due righe sulla settimana invernale trascorsa in Sarrigna.
Dopo il CapoSardo del 2007 (non mi ha portato un'annata geniale, in verità, ma lo ricordo con grande piacere e serenità) la scaramanzia mi ha portato a trovare un'altra occasione per vivere l'Isola d'inverno. Vorrei farlo sempre, perché andare in Sardegna d'inverno la svela senza la tara dei turisti e degli appassionati del mare,  non della terra. La festa di S.Antonio ha rappresentato un ponte ideale tra me e l'asperità che cercavo (e che ho puntualmente trovato). I fuochi alti due metri mangiano radici, in una fusione elementale tra terra e fuoco che nemmeno la pioggia a secchiate riesce a placare. Nel paese senza nome (in verità ce l'ha, ma è una cosa tra gli abitanti del posto e me) ho trovato rispetto, amicizia, fraternizzazione. Poi molto Cannonau casareccio. E Formaggi, e salumi, e porchi arrostiti e formaggi al forno e pane Carasau.
Un'ospitalità che mi ha quasi messo in imbarazzo. In altri posti che non fossero la Sardegna ne avrei diffidato, ma qui tutto ha un metro chiaro, ed è la Balentìa. Una volta compresa, tutto rimane più semplice. Su un muro ho visto scritta questa frase: "Balentìa significa essere consci di essere un popolo oppresso". Sicuramente una parte di verità, ma non tutta. Di sicuro, il senso di appartenenza di un popolo coeso dalla resistenza rende benissimo il "motore immobile" della balentia: essere balentes significa avere una certa luce negli occhi; per essere più precisi dietro agli occhi; O la si vede, oppure no. E io - per qualche motivo - la riesco a vedere. E mi piace, da morire. Mi protegge e responsabilizza allo stesso tempo. Mi rende desideroso di partecipare tutto il mio essere, mettendolo a disposizione di una collettività pronta a riconoscerlo e a farne tesoro, pretendendo e aspettandosi che accada anche il contrario. Tornerò in Barbagia presto: è in posti come quello che un uomo si ricorda di essere un uomo.

Vota questo post

Meditabondando...

di Hagi (03/01/2008 - 12:34)

Dunque, si chiamava Ventidio. Non me lo dimenticherò mai. Non l'avevo mai visto prima, e non l'avrei mai più visto dopo quella volta. All'epoca aveva un'età indefinibile dai 55 ai settant'anni; pizzetto luciferino, alla Burgess Meredith - però canuto- occhi piccoli e agili, di quelli che mantengono una luce fissa anche quando si muovono, non si sa se alla ricerca di qualcosa, o per mettere a fuoco qualcosa di visibile solo a loro. Ero lì, a casa sua, con Piccinini e non mi ricordo chi altro. Sarà stato il '94. Prese una fotografia notturna, e me la fece vedere. Bella: era una skyline notturna che raffigurava un ponte (mi pare americano) illuminato da lampioni, con macchine che passavano, ovviamente coi fari accesi.
"L'occhio umano è vincolato al funzionamento del cervello e del sistema nervoso, centrale e periferico.  Noi vediamo le cose con degli organi (gli occhi) che dialogano con il sistema nervoso mediante impulsi elettrici. Questo fa si che il movimento ci appaia in un modo quale in realtà non è. L'elettricità non ha andamento costante, ha segnale intermittente." Poi prese un'altra fotografia, dello stesso ponte (riconoscibile dai lampioni, fissi). Quest'ultima era stata scattata con l'otturatore aperto per molto tempo. Il risultato era, ovviamente, una striscia continua di luce lungo il ponte.
"Questo è ciò che vedremmo, se i nostri organi non avessero i limiti che hanno".
Poi prese da una scrivania zeppa di simboli esoterici che non riesco a mettere a fuoco nella memoria, un visionatore di fotografie stereoscopiche, ce ne spiegò l'utilizzo e il principio di inganno visivo su cui si basava.
L'ho sognato, Ventidio, dopo aver visto in televisione uno speciale su Gustavo Adolfo Rol. Al di là delle sue capacità. Al di là degli "Esperimenti" che faceva. Al di là del "Potere" che aveva (o diceva di avere) mutuato da una scoperta inerente "il colore verde, la quinta musicale e il calore". Al di là di tutto questo, è il concetto di "Spirito Intelligente" che mi ha marchiato a fuoco. Una forma di energia, un piano cognitivo che va al di là della fisica sperimentale (che riesce, per sua stessa ammissione, ad analizzare e spiegare il 5% di ciò che osserva); al di là della fisica classica, dell'orizzonte sensibile. Un piano alternativo, permeato da forme di energia che ho la netta sensazione di percepire quando suono, ma anche quando vedo i colori delle persone cambiare, oppure quando guido la moto perso in altri lidi che non sono la strada. Forme di energia che altre persone leggono nell'arte, e che altre ascoltano in voci udibili solo da loro. Pazzi o ricettivi?
Un mare di intuizioni, alcune indotte, altre giunte da chissà dove, mi porta a ricercare un piano diverso delle cose da tutta la mia vita: Non la ricerca del "dopo", quanto piuttosto una riconsiderazione dello spazio-tempo. Poi mi viene un dubbio: cosa anima la mia ricerca? A volte mi sembra un'ottica conservativa: la volontà di cercare di salvare questo povero pianeta da uno sfruttamento scriteriato. Ma poi, subito dopo, mi domando se è giusto. Ho paura. L'allargamento della conoscenza ha sempre portato il male dell'Anima Mundi - l'unica cosa che mi sta a cuore-  in cambio di un benessere umano autoriferito, disincarnato. Ha regalato l'equazione "Distruzione-Progresso-Benessere", e questo mi sembra un principio autolesionistico. La scoperta di terre lontane ha portato solo al loro ineluttabile e insensato sfruttamento. Il cambio di mentalità occorso nel genere umano durante il suo sviluppo (la cui intera storia, dall'addomesticamento del fuoco allo Shuttle - lo ricordo in forma divulgativa - sta alla storia del mondo come l'ultimo secondo del 31 dicembre sta ad un ipotetico anno solare) ha scaturito solo intenti predatorii. Ecco un papabile perché della scelta esoterica. Ora la meccanica quantistica socchiude una porta scientifica a ciò che - fino ad oggi - era confinato in orbite fideistiche o "irrazionali". La coscienza è argomentabile con i calcoli quantici. Non mi piace. Ho come l'impressione che la lente della scienza sia tarata sulle meschinità umane e sensibili: temo che l'addomesticamento dello spirito scientifico da parte delle logiche di sfruttamento possa svellere l'ultima speranza cui il genere umano - inteso nella sua accezione più ampia e nobile, quella dello "Spiritus Mundi" possa ancora aggrapparsi.

Vota questo post

L'Impresa

di Hagi (31/12/2007 - 18:35)

-“Ma si, vieni, che è una bella giornata... Che ci metti, con la moto?”

Niente, che ci metto.... Attacco il telefono con la testa già dentro l’armadio. Si, è un viaggetto non troppo lungo, ma sono comunque le quattro del pomeriggio, e Matelica dista più di duecento chilometri da Roma. Il che significa minimo due ore di viaggio, quindi c’è da coprirsi bene, visto che dovrò scollinare la dorsale appenninica il 26 dicembre senza sole.

Mentre mi vesto (cerco di essere molto previdente) faccio l’elenco delle cose da portare: Una paio di maglioni sopra le due magliette e sotto il giubotto da moto; i pantavento e i parascarpe da mettere sotto i pantaloni di lana; le scarpe converse un po’ alte; una sciarpa annodata sui polmoni; un cappello di lana (non si sa mai) e poi il mio minizaino con dentro un paio di mutande di ricambio, dei calzini, il cofanetto di supergulp, una bussola, un contachilometri per carte geografiche e lo spazzolino. Mi scordo la cartina geografica. Saluto tutti  casa e me ne esco, alle 16:00 in punto, con Garuda che splende sotto il sole obliquo di una giornata di tramontana dicembrina.

Il motore va che è un piacere. Io sono bello imbacuccato, e ho in testa l’itinerario: Casa mia – Fiano, A1 fino ad Orte, poi Orte-Terni, Terni-Spoleto, Spoleto-Foligno, Foligno-Fabriano-Matelica. Ragiono a tappe, questa è la strada che Tanja ha scolpito nel marmo delle mie convinzioni. Il sole tramonta a Terni, proprio in concomitanza dei miei lamps agli unici motociclisti che vedrò per due giorni: un gruppo di BMWisti, probabilmente di ritorno da una scampagnata. Niente a che vedere con quello che sto facendo io, in solitaria. Nella conca continentale di una delle più brutte città d’Italia, proprio nel breve periodo di crepuscolo che saluta il sole  già debole a mezzogiorno, mi comincio a chiedere cos’ho fatto, mentre alle 17:30 la Flaminia disegna tornanti che riesco a vedere all’ultimo momento, a causa della mia leggendaria vista notturna. Garuda mi protegge dal vento sferzante, ma può fare poco contro l’incredibile inconsistenza dei miei guanti, che sono – si – molto protettivi contro eventuali urti alle mani, ma clamorosamente freddi. E meno male che ho il paramani, sul Transalpone. Effettuo una prima sosta benzina-Pipì-Bevandacalda a Spoleto: il barista mi guarda con compassione, forse perché nota la mia incapacità a chiudere le mani intirizzite attorno alla tazza di thé. Rimango nel Bar per una ventina di minuti, giusto il tempo di portare la mia temperatura corporea interna dai 32 gradi ai 36 e mezzo. Telefonata con Tanja, su cui riverso il freddo interiore dovuto ad un’esperienza che diventerà meravigliosa solo quando entrerò in un casale di montagna con tutte le stufe a legna accese. Ma quello verrà solo dopo molti chilometri: arrivato a Foligno, infatti, noto che sui cartelli della superstrada è segnalato solo Fano, di Fabriano non c’è traccia. Comunque non mi piace: Fano mi pare troppo a nord; ho l’impressione di andare fuori strada, e non ho né mappa, né posto per fermarmi a meditare. Vedo un cartello che indica Macerata, e decido di seguire quello.
Non è male, la SS 77: si inerpica in alto, scavando l’Appennino per vie centrali e tortuose, ed è adatta ad un viaggio motociclistico. Si, propria adatta. A maggio. Aprile, per stare proprio larghi. A Dicembre la storia è diversa: non passano nemmeno macchine, per l’intensità del freddo. Metto benzina in una pompa deserta, e aiuto a farla anche ad un signore con il quale m’intratterrò in una chiacchierata. Passerà dal lei al tu nonappena avrà saputo del mio sangue indiano:

-“Bel popolo, gli indiani! Te saluto, buon viaggio: Matelica sta lungo ‘sta strada, fa’ ‘n’antra ventina de chilometri, e ssi’ arivàto”

-“Te ringrazio, piacere d’avette conosciuto”: salgo su Garuda (ancora bello caldo) e riprendo la strada. Nemmeno tre chilometri, e vedo un bar. Mi fermo, devo farlo per via delle mani: sono davvero intirizzite, e il mantra che anima il mio viaggio-pellegrinaggio (da Tanja??) è: “Manopoleriscaldate, Manopoleriscaldate, Manopoleriscaldate....” Prendo un orzo in tazza grande, mentre in un’atmosfera alcolico-anzian-paesana come l’ho percepita solo nella Corchiano degli anni ottanta, una barista polacca mi informa sullo stato dell'arte. Il luogo in cui sto cercando rifugio dall’assideramento si chiama Serravalle in Chienti. Seguono indicazioni per raggiungere la meta: dopo un semaforo – a circa ottocentro metri, prendo a sinistra verso Castel Raimondo-Camerino; da Camerino (una decina di chilometri), Matelica a otto Km. Sono arrivato!
Oddìo, arrivato è una parola grossa: la neve ai lati della strada su curve buie invita alla prudenza, ma di ghiaccio significativamente impegnativo non ne ho mai trovato. Le Anakee magnano chilometri senza soluzione di continuità, e mentre il motore ronfa a 3500 giri,  passo file di macchine, accodate a camions come pulcini dietro una chioccia. Arrivo in un bar, dove telefono a Tanja per farmi venire a raccattare, prendo una cioccolata calda, e chiudo gli occhi, rilassandomi al suono delle palle del biliardo della sala attigua. Sono le 19:25, ci ho messo 3 ore e mezza (e non due), sono mezzo assiderato e mi aspetta un'ottima cena in un casale in montagna: sono davvero contento, sento di aver compiuto una mezza impresa, visto che ho preso la patente solo un mese fa. C'è chi dice che chi si fa le canne tende a mitizzare, ed a ingigantire le piccole cose per farle diventare grandi. Sarà. Però di moto, su quella strada e a quell'ora, c'era solo la mia.

Vota questo post

DowNatale

di Hagi (25/12/2007 - 13:08)

C'era una volta un ipocondriaco convinto di essere sotto esaurimento nervoso (Lieve). Se n'era convinto in maniera pervicace, quasi innamorandosi dell'idea, lontano dall'ipotizzare che davvero si potesse trattare di qualcosa di grave. L'ipocondriaco seguiva un assioma, e cioè che tutto quello che è originato dalla mente, può essere ridotto dalla mente stessa. Quasi si esaltava nell'immaginarsi combattere con i propri mostri. L'ipocondriaco era incline a certe forme di fascismo, quelle - per la precisione - che strizzavano l'occhio alla mistica del coraggio.
Poi, però, arrivò il Natale. E allora l'ipo si rese conto ch il gioco era duro. Che la mente può sconfiggere la mente. Ma a prezzo di grandi sacrifici, suoi e delle persone che aveva vicino. L'ipo si stava accorgendo con orrore che stava perdendo la capacità di amare incondizionatamente. E il Natale lo sorprese proprio nella sua egoriferità solitudine. Che ora non aveva più il sapore del Conte di Montecristo, ma piuttosto quello di Musil. E questo, er Sòr Ipocondriaco, proprio non se lo sarebbe mai aspettato.

Vota questo post

Paradisi Artificiosi

di Hagi (07/12/2007 - 16:42)

Caro Etere,
Ieri, di fronte all'ultimo sublime canto del Paradiso letto stupendamente da Benigni, mi sono visto nel bel mezzo dello Spirito Santo. E' stata un'esperienza particolare, di quelle che ti cambiano dentro, senza l'apporto di fattori esterni. Immagina una sinapsi violenta, che passa per "quella strada" solo una volta, cambiando per sempre il tuo modo di ragionare, avvenuta davanti alla TV della tua solita cucina, mentre sei con un piede fuori casa, con giaccone e guanti indossati già da cinque minuti. Immagina di essere completamente avvolto dalla densità concettuale della poesia, che arriva a farti percepire Dio, e il senso di tutte le cose. Immaginati fluttuante nell'amniosi del tuo essere, improvvisamente sottratto all'ordine del divenire; immaginati anelito eterno fra l'essendo e il divenuto. Immaginati in un presente Agostiniano. Poi ti trovi davanti a uno specchio. Riflette il tuo essere, ma  restituisce l'immagine di una donna bellissima. E il presente si dilata, respirando l'aria fresca di un incontro che non ci puoi credere, non può essere così.

L'Amor che mòve il sole e l'altre stelle

-"Si, può essere, invece. Può essere eccome!"

Vota questo post

Creative Commons License
Questo Blog è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.